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Agi
27 11 2012

Sono 842mila le donne che hanno denunciato di aver subito ricatti sessuali sul luogo di lavoro. E' quanto emerge da una ricerca dell'Istat presentata a un convegno sulla violenza alle donne nei luoghi di lavoro organizzato da Cgil, Cisl e Uil. Secondo l'analisi presentata dalla direttrice del dipartimento statistiche sociali e ambientali dell'Istituto, Linda Laura Sabbadini, a 488mila donne e' stata chiesta una disponbilita' a rapporti sessuali, 247mila hanno ricevuto una richiesta in cambio dell'assunzione e altre 234mila hanno ricevuto una proposta in cambio di mantenere il posto di lavoro o di fare carriera. Altre 125mila lavoratrici hanno subito varie forme di ricatto. Secondo l'indagine, infine, sono un milione 224mila le donne a rischio molestia sul posto di lavoro .
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Affari Italiani
26 11 2012

Il Commissario Nils Muižnieks boccia il Piano Nomadi, continuato “nonostante l'impegno del Governo ad abbandonare la politica dell'emergenza”. L'ultimo in ordine cronologico è avvenuto il 28 settembre a Tor de' Cenci: “250 persone sono state sgomberate senza che venisse loro offerta alcuna alternativa adeguata se non il trasferimento in insediamenti segregati su base etnica”. 

Arriva dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa la condanna per gli sgomberi forzati delle comunità rom in Europa, ma nella nota un'attenzione particolare viene riservata a Roma. L'ultimo smantellamento risale solo al 28 settembre, quello di Tor de' Cenci, avvenuto nonostante l'invito del Governo a sospendere queste politiche. Da allora l'argomento ha perso le prime pagine dei giornali ma rimane un problema vivo del territorio, ce lo ricorda Nils Muižnieks.
“Gli sgomberi forzati sono continuati, nonostante l’impegno del Governo ad abbandonare la politica dell'emergenza nomadi”, scrive il commissario Nils Muižnieks. “Solo nel mese di settembre – continua rifacendosi al trasferimento forzato delle comunità rom dal “campo tollerato” di Tor de’ Cenci al nuovo villaggio attrezzato, La Barbuta - a Roma 250 persone sono state sgomberate senza che venisse loro offerta alcuna alternativa adeguata se non il trasferimento in insediamenti segregati su base etnica”.
 
Quello di Tor de' Cenci è solo l'ultimo degli episodi che vanno a comporre il vasto mosaico dell'emergenza rom, iniziata l'11 novembre 2009 con la chiusura del Casilino 700. Allora ad essere colpiti dal trasferimento forzato sono stati in 400; poi è stata la volta dei 618 residenti nell'insediamento del Casilino 900, avvenuto tra il 19 gennaio e il 15 febbraio del 2010. Il 2011 è iniziato con il 180° sgombero previsto nel Piano Nomadi. E dopo la morte di quattro fratellini per un incendio divampatosi nella baracca in cui vivevano in via Appia Nuova il 6 febbraio, lo smantellamento delle abitazioni abusive è proseguito con sempre maggiore intensità. Ad aprile si procedeva ad un ritmo serrato di 3,4 sgomberi di insediamenti informali al giorno, fanno notare dall'Associazione 21 aprile. Il 2012 è stato inaugurato dalla chiusura del campo tollerato in via del Baiardo. Ad agosto il 450° sgombero a valle Aurelia. Infine il 28 settembre lo smantellamento di Tor de' Cenci, in cui vivevano 400 persone trasferite nel campo attrezzato della Barbuta.
Ricordando come molti di questi sgomberi siano illegali secondo il diritto internazionale, il Commissario ha rimarcato l’inefficacia di queste azioni, sottolineando le conseguenze particolarmente nefaste che tali sgomberi hanno soprattutto sui bambini e sui loro percorsi scolastici. L’Associazione 21 luglio si è associata alle parole del Commissario nel rilevare l’importanza del pieno godimento del diritto ad un alloggio adeguato come precondizione per il godimento di molti altri diritti umani, stabilendo chiaramente che “programmi e pratiche abitative che risultano in segregazione forzata si pongono in violazione del principio di non-discriminazione e non possono essere visti come soluzioni percorribili”.

Le azioni di sgombero pianificate dal Comune di Roma negli ultimi tre anni, oltre a rivelarsi costose, si sono dimostrate inefficaci e spesso disumane, secondo l’Associazione 21 luglio. Perciò, anche il ricollocamento di comunità rom nel nuovo villaggio attrezzato La Barbuta si inserisce all’interno di una logica fondata su un principio discriminatorio, che allontana le famiglie rom da reali progetti di inclusione e da un rapporto adeguato con il tessuto sociale della Capitale. Per tale ragione, l’Associazione 21 luglio ha rilanciato l’appello “Stop all’apartheid dei Rom” per chiedere agli amministratori locali e nazionali la sostituzione delle politiche di sgombero con efficaci politiche di inclusione che porterebbero benefici non solo alle comunità rom ma all’intera cittadinanza.
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di Giovanna Cosenza, dis.amb.iguando
30 novembre 2011

Abbiamo discusso più volte, su questo blog, dell’estetica pubblicitaria che sempre più spesso, di recente, sta facendo al corpo degli uomini ciò che da decenni fa a quello delle donne: plastificazione, fotoritocco, omologazione. E ho già detto più volte che la tendenza può solo accentuarsi, se non interviene una spinta contraria da parte dei consumatori e delle consumatrici.

Giorni fa Luca mi segnala una campagna dell’azienda di abbigliamento Nuvolari, che va pure oltre: pelle maschile che fa tutt’uno con l’abito. L’effetto è inquietante e ricorda la patologia del serial killer de Il silenzio degli innocenti, che cuciva abiti con la pelle delle sue vittime.

È interessante accostare l’immagine alle labbra cucite della campagna «Stai zitta, cretina», per chiedersi una volta in più: che bisogno c’è di rappresentare i corpi umani in queste condizioni, per fare campagne commerciali o sociali?

Mal comune, in questo caso, non è affatto mezzo gaudio.
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di Ambra Murè, Paese Sera
20 novembre 2012 
 
A Roma oggi ci sono 50 consultori. Per legge, dovrebbero essere 140, uno ogni 20 abitanti. Invece di aprirne di nuovi, le Asl chiudono quelli esistenti. Dal I all’VIII Municipio. Allarme rientrato a via Manfredonia. Pina Adorno: “Unica buona notizia l’apertura di un consultorio alla Garbatella”  
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di Angela Ammirati, Articolo 21
05 maggio 2012
 
Si ama una donna fino ad ammazzarla. E’ “l’amore passionale”, quello che non perdona “tradimenti”, abbandoni, che conduce alla rabbia e alla gelosia incontrollata. E’ “l’amore” che uccide e in Italia uccide una donna ogni due giorni. Il modo più comune per definirlo soprattutto dai media mainstreaming è “delitto passionale”, una formula che rimuove le componenti culturali e strutturali del problema.

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Zeroviolenza è un progetto di informazione indipendente che legge le dinamiche sociali ed economiche attraverso la relazione tra uomini e donne e tra generazioni differenti.

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