×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 404

Rassegna.it
23 08 2013

L'Unicef lancia l'allarme: un milione di bambini siriani sono stati costretti a lasciare il paese a causa del conflitto. Circa 740mila rifugiati ha meno di 11 anni. Due milioni di minorenni sfollati, almeno 7mila sono stati uccisi negli scontri

(Adnkronos/Aki) - Un milione di bambini siriani sono stati costretti a lasciare il loro Paese a causa del conflitto. A denunciare il loro dramma e' l'Unicef. "Questo milionesimo bambino rifugiato non e' solo un altro numero. E' un vero bimbo in carne ed ossa strappato alla sua casa, forse anche alla famiglia, e che si trova di fronte ad orrori che possiamo solo iniziare a comprendere", ha dichiarato il direttore esecutivo dell'agenzia Onu per l'infanzia, Anthony Lake.

"Noi tutti dobbiamo condividere questa vergogna perche' la comunita' internazionale ha fallito nelle sue responsabilita' davanti a questi bambini", ha aggiunto Lake, citato dall'agenzia d'informazione 'Dpa'. "I giovani in Siria stanno perdendo le loro case, i loro familiari e il loro futuro", ha spiegato l'Alto Commissario di Unhcr, Antonio Guterres, secondo cui e' "in gioco la sopravvivenza ed il benessere di una generazione di innocenti".
Secondo gli ultimi dati a disposizione, il prezzo pagato dai bambini per il conflitto in Siria e' altissimo. Circa 740mila rifugiati ha infatti meno di 11 anni. Inoltre, ci sono due milioni di minorenni sfollati all'interno del Paese e l'Onu stima che almeno in 7mila sono stati uccisi.
Etichettato sotto
Rassegna.it
23 08 2013

Continua l'emergenza sulle nostre coste: un barcone di 15 metri con a bordo circa 125 migranti è stato intercettato dal Guardacoste a Capo Ognina, in provincia di Siracusa

(Adnkronos) - Un barcone di circa 15 metri con a bordo un centinaio di migranti e' stato intercettato questa mattina dal Guardacoste veloce G114 Puleo del Nucleo di Manovra di Augusta, a circa 4 miglia a sud di Capo Ognina (Siracusa). Alla vista dell'unita' navale, l'uomo ai comandi del natante ha tentato con manovre evasive di impedire agli uomini delle fiamme gialle di procederne al fermo.

Dopo ripetuti tentativi i finanzieri hanno bloccato il moto del barcone, su cui hanno poi trasbordato i militari del Team di abbordaggio, che hanno quindi provveduto ad assumere il comando dell'imbarcazione.
Etichettato sotto
Agorà Vox
22 08 2013

La Commissione europea ha chiesto la distruzione immediata di un muro in cemento che si trova nella città di Košice, nella parte orientale della Slovacchia. Il muro servirebbe ad isolare una comunità Rom all’interno di un parcheggio.
 
«Credo che la costruzione di barriere fisiche rappresenti una rottura totale con quelli che sono i valori sui quali si fonda l’Unione europea come, appunto, il rispetto della dignità umana e i diritti dell’uomo, compresi quelli delle minoranze». Queste le parole di Androulla Vassiliou, Commissaria europea per l’Educazione e la Cultura, in una lettera al sindaco di Košice, Richard Rasi.

Il muro va quindi abbattuto. Si tratta di una costruzione alta 2 metri, eretta intorno ad un parcheggio e voluta dai cittadini, allarmati per il numero di furti che si verificavano nel quartiere, in maniera particolare alle automobili. La polizia non ha però accusato o arrestato membri della comunità Rom.
Košice è una metropoli di 240mila abitanti, oltre che uno dei poli industriali del Paese. La città è appena stata designata come una delle Capitali europee della Cultura. Questo riconoscimento, ricorda la Commissaria, va in senso contrario alla costruzione di un muro di quel tipo.

Il muro di cui parla Vassiliou non è il solo nel paese: se ne contano 8 nella sola regione, tutti costruiti dal 2009 in avanti. In tutto, in Slovacchia, sono 14, riportano il quotidiano Libération e il sito romovia.sme.sk.
La comunità Rom in Slovacchia conta circa 106mila persone, su una popolazione totale di 5,4 milioni di abitanti. Il numero è probabilmente più alto, ma chiaramente di difficile stima. Arne Mann, studiosa all’Accademia slovacca delle Scienze sostiene, infatti, che in realtà si tratti di 350mila persone, che in maggioranza vivono in case senza elettricità né acqua, lontane dai maggiori centri abitati.
Il sindaco di Košice ha fatto sapere che il muro in questione era stato costruito dalla precedente amministrazione in maniera illegale e che non era stata data, ancora, alcuna autorizzazione.
Etichettato sotto
Noidonne
22 08 2013

L'ultimo libro di Monica Lanfranco 'Uomini che (odiano) amano le donne' lascia la parola agli uomini. Intervista all'autrice

Monica Lanfranco, nel ultimo libro 'Uomini che (odiano) amano le donne' hai lasciato la parola agli uomini su virilità, sesso e violenza. O, per meglio dire, li hai sollecitati ad esprimersi. Come ti è venuta l'idea?

La prima regola sulla virilità è che non se ne deve parlare, né farsi delle domande. Mi piacerebbe sentire un uomo dire cosa significa essere uomo. E credo di non essere l’unica”. Mi sono imbattuta in queste parole scritte dalla collega Laurie Penny, collaboratrice del Guardian, in un suo articolo tradotto e pubblicato nel 2012 da Internazionale. Stavo giusto pensando a come iniziare la collaborazione richiestami per il blog sul Fatto quotidiano, e mi è sembrato il modo giusto: venivo presentata come giornalista femminista, e volevo provare a cambiare sguardo, voltandomi verso gli uomini. Non si trattava di fare un sondaggio a carattere scientifico, ma nemmeno una delle tante ‘piccanti’ iniziative da rotocalco del tipo ‘come lo fanno gli uomini’. Mi aveva colpito il fatto che la collega avesse chiesto agli uomini quello che fin da piccola avrebbe voluto domandare agli altri bambini, poi ai ragazzi e infine agli adulti che via via ha incontrato nella sua vita: di parlare di sé, del come si sentissero nel loro corpo, del cosa pensassero degli uomini che violentano le donne, del quanto, e come, la pornografia influisse sulla loro vita e sulla loro sessualità.

Lo stereotipo vuole che a parlare di sessualità in questo modo intimo e autocoscienziale siano solo le donne. Invece, sorpresa: è stata travolta dalle risposte di eterosessuali, gay, padri, figli, mariti, fratelli. Tanti, desiderosi di parlare non banalmente di sessualità, corpo, violenza. Quello che da anni alcune femministe, tra le quali io stessa, in Italia andiamo dicendo, cioè che è tempo, è urgente, che la voce maschile si faccia sentire, è accaduto: alla chiamata di una giornalista femminista, in forma non organizzata e spontanea, c’è stata una reazione positiva. Di fronte a questa esperienza, pur consapevole che il mondo anglosassone non è l’Italia, ho pensato che poteva essere un buon inizio. E ho provato. Uomini che odiano amano le donne.

Virilità, sesso, violenza: la parola ai maschi nasce da questa speranza e fiducia: che anche qui da noi alcuni uomini abbiano voglia di comunicazione, di dialogo, di mettersi in gioco su questo tema, che poi è, in parte, una richiesta di ragionare sul loro corpo. Moltissime risposte mi hanno emozionata, sono rimasta sorpresa e senza parole; in generale, rispetto ai commenti quasi sempre sgradevoli e offensivi che invece vengono postati sul blog da uomini senza identità protetti da nick name queste risposte sono state rispettose, intense, anche contraddittorie ma oneste e creativamente conflittuali. In Italia sono usciti alcuni libri sulla ‘questione maschile’, ma un testo che proponesse risposte dirette su domande dirette su sesso, virilità e violenza non c’era ancora. Il libro non solo è nato, ma da lui è gemmata anche una piece teatrale che si chiama Manutenzioni -uomini a nudo, che sta diventando un progetto di teatro politico. Ne sono molto contenta.

Sono state circa 300 le risposte ai sei quesiti, alcuni anche scabrosi se visti dalla parte maschile. Le hai pubblicate tutte e integralmente. E hai anche lasciato la parola a conclusioni maschili (nella postfazione a Francesco Pivetta, docente di filosofia e direttore della rivista 'Varchi, tracce per la psicoanalisi), a Beppe Pavan (di Uomini in cammino) e a Mario Fatibene (del Il cerchio degli uomini). Perchè, oggi, una femminista storica come te decide di lasciare tanto spazio agli uomini?

Parole e riflessioni maschili autentiche sono preziose e necessarie, anche e soprattutto a fronte della drammatica escalation del fenomeno del femminicidio, ovvero della uccisione di donne non da parte di sconosciuti, ma per mano di uomini che conoscono le donne che poi diventano vittime della loro furia: spesso ex fidanzati, partner, amanti, mariti, talvolta fratelli e padri. Nel 2012 oltre 120 donne sono morte in questo modo in Italia, e non basta: una fetta ancora troppo ampia di opinione pubblica rifiuta di considerare questi omicidi come uno specifico segnale di un problema di relazione tra i generi, originato da una diffusa cultura misogina e maschilista. Dare conto, invece, della testimonianza di uomini che hanno scelto di confrontarsi con una sconosciuta, mettendosi in gioco e dedicando tempo a pensare a sé mi sembra restituire quello che ho ricevuto, e offrire uno strumento per discutere, incontrarsi, ragionare assieme. Non è stato facile decidere se intervenire con commenti da parte mia sulle risposte; alcune persone, leggendo il testo, mi hanno consigliato di farlo.

Ho deciso invece di dare spazio alla voce maschile senza intervenire, a parte alcune minime correzioni puramente ortografiche o grammaticali, necessarie data l’immediatezza delle risposte e quindi alcuni inevitabili errori che esse avevano. La scelta di non trattare il materiale come di solito si fa nei saggi socio - politici, che prevedono letture e interpretazioni necessariamente volte a sostenere l’una o l’altra tesi, è frutto di una lunga meditazione, ma anche di un impulso emotivo: quando la mia amica Francesca Sutti si è commossa mentre le leggevo una delle testimonianze ho capito che di certo ci sarebbero stati lettori e lettrici che avrebbero trovato noiosa, forse ripetitiva, a tratti, la narrazione come flusso, pure se diversificata tra risposte breve e più lunghe. Pazienza, mi sono detta. Se l’obiettivo di Uomini che odiano amano le donne. Virilità, sesso, violenza: la parola ai maschi è quello (anche) di suscitare emozioni, oltre che dibattito, allora mi sembra di avere assolto al mio compito: quello di restituire ciò che ho ricevuto, e soprattutto di rispondere alla necessità di dare voce ad un altra parte maschile, diversa rispetto a quella tragicamente presente nella cronaca nera o nella ordinaria violenta e ottusa rappresentazione televisiva dei maschi mediatici.

Hai già fatto parecchie presentazioni del libro: come è stato accolto? C'è stata attenzione tra gli uomini?

Molta, anche perché io chiedo a chi organizza le presentazioni (quasi sempre gruppi e associazioni di donne, spesso scuole e università) di invitare a commentare almeno un uomo con me, e anche per la lettura di pezzi del testo chiedo se possibile di avere voci maschili. Certo le sale sono ancora piene a maggioranza da donne , ma gli uomini, di ogni età, che partecipano sono tanti, e la soddisfazione più grande è quando mi dicono che lo leggeranno assieme alle loro compagne. Mi consento solo una citazione, come corollario e chiosa personale: nel suo Maschio e femmina la grande antropologa Margaret Mead annotò: “Gli uomini preferirebbero essere maschi di razza inferiore piuttosto che femmine della propria.” Questa frase è calzante rispetto all’oggi, ma mi piace pensare che per il futuro che in molte e molti cerchiamo di costruire possa diventare un retaggio che non lasceremo in eredità alle giovani generazioni. Leggere parole di uomini che riflettono, ammettono incertezze, dubbi e propongono visioni diverse da quelle patriarcali mi pare una offerta interessante per chi legge.

Monica Lanfranco, nata il 19/3/1959 a Genova; laureata in filosofia è giornalista e formatrice sui temi della differenza di genere e sul conflitto. Ha fondato nel 1994 il trimestrale di cultura di genere MAREA. Ha un blog sul Fatto quotidiano. Ha insegnato Teoria e Tecnica dei nuovi media all’Università di Parma. Cura e conduce corsi di formazione per gruppi di donne strutturati (politici, sindacali, scolastici) sulla storia del movimento delle donne, sulla comunicazione di genere, e sulla risoluzione nonviolenta dei conflitti. Il suo primo libro è stato nel 1990 Parole per giovani donne - 18 femministe parlano alle ragazze d'oggi (Solfanelli). Nel 2003 esce Donne disarmanti - storie e testimonianze su nonviolenza e femminismi(Intramoenia).Nel 2005 esce Senza Velo - donne nell’Islam contro l’integralismo (Intramoenia).Nel 2007 ha prodotto il film sulla vita e l’esperienza politica della senatrice Lidia Menapace dal titolo Ci dichiariamo nipoti politici. Nel 2009 è uscito Letteralmente femminista – perché è ancora necessario il movimento delle donne (Punto Rosso).Nel 2013 è uscito Uomini che odiano amano le donne- virilità, sesso, violenza: la parola ai maschi (Marea Edizioni)
I suoi siti sono www.monicalanfranco.it ; www.altradimora.it ; www.mareaonline.it www.radiodelledonne.org

Rassegna.it
22 08 2013

Il dossier di Save the Children: nel 2010 in Europa risultano oltre 9.500 le vittime accertate e presunte di tratta. L'Italia è il Paese dove è stato segnalato il maggior numero di vittime, pari a quasi 2.400 casi nello stesso anno

Italia prima in Europa per tratta di minori 

(Adnkronos) - In Europa risultano oltre 9.500 nel 2010 le vittime accertate e presunte di tratta, di cui il 15% minori (il 12% ragazze ed il 3% da ragazzi), con un incremento pari al 18% nel triennio 2008-2010. L'Italia è il Paese dove e' stato segnalato il maggior numero di vittime, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto alle 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto alle 1.624 del 2008. Sono i dati piu' rilevanti del dossier di Save the children 'I piccoli schiavi invisibili 2013', diffuso alla vigilia della Giornata in ricordo della schiavitu' e della sua abolizione.


A rischio di sfruttamento e tratta, rivela il focus dell'organizzazione, sono poi i numerosi i minori stranieri non accompagnati "in transito" in Italia, come gli afghani. "Non possiamo chiudere gli occhi davanti al fatto che a tutt'oggi centinaia di migliaia di esseri umani sono costretti a vivere in uno stato di sfruttamento estremo", ha ammonito Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa Save the Children, "si tratta di adulti ma anche di moltissimi adolescenti e bambini".

"Piccoli schiavi invisibili in situazioni di forte emarginazione sociale, talvolta appesantiti dai debiti contratti dalle famiglie, che non vedono alternative e vie di fuga dalla loro condizione e che con la loro sofferenza alimentano un mercato fiorente in mano ai circuiti criminali e alle mafie".

Etichettato sotto

facebook