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Un altro genere di comunicazione
29 11 2012

Ammettiamolo, ogni tanto la vaticanissima Italia fa qualche passo avanti (anche se a passo di lumaca) e la cosa mi lascia incredula. Ieri con 336 voti, 33 contrari e 58 astenuti, passa la legge che finalmente non fa più discriminazioni tra figli legittimi e figli naturali. Svolta storica dunque per quanto riguarda i diritti dei bambini ma anche delle donne non sposate i quali figli avranno gli stessi diritti.

I figli di single, di coppie di fatto, perfino i figli di incesti godranno d’ora in poi degli stessi diritti di figli di coppie sposati: anche in Italia, dunque, i figli naturali sono equiparati ai figli legittimi, nati all’interno del matrimonio. Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto dalla madre e dal padre anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento e il riconoscimento può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente. La legge riconosce, inoltre, ai figli naturali un vincolo di parentela con tutti i parenti e non solo con i genitori e ciò significa che in caso di morte dei genitori può essere affidato ai nonni o zii e non dato in adozione come accadeva fino a ieri.

Il figlio ha diritto, inoltre, ad essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.

Per quanto riguarda le inclinazioni dei figli, mi vengono in mente tutti quegli stereotipi che impediscono di fatto ai figli di seguire le proprie inclinazioni di genere.
Dopo il passo avanti di un’azienda svedese di giocattoli, l’ondata gender-friendly si estende sotto la Manica. Anche in Francia un grande distributore di giocattoli abolisce gli stereotipi di genere dai cataloghi dei giocattoli.

L’ipermercato Super U, al quinto posto tra i grandi alimentari, compie una timida (forse rispetto alla Svezia ma si sà) ma grande rivoluzione: i bambini possono giocare a fare i papà.

Una rivoluzione se pensiamo che ancora oggi giocare con le bambole è considerato una “cosa da femmine” a causa della mentalità comune che vede la cura dei figli come un compito esclusivamente femminile. Questo catalogo ha sdoganato il luogo comune e insegna che la paternità non è più un tabù.
Ritorniamo al punto, visto il moltiplicarsi di interessanti rivoluzioni, e l’Italia?

Temo che per raggiungere lo stivale ci sarà molta strada da fare. L’italia dovrebbe ancora liberarsi dall’iper presente rosa schocking che domina ovunque nei giocattoli “per bambine”, figuriamoci se è possibile far giocare i bambini a fare i papà.
Intanto colgo l’occasione per diffondere l’hashtag #toysgenderfiendly. Prendiamo esempio da queste civiltà.

Carlà e le donne

  • Nov 29, 2012

La Stampa
29 11 2012

di Massimo Gramellini
Non è vero che la più grande produttrice torinese di gaffe sia Elsa Fornero. Ne esiste una che da anni si è delocalizzata all’estero: a Parigi, pour la précision. E’ accaduto che Carla Bruni rompesse un estenuante silenzio per dichiarare a Vogue che la sua generazione non ha più bisogno del femminismo. Ignoro quante femministe ci siano in Francia. Di certo però ci sono molte femmine dotate di telefonino che hanno intasato la rete di messaggi per la ex Première Madamin. Il più caloroso: «La mia generazione ha bisogno del femminismo, ma il femminismo non ha bisogno di Carla Bruni». Ho avviato una breve inchiesta fra le mie colleghe. Cynthia: «Senza il femminismo lei non sarebbe dov’è e non potrebbe dire le scemenze che dice». Anna e Raffaella: «Facile non avere bisogno del femminismo quando sei una privilegiata». Michela: «La situazione è peggiorata da quando il femminismo non c’è più». Tonia: «Il soffitto di cristallo che impedisce alle donne di salire nella scala sociale da noi è ancora di piombo». Barbara: «Non il femminismo ma il rispetto della femminilità continua ad avere bisogno di lotte».

Finché al mondo esisteranno donne mobbizzate, violate, ammazzate e in troppi Paesi segregate e infibulate, il femminismo avrà un senso. Certo, bisogna intendersi. Se femminismo significa mettere Christine Lagarde al Fondo Monetario - una donna che ragiona come un uomo - o Carla Bruni sulle copertine - una donna che ha fatto carriera utilizzando gli uomini - è maschilismo travestito. Se invece significa riplasmare il mondo secondo un modello femminile di convivenza, allora sbrighiamoci, perché non vedo molte altre àncore di salvezza per il genere umano.

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Globalist.it
27 11 2012

Betlemme, 27 novembre 2012, Nena News 
- Si è celebrata domenica 25 novembre la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Allarmante è la situazione delle donne palestinesi, le quali non solo vivono nel giogo dell'oppressiva occupazione militare israeliana, ma sono anche vittime della violenza della stessa società palestinese.

Una delle forme più diffuse di violenza che continua ed essere perpetrata nei Territori Palestinesi Occupati è quella che avviene all'interno dell'ambiente familiare. In particolare ancora diffusi sono gli omicidi di donne compiuti per "motivi d'onore" da padri, fratelli e mariti. Uno degli episodi più brutali di quest'anno è stata l'uccisione di Nancy Zaboun, una giovane madre che è stata sgozzata dal marito nel mercato di Betlemme per aver chiesto il divorzio. 

In Palestina non esistono dati reali su questi crimini a causa della mancanza di un'agenzia governativa che raccoglie i dati. Secondo quanto riportato da Al-Haq, un'organizzazione non governativa palestinese per i diritti umani, si stima che in Cisgiordania almeno 18 donne siano state vittima di delitti d'onore tra il 2005 e il 2010. Omicidi che vengono facilitati dal fatto che in Palestina non esistono normative specifiche che riconoscono come reato la violenza domestica e sessuale contro le donne. In particolare la legge penale giordana N.16, in vigore in Cisgiordania dal 1960, definisce la violenza sessuale (stupro ed incesto) come crimine contro "l'etica e la morale pubblica", e non come un crimine contro l'integrità dell'individuo. Inoltre le leggi sugli stupri in vigore nei Territori Palestinesi Occupati distinguono tra vittime vergini e quelle non vergini ponendo pene più severe se le vittime sono vergini. Il codice penale giordano, in vigore in Cisgiordania, e quello egiziano, in vigore a Gaza, non riconoscono come reato la violenza sessuale all'interno del matrimonio. 

La legge penale egiziana impone pene più severe per le donne che commettono adulterio (due anni per le donne e sei mesi per gli uomini). L'uccisione della moglie (ma non del marito) nell'atto dell'adulterio è considerato una circostanza attenuante.

Fino a poco più di un anno fa, l'articolo 40 del codice penale giordano N.16, dava pene ridotte per i crimini d'onore (chi uccideva per motivi di onore veniva punito con un massimo di sei mesi di carcere). Tuttavia, la brutale uccisione di una giovane donna di Hebron, Ayah Baradiya, per mano dello zio, avvenuta a maggio 2011, ha scioccato l'intera Cisgiordania e ha spinto molte associazioni di donne ed attivisti palestinesi a chiedere una modifica dell'articolo. Il 15 maggio 2011 il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha emendato l'articolo 340 del codice giordano N.16 aggiungendo che "non include l'uccisione di donne per questioni di onore familiare".

Un primo passo, che però non basta. Le donne in Palestina continuano ad essere discriminate dalla legge e spesso la violenza perpetrata contro di loro rimane impunita. Nena News
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Corriere della Sera
27 11 2012

Gli omosessuali tagliati fuori dall’esercito in Turchia. La norma è contenuta nel nuovo regolamento disciplinare militare che è in questi giorni al vaglio del governo Erdogan. Secondo quanto ha riferito ieri il quotidiano Milliyet i gay turchi saranno allontanati dall’esercito per le loro “scelte di vita” considerate “innaturali” . Se il regolamento messo a punto dal ministro della Difesa Ismet Yilmaz fosse approvato, per la prima volta nella storia della Turchia l’omosessualità verrebbe chiaramente considerata come “innaturale” in un documento delle forze armate.

Le relazioni tra gay non sono illegali in Turchia ma non c’è alcun riconoscimento per le coppie dello stesso sesso né alcuna legge che tuteli i diritti civili degli omosessuali. Nel Paese si sono verificati numerosi episodi di omofobia. La Commissione dell’Unione Europea per l’allargamento aveva bacchettato Ankara nel 2009 per gli scarsi progressi fatti sul tema: “Desta preoccupazione l’uccisione di molti transessuali e travestiti – si leggeva nel documento – . I tribunali hanno spesso avvalorato la tesi della provocazione a vantaggio degli assassini in questione”.

E’ anche vero però che la Turchia è stato il primo Paese musulmano a consentire un gay pride. A Istanbul dal 2003 e ad Ankara dal 2008 ogni anno gli omosessuali marciano per i loro diritti. E sono sempre di più. Dai primi sparuti gruppi di 30 persone ai 10mila del 2011. Tra l’altro lo scorso settembre la ministra della Famiglia e delle Politiche Sociali Fatma Şahin si era incontrata con un’organizzazione LGBT e aveva promesso che il governo avrebbe lavorato attivamente per includere nella nuova Costituzione i diritti delle persone LGBT: “Se la libertà e l’uguaglianza sono un diritto di tutti allora la discriminazione in base all’orientamento sessuale dovrebbe essere eliminata e i diritti di questi cittadini riconosciuti”.

Anche per questo il progetto di riforma che il ministro della Difesa sta per sottoporre all’approvazione del governo ha suscitato sorpresa nelle associazioni gay-lesbiche. La proposta è stata definita una violazione dei diritti umani e delle scelte di vita personali, “che non hanno nulla a che vedere con la capacità a svolgere il servizio militare”. Il nuovo regolamento prevede fra i motivi di una possibile espulsione dall’esercito anche l’omicidio, il furto, le frodi o una condanna a oltre un anno di carcere. Come a dire che un gay equivale a un assassino. Forse sarà meglio che il governo ci ripensi.
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Rassegna.it
27 11 2012

La Flai Cgil stima una presenza di 2.500 migranti nella piana, ma molti riescono a essere occupati solamente 1-2 giorni a settimana. La paga giornaliera è di 25 euro e le condizioni di accoglienza sono drammatiche
 
Sempre più drammatica la situazione dei lavoratori immigrati nella piana di Gioia Tauro. A denunciare il peggioramento della situazione è ancora una volta la Flai Cgil: “Il lavoro scarseggia e i numerosi migranti presenti riescono ad essere occupati solamente 1-2 giorni a settimana”, spiega il segretario della Flai-Cgil della piana di Gioia Tauro, Renato Fida. La Cgil stima una presenza, in tutta la piana di Gioia Tauro, di 2.500 immigrati di cui 1.700 vivono nelle strutture di accoglienza mentre gli altri hanno trovato posto in casolari abbandonati dove le condizioni igienico-sanitarie sono molto precarie.

“C'è pochissimo lavoro - afferma Fida - e quindi gli immigrati trovano poca occupazione. Il prezzo degli agrumi, che si aggira sui 6 centesimi al chilo, ha fatto praticamente crollare il mercato e gli agricoltori scelgono, in molti casi, di non raccogliere il prodotto perché non è conveniente. Gli immigrati vengono pagati all'incirca 25 euro al giorno rispetto alla tariffa che dovrebbe essere di 45 euro. Questo sta determinando una situazione drammatica. Tutto scaturisce dalla forte crisi in cui versa l'intero comparto agricolo”.

Anche per il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, la situazione è gravissima e "deve essere affrontata subito". "A Rosarno - spiega il sindaco - abbiamo un campo con dei container dove tutti i posti sono occupati e la situazione appare tranquilla. Nella vicina San Ferdinando, invece, c'è una situazione più incerta perché nella tendopoli ci sono il doppio di immigrati rispetto alla capienza che è di 280 posti. Domani è previsto un incontro presso la Prefettura di Reggio Calabria, con la Regione e la Provincia, e ci auguriamo che arrivino risposte concrete per far fronte a questa situazione".

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