IL CONTO ALLA ROVESCIA DEL CLIMA. VERSO LA CONFERENZA ONU DI DURBAN (28 NOVEMBRE-10 DICEMBRE)

di Marica Di Pierri, Associazione A Sud
22 novembre 2011

L'attuale crisi del debito ha assorbito come una spugna le attenzioni del mondo politico e dell'informazione, divenendo fulcro delle preoccupazioni globali. Pare che da essa dipenda la salvezza del nostro paese, dell'Europa e del mondo intero. Ma così non è. C'è un'altra crisi, ben più pericolosa, che pende come un'ascia sulle nostre teste. È quella ecologica, la sofferenza estrema del pianeta terra, causata dalle continue torture inferte dall'uomo aeconomicus.
Il modello di sviluppo capitalista, le abitudini di produzione, distribuzione e consumo impostesi negli ultimi decenni hanno distrutto territori, corsi d'acqua e falde acquifere, contaminato l'atmosfera e i mari, causato l'estinzione di centinaia di specie viventi e da ultimo, ma non certo per importanza, stanno modificando tragicamente gli equilibri climatici. Per questo gli stravolgimenti del clima sono al momento, secondo la comunità scientifica, la più grave minaccia che l'umanità è chiamata ad affrontare.

Aumento costante della temperatura globale, scioglimento dei ghiacci, innalzamento dei mari, cicloni, uragani e tifoni sempre più frequenti, desertificazione, siccità, una contabilità di circa 300mila morti l'anno, flussi migratori crescenti per cause legate al clima, sono solo alcuni dati utili a dare la misura della gravità della situazione.

L'Onu ha iniziato ad occuparsi di cambiamenti climatici dal 1992. Quell'anno, durante il Vertice della Terra di Rio de Janeiro, il clima emerse come una delle tematiche prioritaria (assieme a Biodiversità e desertificazione) su cui risultava urgente un'attivazione della comunità internazionale e dei governi. Sono state 16 le conferenze internazionali svolte da allora sul clima in seno alle Nazioni Unite. Le ultime due, Copenaghen 2009 e Cancun 2010, hanno ulteriormente confermato la mancanza di volontà dei governi di far fronte alla minaccia climatica.

I popoli del mondo, le organizzazioni sociali e contadine, le comunità danneggiate e le realtà in lotta per difendere i beni comuni sono arrivate nel frattempo a risultati ben più rilevanti. Contrapponendosi alle “false soluzioni” della governance, che ha inventato strumenti di finanziarizzazione della crisi ecologica (rendendo in pratica l'emergenza climatica ennesima occasione di speculazione, attreverso misure strampalate come il carbon trade, i Redd+ o la geoinegneria) i movimenti sociali hanno elaborato e portano avanti proposte molto più concrete, partendo dalla rivendicazione di giustizia ambientale oltre che sociale.

Alcune di queste prooposte sono emerse dal Vertice dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e i Diritti della Madre Terra svoltosi a Cochabamba, Bolivia, nell'aprile 2010. Tra esse la costituzione di un Fondo per le politiche di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici per i popoli del sud del mondo (tra i più colpiti), attraverso il 6% del PIL dei paesi industrializzati; il riconoscimento del debito ecologico contratto dai governi del nord del mondo nei confronti del sud del mondo; la tassazione del 20% delle transazioni finanziare; l’attuazione degli impegni assunti dai paesi sviluppati nella Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici in materia di sviluppo e trasferimento di tecnologie; un meccanismo multilaterale e multidisciplinare per un controllo partecipativo delle scelte; il riconoscimento da parte dei paesi sviluppati dei diritti dei migranti climatici, attraverso la firma di accordi internazionali che contemplino la definizione di migrante climatico.

Proposte fondate su una idea di giustizia ambientale e sociale, sul sostegno all'agricoltura contadina e alle economie locali, sulla riconversione in chiave ecologica del sistema produttivo ed energetico, sul riconoscimento dei diritti collettivi, sulla tutela dei beni comuni e dei territori, sulla partecipazione reale dei cittadini nelle scelte che coinvolgono le loro vite e il futuro del pianeta.

Il prossimo appuntamento internazionale sul clima sta per arrivare. È dal 28 novembre al 10 dicembre che si terrà a Durban, in Sud Africa la 17° Conferenza delle Parti dell'Onu. L'ultima occasione utile, secondo gli esperti, per invertire la tendenza prima che sia troppo tardi. Purtoppo come i precedenti questo vertice rischia di essere un fallimento annunciato. Parallelamente si terranno nella città sudafricana fori di discussione e mobilitazioni della società civile, ai quali per l'Italia parteciperà una delegazione di Rigas, la Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale che raccoglie oltre 70 realtà sociali tra sindacati, comitati, organizzazioni sociali e che sin dalla sua nascita lavora sull'emergenza climatica.

L'agenda delle iniziative sociali è ricca di eventi: alcune settimane prima dell'appuntamento sudafricano sono partite le carovane contadine organizzate da La Via Campesina, che attraverso Mozambico, Tanzania, Zimbabwe, Burundi, Ruanda, Uganda; Kenya; Tanzania, Malawi, Zambia, Zimbabwe e Botswana raggiungeranno il Sudafrica in tempo per l'apertura del vertice. A Durban si terranno invece l'assemblea africana delle donne contadine (dal 30 novembre al 2 dicembre) e  il Climate Refugee Camp, sul drammatico tema delle migrazioni forzate per ragioni climatiche (dal 1 al 5 dicembre),  mentre la giornata di mobilitazione generale, con la grande manifestazione della società civile è prevista per il 3 dicembre. Il 5 dicembre infine, sarà la giornata di mobilitazione per l'agroecologia e la sovranità alimentare.

Fare fronte ai cambiamenti climatici vuol dire assumere la responsabilità di un cambio di rotta, fondando ogni scelta sul bene comune. Cambiamenti possibili solo grazie a un ampio movimento di opinione e di coscienza sociale in grado di comprendere questa sfida planetaria. È per questo che l'informazione, la sensibilizzazione, il lavoro di formazione sono di estrema importanza in questa battaglia.

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