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L'HANDICAP DELLA SESSUALITA' E I FALSI PUDORI DI UNA FISICITA' "DIVERSA"

di Giuseppina Manin, La 27esima ora
19 novembre 2011

Non sono angeli. Non sono eterni bambini. Sono uomini e donne come tutti. Con gli stessi desideri e pulsioni, sogni e bisogni di tutti. Eppure, quella vita affettiva e sessuale così necessaria per ciascuno di noi, per loro risulta spesso un diritto negato. Perché un disabile su quel fronte, più che con gli handicap del corpo, deve fare i conti con quelli di un gap culturale incapace di riconoscere e accettare fisicità diverse e le molteplici vie che ad esse possono portare.

Insomma, in fatto di eros tutto sembra sempre più lecito, purché dentro i binari codificati di un’estetica imperante, che pretende corpi giovani, sani, prestanti. Senza «difetti» o «imperfezioni» di sorta. A immagine e somiglianza di santa pubblicità e dei suoi parametri fasulli.

Ma, in barba a tutto, anche i disabili lo fanno. O meglio, vorrebbero farlo. Gli ostacoli da affrontare sono tanti, spesso resi insormontabili da luoghi comuni, paure, ansie, pregiudizi. Così forti da trasformare un problema già arduo di per sé in un vero e proprio tabù. A tentare di sollevare il velo di tante censure, ci prova ora una regista coraggiosa e fuori dagli schemi quale Roberta Torre. Che nel suo prossimo film, «Come una piuma», scritto con Rocco Castrocielo, affronterà lo spinoso tema senza ipocrisie, in modo diretto e con la mente sgombra.

«È stato un viaggio in un mondo di cui non sapevo nulla — racconta —. Parlando con alcuni disabili mi sono resa conto di quanto pesi la rimozione sociale in quest’ambito. E spesso sono proprio gli stessi familiari che non riconoscono al loro congiunto sfortunato il diritto a un’attività sessuale. Certo, non è facile. Spesso un disabile ha bisogno di essere aiutato anche su questo fronte. Trovare chi sia in grado di prestarglielo comporta il superare una serie di preclusioni e inibizioni».

Fatti salvi quelli che hanno relazioni più o meno stabili, che magari vivono in coppia fissa, per tutti gli altri non resta che arrangiarsi alla meglio o rivolgersi a una prostituta. Ma come nel caso dello zio matto di «Amarcord», il grido disperato di Ciccio Ingrassia, «Voglio una donnaaa!» resta spesso senza eco. «Il ricorso alla escort non ha sempre esiti felici — spiega Torre —. A volte perché lei si rifiuta di avere simili contatti, a volte perché è del tutto incapace di un debito approccio con una persona affettivamente vulnerabile, esposta a truffe e raggiri».

E così, tra imbarazzi e delusioni, per molti la sola prospettiva è una castità forzata, talora eterna. «Una soluzione — suggerisce Torre — è il ricorso all’assistente sessuale. Figura sconosciuta in Italia, ben nota, legittimata, pagata dalla sanità pubblica, in Paesi come la Svizzera, l’Olanda, la Danimarca, la Germania. Dove questi “specialisti”, uomini e donne, vengono formati con corsi ad hoc per far scoprire con delicatezza il proprio corpo a chi magari non l’ha neanche mai visto. Compito quanto mai arduo, ad alto rischio di coinvolgimenti e fraintendimenti. Insegnare a qualcuno che mai l’ha fatto a toccarsi, a conoscere il proprio sesso, è un percorso sul filo del rasoio».

Sarà proprio una di queste assistenti sessuali la protagonista del suo film. Per interpretarla Torre pensa a un’attrice sensibile come Valeria Golino. «Si chiamerà Maria. Il suo “paziente”, un vero disabile. Max Ulivieri, 41 anni, affetto da distrofia muscolare, costretto in carrozzella fin da bambino. Un uomo molto intelligente, con un sorriso bellissimo. Nella vita felicemente sposato con una donna “normale”, da anni lavora a diversamenteagibile, un blog di esperienze, reportage scritti, fotografici e filmati di viaggi per persone “divesamente agili“. Ha accettato con entusiasmo. E il ruolo è difficile, perché io voglio svelare quel lato oscuro in modo realistico, senza pormi limiti.

Se il corpo del disabile è l’oggetto dello scandalo, ebbene questo corpo deve essere mostrato».

«Roberta ha ragione — ribatte Max Ulivieri —. La sfida è proprio vincere il falso pudore di una fisicità “diversa”, far capire che un’altra “bellezza” esiste. I nostri corpi sono un po’ come i quadri di Picasso. Non piacciono a tutti, per capirli bisogna avere occhi particolari. Ma se li hai, poi li ami moltissimo, te ne innamori anche più di un quadro “classico».

Scoprirlo non è stato facile nemmeno per lui. «Mi ha aiutato molto il web. Chattando su Internet ho potuto raccontare me stesso, le mie sensazioni. Ricevendo bellissime risposte. Quando una donna si innamora dei tuoi pensieri, tutto il resto passa in secondo piano. Così, pur nella mia condizione di immobilità, ho avuto diverse storie, affettive e sessuali. Questo mi ha dato fiducia. Prima però ho sofferto a lungo, il problema cardine ce lo poniamo sempre noi. In questo senso credo che l’assistente sessuale potrebbe essere un bel vantaggio per tanti». Stando a un sondaggio del sito Disabili.com, 120 mila navigatori, 8 su 10 si rivolgerebbero a uno di questi «assistenti».

Il cinema può aiutare a rompere il tabù. In un altro film, «Il mio piede sinistro» di Jim Sheridan, si vedono due disabili che tentano maldestramente, di fare l’amore. E va bene così. Perché la sessualità si può vivere in mille modi. L’importante è trovare quella giusta per te. Vale per i disabili come per i «normali».
Ultima modifica il Giovedì, 24 Novembre 2011 11:01
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