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LE "ANIME SMARRITE" DEI ROM. STORIE DI SGOMBERI E DI VIOLENZA

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di Santo Iannò, Paese Sera
16 febbraio 2012 
 
Nello studio fatto dall'associazione 21 luglio e dall'osservatorio sul razzismo "M. G. Favara" ci sono anche le lettere che donne e bambini delle comunità allontanate dalle loro "case" hanno scritto al sindaco. “Ma le promesse a noi rom dove le hai nascoste? A cosa servono i sogni?”, chiede Paola ad Alemanno.
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Una storia fatti di sgomberi. È quella di bambini, donne e uomini rom che hanno vissuto la violenza di essere portati via da quelle che, nonostante le condizioni precarie, chiamano case. La racconta il report “Anime smarrite”, presentato oggi pomeriggio all’università Roma Tre e realizzato dall’associazione “21luglio” e dall’osservatorio sul razzismo “M. G. Favara”. Un viaggio tra i 420 interventi realizzati dall’amministrazione Alemanno con l’intento di risolvere un’emergenza, che il Consiglio di Stato ha poi bocciato. Ma gli effetti di questa politica restano sulla pelle e negli occhi di chi è stato strappato dalla propria vita.

Per un dirigente della questura della Capitale “fare uno sgombero è come tagliare l’erba, dipende a quale altezza la tagli”, un’affermazione che non tiene conto delle conseguenze psicologiche, denunciate e descritte dallo studio “Anime smarrite”. L’analisi parte dallo sgombero del campo Casilino 900, avvenuto due anni fa, e dal malessere provocato in una comunità strappata dai suoi luoghi: una fotografia del malessere che chiama in causa la violazione, da parte delle istituzioni, all’alloggio adeguato e del diritto alla salute (sancito dall’articolo 12 del Patto internazionale sui diritti economici e sociali).

Una violenza psicologica descritta dalle lettere scritte da giovani rom, inviate al sindaco Gianni Alemanno e pubblicate sul report. “Ma le promesse a noi rom dove le hai nascoste? A cosa servono i sogni?”, chiede Paola al primo cittadino. Mentre Cristina, 6 anni, vorrebbe nella sua casa “una mitragliatrice per difendersi dagli alieni e una spada contro i malvagi”.  

Nel vedere le proprie abitazioni distrutte nella notte, con le macerie che si portano dietro i ricordi di una vita, la comunità rom affronta uno tsunami che travolge tutto. Soprattutto le speranze. “Puoi girare una vita – racconta una donna rom in “Anime smarrite” – ma poi sempre a casa devi arrivare: vuol dire trovare la pace”. Alcuni di loro, spesso, tornano dove sorgevano le proprie baracche perché non riescono a staccarsi da quel territorio, sottolinea il report. Con il rischio che lo spaesamento si  trasformi in confusione e metta in crisi la comunità stessa. Ma il malessere che si nutre della ghettizzazione vissuta nei villaggi attrezzati, secondo gli operatori, viola l’articolo 32 della Costituzione che considera la salute come un bene da tutelare.

La politica capitolina degli sgomberi preoccupa anche in Europa. La denuncia arriva dall’organizzazione internazionale European Roma Rights Centre che, insieme a “21luglio”, lo scorso anno ha inviato una lettera ad Alemanno in cui chiede la fine della violazione dei diritti umani, provocata dal Piano nomadi. Mentre Amnesty International ha raccolto oltre 25mila firme, in dieci giorni, per chiedere la fine di questi interventi violenti.

Inevitabile il supporto dell’associazione in un’azione legale di una famiglia rom contro l’amministrazione, perché il trasferimento di due anni fa - dal campo Casilino 900 al villaggio attrezzato di via di Salone - ha impedito ai minori una regolare frequenza scolastica, privandoli del diritto allo studio. La richiesta è di 400mila euro.  Ma non basta. Bisogna arrivare alla fase del “disgelo”: il riconoscimento del diritto ad “abitare” la propria storia.

Ultima modifica il Venerdì, 17 Febbraio 2012 14:59
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