IL REATO DI STALKING A DUE ANNI DALLA SUA INTRODUZIONE

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di Teresa Manente*, 3 maggio 2011

Lo stalking, reato  introdotto nel nostro ordinamento nel febbraio del 2009, punisce la reiterazione, (anche solo di due atti, secondo la più recente giurisprudenza di legittimità) di minacce o molestie tali da infliggere ansia o paura ovvero da determinare timore per l’incolumità personale propria o di una persona vicina o da provocare cambiamenti delle proprie abitudini di vita.

Da quanto emerge dai dati nazionali, al momento disponibili, le donne risultano le vittime di persecutori nell’80% dei casi: un reato  che trova la sua origine nella discriminazione di genere  e che può mettere gravemente a rischio la  vita delle donne. Nel 50% dei casi, infatti, le condotte persecutorie subite dalle donne sono trasmodate anche in atti di violenza fisica o sessuale fino all’omicidio: allarmante il dato, proveniente dal Ministero degli Interni, secondo cui il 10% degli omicidi dolosi avvenuti in Italia dal 2002 al 2008 erano stati preceduti da atti di stalking.

Nei Centri antiviolenza di Roma gestiti dall’Associazione Differenza Donna il 90% di donne vittime di stalking che vi si rivolgono subiscono il reato da parte degli ex partner ( mariti, conviventi o fidanzati).
Dalla nostra esperienza  emerge che i comportamenti persecutori sono ancora  sottovalutati e mistificati quali manifestazione di amore e interesse nei confronti della donna, tentativi, seppur maldestri, di corteggiamento o eccesso di amore non ricambiato dalla “preda”.

L’introduzione del reato così come delineato dal legislatore ha riconosciuto  sicuramente il disvalore criminale di comportamenti illeciti prima irrilevanti penalmente, tuttavia, nonostante l’introduzione della nuova fattispecie, ancora oggi  a distanza di due anni, si manifesta l’assenza di  consapevolezza tra gli operatori tutti, dalle forze dell’ordine all’autorità giudiziaria, della gravità del reato. Troppo spesso si sottovaluta la grave lesione della libertà di autodeterminazione e dell’integrità psicofisica che causa alla vittima, nonché il  rischio dell’escalation della condotta violenta, caratteristica propria dello stalking.

Vi sono casi in cui le donne vengono invase  continuamente da decine e decine di mail al giorno dell’ex marito, da continue   sue telefonate minatorie e intimidatorie prendendo come pretesto la necessità di parlare dei figli e del modo di educarli. Tale condotta persecutoria  ostacola non solo l’attività lavorativa della donna, ma in generale la conduzione di una vita normale oltre a provocarle stress e  paura ledendo la sua integrità psicofisica.  Tutto ciò molto spesso non viene ritenuto idoneo a configurare lo stalking . Sono molte le donne che ci riferiscono che le forze dell’ordine a cui si sono rivolte hanno  giustificato la condotta dell’ex marito come modalità di relazionarsi a lei nell’interesse dei figli, lasciandole così prive di tutela. In alcuni casi la persecuzione dell’ex marito è arrivata fino alla violenza fisica, sessuale e anche al tentato omicidio.

E’ necessario che la vittima trovi  ascolto ed assistenza da parte di operatori specializzati che fin dalla prima richiesta di aiuto sappiano darle  tutte le informazioni necessarie per tutelare i propri diritti e sostenerla  nella difficile situazione di emergenza. Presso i Centri antiviolenza di “Differenza Donna” esistono sportelli specializzati per tale materia che offrono, oltre al sostegno psicologico e legale, anche un’ elaborazione del suo vissuto in chiave di violenza di genere.

Una difficoltà deriva dalla configurazione del reato poiché è necessario dare prova non solo dei comportamenti persecutori ( reiterate minacce e molestie mediante, ad esempio,  pedinamenti, appostamenti,  telefonate e sms ), ma anche  dell’ansia o della paura, del timore per la propria incolumità o dei mutamenti delle proprie abitudini di vita causati dal comportamento dello stalker.

Risulta necessario pertanto indicare sin da subito nominativi di persone vicine alla vittima che siano a conoscenza della situazione di stalking, e degli effetti che essa provoca sulla vittima e cioè i cambiamenti delle abitudini di  vita ( cambiare numero di cellulare o telefono di casa, cambiare orario di lavoro, non uscire più da sole o in determinati orari ecc.), lo stato di paura e di ansia  eventualmente anche corroborati da certificati medici.

E’ importante segnalare che è possibile ottenere tutela anche senza presentare querela, ricorrendo alla richiesta di ammonimento attraverso un esposto da inoltrare al Questore, esposto che non instaura un procedimento penale, ma ha solo la funzione di  ottenere un richiamo dello stalker e un avviso che in caso di reiterazione della condotta si procederà penalmente anche senza querela della vittima. Una misura questa efficace, perchè  nella maggior parte dei casi, quando è stata applicata, ha fatto interrompere immediatamente la persecuzione, misura  che però  è stata finora applicata poco rispetto alle richieste.

Nel caso di presentazione di querela, la misura cautelare specifica prevista dalla nuova legge e cioè  il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa  è, così come l’ammonimento, troppo poco applicata rispetto alle richieste ed esigenze delle vittime.
Recente è il caso di una donna che ha denunciato continui pedinamenti, appostamenti e telefonate minacciose da parte dell’ex marito. Solo dopo reiterate  querele, quando ormai l’escalation della violenza era giunta ad un livello tale da rendere ormai insufficiente il divieto di avvicinamento,  è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere, perchè l’uomo è arrivato a dare fuoco al  negozio di proprietà della donna.

Sicuramente si può sostenere  a distanza di due anni dall’introduzione del reato che una legge  non è sufficiente a  contrastare un  fenomeno così diffuso e radicato nella società che trova le sue radici nella cultura della negazione della libertà femminile che  sottende la pretesa  del controllo e del potere maschile sulla donna, cultura che può essere contrastata solo agendo , ancora una volta, sul piano sociale e politico.

* Responsabile dell'ufficio legale di Differenza Donna

Ultima modifica il Martedì, 03 Maggio 2011 05:38
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