PROPOSTE PER UN PIANO REGIONALE CONTRO LA VIOLENZA DELLA LIBERA UNIVERSITA' DELLE DONNE

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In relazione al progetto di legge n. 0432 per la “disciplina del Consiglio per le pari opportunità ai sensi dell’art. 63 dello Statuto d’Autonomia della Lombardia” formuliamo alcune proposte che prendono spunto da riflessioni e confronti svolti sia nell’ambito della nostra associazione sia con altre associazioni collocate in regioni del Centro Nord.
Partiamo dalla constatazione che l’eguaglianza fra esseri umani diversamente sessuati incontra un ostacolo insormontabile nella violenza sessista quotidianamente agita contro molte donne da parte di molti uomini e che non vi può essere pari opportunità per una democrazia paritaria se il fenomeno non viene considerato quale problema sociale grave, da istituzioni che si  assumano la responsabilità di un messaggio culturale e politico a contrasto e si facciano carico di azioni precisamente mirate alla prevenzione, oltre che alla doverosa repressione.

In Lombardia un piano potrebbe essere varato con aggancio agli articoli 8 (partecipazione) e 11 (eguaglianza fra uomini e donne) dello Statuto e 2 (funzioni e compiti del CPO) del progetto di legge che si ricollega logicamente ai menzionati articoli, oltre che all’art. 63.
Nella logica degli articoli 8 e 11 dello Statuto, che sottendono l’aspirazione ad una partecipazione paritaria ai livelli decisionali alti della cittadinanza, possiamo facilmente trovare il riflesso della insufficienza della partecipazione femminile, della incompiutezza della democrazia attuale.
Sta precisamente in ciò, nello svantaggio esistente e da sanare l’origine della violenza sessista che va rimossa con strumenti adeguati, ad iniziare da una legge onnicomprensiva contro la violenza, che sia parte di un piano di intervento pubblico integrato multidisciplinare.
Una legge di questo tipo non esiste in Lombardia (e in Italia) anche se l’informativa del Consiglio regionale n.2/2009 (ottobre 2009) fa riferimento come legge a contrasto alla L.R. 6.12.1999 n. 23 che si riferisce a tutt’altro tema: “Politiche regionali per la famiglia”.
 
Per attivare il piano, si potrebbe fare riferimento al complesso normativo spagnolo, da molti ritenuto come il più articolato, poiché tocca vari aspetti dell’esperienza esistenziale femminile.

Si tratta, quindi di considerare e promuovere varie iniziative specifiche nei settori in cui può intervenire l’azione regionale, prescindendo dall’intervento penale, visto come rimedio solo successivo e non risolutivo del problema, riservato eventualmente ad esperte/i del settore.

Il piano di sensibilizzazione e prevenzione della violenza di genere dovrebbe ricomprendere almeno i seguenti aspetti.
- Introduzione e pubblicizzazione di una nuova scala di valori fondati sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, eguaglianza fra uomini e donne, esercizio della solidarietà e della accoglienza, in un quadro di civile convivenza.
Tale scala di valori sarà rivolta a uomini e donne attraverso un lavoro multiculturale posto a carico di tutti i pubblici poteri coinvolti. Dovrà prevedere un programma di istruzione complementare e di formazione ad hoc per tutti i professionisti in qualsiasi modo destinati ad intervenire in situazioni caratterizzate dall’esercizio di violenza contro le donne.
Il programma di educazione/formazione sarà controllato da una Commissione di esperte/i  nominate/i dal Consiglio regionale, che dovrà essere rappresentativa di tutti gli orientamenti politico-culturali e dovrà vedere la presenza di professioniste/i di riconosciuta esperienza, rappresentanti istituzionali ed esponenti di ONG e associazioni dotate di comprovata pluriennale capacità di intervento nel campo
- Promozione e cura da parte delle istituzioni regionali di campagne di informazione e sensibilizzazione tendenti allo scopo di prevenire la violenza di genere.

Principi per il sistema educativo
Il sistema educativo comprenderà fra i suoi obiettivi la formazione al rispetto dei diritti e libertà fondamentali, di eguaglianza, disponibilità all’accoglienza e soluzione pacifica dei conflitti.
Allo scopo di garantire l’eguaglianza effettiva fra uomini e donne gli indirizzi regionali relativi al programma di educazione e formazione dovranno porre fra le priorità la rimozione degli stereotipi sessisti e la promozione del pari valore di uomini e donne.
Anche per i docenti dovranno essere previsti piani di formazione che includano la educazione specifica in materia di eguaglianza, al fine di assicurare loro specifiche competenze e conoscenze tecniche indispensabili a:
1. incoraggiare capacità che portino all’esercizio di diritti e obblighi uguali per maschi e femmine nell’ambito sia pubblico che privato.
2. individuare precocemente situazioni di disagio o violenza nella sfera famigliare e intervenire in forma istituzionalmente corretta ed efficace
3. educare alla soluzione non violenta dei conflitti.

Principi per il settore della comunicazione e della pubblicità
E’ da considerare illecita la pubblicità che utilizza l’immagine femminile in modo vessatorio e discriminatorio.
Le Amministrazioni e le Autorità Pubbliche a livello regionale e locale dovranno vigilare affinché mezzi di stampa e audiovisivi adempiano l’impegno di garantire un modo di trattare la figura femminile che sia conforme ai principi e valori costituzionali.
In ambito regionale e comunale dovranno essere individuati Organismi preposti alla vigilanza autorizzati ad esercitare azioni giudiziarie urgenti aventi lo scopo di ottenere dall’Autorità Giudiziaria Ordinaria l’interruzione e/o la soppressione della pubblicità e delle immagini illecite perché contrastanti con le indicazioni sopra estese.
I mezzi di comunicazione dovranno rimuovere tutti gli aspetti che favoriscano la situazione di disuguaglianza della donna e promuovere d’intesa con le istituzioni regionali, campagne di sensibilizzazione verso l’uguaglianza fra i sessi e per la repressione della violenza di genere.

Principi per il settore sanitario
Le istituzioni regionali avranno il compito di sostenere e favorire le azioni degli operatori sanitari volte alla rilevazione precoce della violenza di genere e di proporre le misure necessarie ad ottimizzare il contributo del settore sanitario nella lotta contro questo tipo di violenza.
Dovranno sviluppare programmi di sensibilizzazione e formazione continua del personale sanitario allo scopo di promuovere la diagnosi precoce e l’assistenza e il sostegno delle donne vittime di violenza
Dovranno quindi provvedere, anche tramite gli istituti preposti, alla introduzione nei corsi di studio e formazione professionale di insegnamenti orientati al fine sopra enunciato.

I diritti delle donne vittime di violenza di genere
I principali diritti per le donne vittime di violenza sono quelli all’informazione, assistenza sociale e legale; essi costituiscono la condizione minima necessaria al reale godimento delle garanzie costituzionali di libertà, inviolabilità e sicurezza; essi saranno pertanto assicurati, senza condizioni nè preclusioni, a qualunque donna residente nel territorio italiano.
Le istituzioni regionali dovranno predisporre servizi in grado di corrispondere alle vittime di violenza informazione completa, assistenza medica e psicologica, sostegno sociale, supporto legale e, in generale, assistenza adeguata alle loro condizioni personali e sociali.
Si tratta di un’opera di soccorso e accoglienza multidisciplinare che ricomprende: informazione alle donne interessate, attenzione e sostegno sociale, supporto giudiziario, appoggio in materia di formazione e inserimento professionale.
Tali prestazioni richiederanno una collaborazione integrata di vari settori pubblici: servizi sanitari, di polizia, legali e giudiziari, scolastici e formativi.
Tutta l’assistenza sarà gratuita.
Per le donne vittime di violenza e per i loro figli dovrà essere inoltre previsto un aiuto economico adeguato ai loro bisogni esistenziali e dovrà essere messa a disposizione un’abitazione protetta.

Compiti istituzionali
Gli assessorati competenti dovranno  curare la costituzione nell’ambito del personale(di polizia, istruzione, sanitario ecc) di unità specializzate nella prevenzione della violenza di genere, nella protezione delle donne esposte a tale rischio, nella repressione rapida di comportamenti violenti e/o intimidatori, nella cooperazione alla effettiva applicazione delle misure cautelari e repressive adottate dagli organi giudiziari.
Dovranno essere predisposti anche protocolli che assicurino una azione globale e integrata, uniforme in tutto il territorio regionale fra le diverse Amministrazioni locali e i vari servizi ad hoc che ne dipendono.

Maria Grazia Campari  Lea Melandri  Anita Sonego
Ultima modifica il Martedì, 22 Dicembre 2009 07:54
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