L'ITAGLIA E' TUTTA QUA

di Elena Biagini

“Non dimentichiamo che è del fascismo questo slogan: famiglia e sicurezza”, questa affermazione di Carla Lonzi è il sottotitolo di In fondo l'Itaglia è tutta qua, pubblicazione autoprodotta dal Coordinamento Facciamo Breccia come risposta al fenomeno che i media  hanno definito “emergenza omofobia”. Se si trattasse, come suggeriscono media e politica mainstream, della pazzia di individui patologici che si sono lasciati andare ad episodi di violenza contro lesbiche gay e trans, di un’emergenza nata quest’estate, come un'epidemia, come una catastrofe naturale inaspettata, come l'arrivo di alieni da altri pianeti, allora la connessione tra le parole di Lonzi e la tematica dell'omo/lesbo/transfobia sarebbe inesistente.

Ma se anche solo ci soffermiamo a ricordare episodi di aggressioni, stupri, omicidi raramente emersi negli scorsi anni dalla nebbia della cronaca nera, possiamo mettere in dubbio le certezze del commentatore televisivo di turno.
Il parallelo con la violenza maschile sulle donne è evidente. Nell'autunno di due anni fa lo stupro e l'omicidio di Giovanna Reggiani, a Roma, furono usati dai media per giustificare politiche razziali in nome della sicurezza delle donne, trattando per due mesi come “emergenza” la violenza maschile sulle donne che, al contrario, sappiamo essere strutturale, quotidiana, mondiale. Oggi le donne continuano a morire ogni giorno, nel nostro paese ed altrove, uccise, picchiate, stuprate per lo più da maschi di famiglia (padri, fidanzati, fratelli, zii italiani) ma sui media leggiamo di queste violenze in trafiletti di cronaca nera.
Allora capiamo con certezza che queste  emergenze mediatiche sono costruite e  hanno altri scopi, sono pretesti. Non certo perché la violenza contro lesbiche, gay e trans - come quella contro le donne - non esista, ma perché non è una "fobia". Non è una paura irrazionale (come suggerirebbe la parola stessa omo-fobia) che si avventa contro i nostri corpi, bensì  la conseguenza di un sistema eterosessista violento ed escludente che produce un clima terribilmente favorevole intorno alla violenza contro lesbiche, gay e trans così come contro le donne.

Lo specifico degli anni che viviamo è  che lo scivolamento verso un regime autoritario, oggi stabilizzato, ha legittimato forme di violenza di strada che spesso hanno una matrice politica fascista ed integralista. Lo sdoganamento e la conseguente legittimazione del neofascismo organizzato, nonostante la continua denuncia da parte dei movimenti che pongono l'antifascismo come valore fondante, hanno caratterizzato la politica istituzionale degli ultimi anni.

Nello specifico il Coordinamento Facciamo Breccia, dalla sua nascita nel 2005, ha denunciato il dispiegamento di campagne d'odio e di istigazione alla violenza da parte delle gerarchie cattoliche e delle destre istituzionali che hanno colpito lesbiche, gay e trans, e si è opposto all'imposizione di un modello unico di  "decorosa normalità" che ha posto ogni soggettività esclusa da questo paradigma nel ruolo del capro espiatorio. Le aggressioni di matrice fascista hanno trovato legittimazione autorevole ed istituzionale in questo clima. Oggi i mandanti di questo odio condannano gli esecutori e si pongono a tutela delle soggettività ridotte a vittime: abbiamo visto sfilare nella stessa fiaccolata - quella del 24 settembre indetta da provincia e comune di Roma genericamente contro ogni  razzismo e ogni intolleranza - alcune associazioni lgbt accanto a chi della “decorosa normalità” ha fatto la propria bandiera, destre istituzionali, neofascismo organizzato, chiesa cattolica. In fiaccolata accanto alle vittime i carnefici, i propositori - o ripropositori - dell'ordine eterosessista, difensori della famiglia “naturale” (concetto che nella loro formulazione è sinonimo di immutabile perché divino). Famiglia e sicurezza a sintesi della propaganda fascista, scriveva Carla Lonzi, famiglia e sicurezza sono d'altra parte i pilastri della propaganda attuale.

La sicurezza è il vessillo in nome del quale si sono varati provvedimenti legislativi razzisti, a furor di popolo:  il pacchetto sicurezza, l'introduzione del reato di clandestinità, il potenziamento di lager urbani detti C.I.E (Centri di Identificazione ed Espulsione). In nome della sicurezza vengono criminalizzati/e immigrati/e, perseguitate/i donne e uomini che arrivano nel nostro paese per migliorare le proprie vite, dopo aver subito la colonizzazione e la depredazione da parte del ricco ‘occidente’ del pianeta.

E così l'unica proposta legislativa anti-omofobia mai discussa nel parlamento di questo paese (uno dei pochissimi in Europa a non disporne ancora), quella arrivata alla Camera lo scorso 12 ottobre nella formulazione dell'on. Concia, non prevede nient'altro che aggravanti di pena, inserendosi coerentemente nel paradigma securitario: un comma da aggiungere all'art. 61 del Codice Penale (l'articolo che elenca le aggravanti per i reati colposi), dopo il comma che stabilisce aggravanti di pena “per chi si trova illegalmente sul territorio italiano”. Difendiamo quindi lesbiche e gay mentre perseguitiamo immigrate ed immigrati.

Lasciamo al contempo fuori le trans (l'identità di genere nel passaggio tra la Commissione parlamentare e la Camera è stato depennato) perché confonde il modello: nel nostro paese molte trans sono straniere, vengono criminalizzate sulle strade, grazie anche al decreto Carfagna sulla prostituzione, ed incarcerate nei C.I.E.

Questo provvedimento legislativo rappresenta l'elaborazione “democratica” che intendeva occuparsi dell'”emergenza omofobia” senza analizzare il sistema sotteso, senza prendere in considerazione ad esempio l'istigazione all'odio e alla violenza che spesso ha fonti istituzionali. La Camera ha invece respinto il provvedimento portando in parlamento le parole d'ordine del Vaticano, provenienti da aree cattoliche che possiamo serenamente definire integraliste (ci riferiamo a personaggi quali Anatrella, Introvigne, Nicolosi). Si tratta di settori cattolici, oggi ai vertici vaticani, che osteggiano violentemente il concetto di autodeterminazione, la teoria di genere e l'elaborazione femminista relativa alla costruzione culturale dei ruoli maschio/femmina, sostengono che l'omofobia è una strategia di lesbiche, gay e trans per ottenere privilegi, associano lesbismo e omosessualità a pedofilia, necrofilia, zoofilia, stupro.

In fondo L'Itaglia è tutta qua, l’istant book a cura di Facciamo Breccia intende riannodare fili, proporre analisi, costruire percorsi collettivi di lotta, di liberazione, di autodeterminazione, uniche reali forme di contrapposizione all'emergenza omofobia che emergenza non è. Per non lasciarsi mai mettere nel ruolo delle vittime, per non scadere nell'autovittimizzazione facilitando così il lavoro del carnefice, per non dimenticare la nostra storia collettiva di liberazione, per non rinunciare mai a quell'orgoglio che nel 1969 a New York (rivolta di Stonewall) portò trans, lesbiche e gay a ribellarsi ad un sistema che allora come oggi le/i voleva vittime e capri espiatori al contempo.

Per maggiori notizie su L'Itaglia è tutta qua:
http://www.facciamobreccia.org/content/view/144/87/


 

Ultima modifica il Martedì, 20 Ottobre 2009 09:56
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