ZEROVIOLENZA SULLE DONNE

di Nadia Somma - Demetra Donne in Aiuto - Lugo (RA), Socia dell’Associazione D.i.Re

L’associazione nazionale D.i.Re (Donne in Rete contro la Violenza alle donne) ha aderito alle manifestazioni del 21 novembre a Brescia e del 28 novembre a Roma contro la violenza maschile sulle donne. L’associazione raccoglie 54 Centri antiviolenza che, in diverse regioni, si occupano di sostegno ed aiuto alle donne vittime di maltrattamento familiare e di violenza; molti tra i Centri appartenenti all’associazione nazionale, gestiscono Case Rifugio per donne vittime di maltrattamento. Mai come oggi è necessario che le donne, le associazioni femminili, i centri antiviolenza, realizzino iniziative politiche  e prendano la parola contro la violenza alle donne soprattutto in un momento in cui se ne parla nei luoghi istituzionali della politica, e di riflesso attraverso i mass media, dandone un profilo distorto rispetto alla realtà ed all’origine del fenomeno.
Il decadimento etico e professionale del giornalismo  della carta stampata o della televisione contribuisce spesso, quando sono affrontati casi di violenza alle donne, a fare cattiva informazione  e nel peggiore dei casi a  perpetrare nuovamente una forma di violenza nei confronti delle vittime. Le tragiche esperienze delle donne sono “confezionate” in alcune trasmissioni televisive, senza alcuno scrupolo, come forma di intrattenimento o di spettacolo mentre  sulla carta stampata, nella maggioranza dei casi, si perpetuano stereotipi e pregiudizi. Le istituzioni, recentemente, hanno affrontato  la violenza alle donne  come un  problema legato alla criminalità, alla devianza, o più spesso  come un  fenomeno legato all’immigrazione. Le misure proposte per contrastare la violenza alle donne, fino ad ora, sono state di tipo repressivo o mirate a rafforzare  la “sicurezza  pubblica”. Gli omicidi di donne straniere  sono stati stigmatizzati come fatti criminosi legati a  culture “arretrate” rispetto alla nostra cultura, mentre grande risonanza mediatica è stata fatta sugli stupri commessi dagli immigrati. Il messaggio  veicolato è che la violenza alle donne è commessa da stranieri alimentando politiche xenofobe e la paura nei confronti del fenomeno dell’immigrazione.  L’esperienza trentennale dei Centri antiviolenza, smentisce questa descrizione della violenza alle donne. In base ai dati statistici oltre il 75% dei casi delle violenze avviene tra le mura domestiche o all’interno di relazioni affettive ed è agita da uomini che sono i mariti, i  fidanzati, gli amanti, i padri; è trasversale alle classi sociali, alla cultura, alla nazionalità ed è un fenomeno diffuso a livello mondiale. Nei Paesi occidentali, secondo dati dell’Onu, una donna su cinque subisce nell’arco della propria vita, almeno un episodio di violenza. Per molte donne è la casa e non la strada, il luogo pericoloso dove è a rischio la vita, l’integrità del proprio corpo e della propria mente e dove vengono subite violenze fisiche, sessuali, economiche, psicologiche. Ogni tre giorni in Italia è assassinata una donna da un partner o da un ex partner. Femminicidio è il termine che è stato dato per definire questo delitto, l’uccisione di una donna in quanto donna. Le donne muoiono di violenza maschile: in seguito alle percosse, o assassinate perché decidono di interrompere la relazione e di lasciare il partner. E’ la soggettività, la sessualità, il desiderio delle donne, che vengono negate attraverso la violenza maschile: arcaico strumento di controllo delle libertà femminili. Una violenza che agisce in nome di una cultura che ha prodotto e perpetrato per  secoli una disparità di potere reale e simbolico tra uomini e donne.  Il terreno su cui intervenire, e lo ribadiamo con forza, non è quello della sicurezza ma è quello culturale: gli interventi politici devono andare nella direzione di aiutare a fare emergere il sommerso del fenomeno della violenza alle donne, sostenere i centri antiviolenza, attuare tutti le azioni necessarie ad eliminare le condizioni di disparità che ancora oggi esistono, soprattutto in Italia tra uomini e donne. E’ ora di  gettare i semi di una cultura del rispetto della differenza non solo di genere, ma anche culturale, religiosa, etnica, e la differenza dell’altra, dell’altro, sia assunta come valore e non come minaccia; passi necessari in un momento di crisi culturale come quella che stiamo attraversando e che ci fa assistere  ad un fenomeno crescente di intolleranza nei confronti dell’immigrazione, della omosessualità, della “diversità” e  la concezione della donna,  dibattito di questi giorni,  rischia di diventare nell’immaginario collettivo per dirlo con le parole di Elena Giannini Belotti: “un assemblaggio di carne, privo di umanità, intelligenza, razionalità, volontà, cui è consentito  l’unico obiettivo di piacere all’uomo”, solo un corpo, esposto al rischio di rinnovate violenze.
Ultima modifica il Martedì, 03 Novembre 2009 07:28
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