×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 402

RU486: LA PILLOLA ABORTIVA OSTACOLATA DAL GOVERNO ITALIANO, UTILIZZATA IN TUTTA EUROPA

di Eleonora Cirant
RU486: LA PILLOLA ABORTIVA OSTACOLATA DAL GOVERNO ITALIANO, UTILIZZATA IN TUTTA EUROPA

Da novembre 2009 la RU486 è in vendita anche in Italia, come negli altri Paesi europei. Ma la via italiana alla pillola abortiva è ancora tortuosa, in salita, piena di boicottaggi e ostacoli. Vale la pena di ricapitolare i fatti.

Il 30 luglio 2009 il consiglio di amministrazione dell'Aifa, l'Agenzia italiana per il farmaco, delibera la commercializzazione del farmaco Mifegyne (Mifeprostone), prodotto dalla ditta Exelgyne. Il 19 ottobre lo stesso consiglio di amministrazione dà mandato al direttore generale Guido Rasi di procedere alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della documentazione relativa, cosa che avviene il 9 dicembre 2009.

E' l'ultimo passaggio amministrativo, dopodiché non dovrebbe esserci più alcun ostacolo. Tradotto in italiano il foglietto illustrativo da parte della casa produttrice, inviate le fustelle da apporre sulle confezioni da parte dell'Aifa, gli ospedali potranno raccogliere le ordinazioni dai medici che ne indicano il quantitativo necessario e la  Exelgyne potrà incaricare un distributore in Italia di fornire il farmaco. Sembra tutto molto semplice. Ma qui stiamo parlando di aborto, e le cose si complicano.

Infatti nel frattempo il governo istituisce una commissione d'inchiesta sulla RU486, che il 24 novembre rende pubbliche le sue conclusioni: l'Aifa non avrebbe verificato la compatibilità della pillola abortiva con la legge 194, perciò si richiede di sospendere la procedura di immissione in commercio per acquisire il parere del Ministro competente, e di “riavviare la procedura dall'inizio”. La Commissione si spinge oltre, auspicando da parte del governo “una richiesta di arbitrato che riapra la discussione di merito sul rapporto rischi/benefici e ponga in essere una nuova istruttoria e deliberazione dell'Emea”. L'Emea è il corrispettivo europeo dell'Aifa. Ha pubblicato le linee guida per la somministrazione della RU486 già nel 2007. In tutta Europa la pillola abortiva è considerata non pericolosa per la salute umana.

Nonostante le dichiarazioni roboanti della Commissione, il governo non arriva al punto di aprire un contenzioso con l'Emea. Il 30 novembre è divulgato il parere del Ministro al Welfare Sacconi, che stabilisce “un attento monitoraggio del percorso abortivo in tutte le sue fasi”, e che vorrebbe il ricovero ospedaliero per tutte le donne cui viene somministrato il farmaco: “la coerenza con la legge 194 si realizza solo se c'è il ricovero ospedaliero ordinario per tutto il ciclo fino all'interruzione della gravidanza”. Cioè tre giorni, dal momento in cui è assunta la prima delle due pillole al momento in cui avviene l'espulsione dell'embrione. L’Aifa da parte sua stabilisce che debba “essere garantito (non obbligatorio, ndr) il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8 della Legge n. 194, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza” e che Stato e Regioni hanno il compito di dettare le disposizioni per il corretto percorso di utilizzo clinico del farmaco.

E’ qui che le cose si complicano. “Né il governo né il parlamento possono sostituirsi al ginecologo. Il potere del parlamento è di fare le leggi, quello del governo è di renderle esecutive. Per impedire l'utilizzo della RU486 dovrebbero fare una legge apposita”, spiega Ileana Alesso, avvocata del Comitato nazionale Quando decidiamo noi. “Se il governo volesse promulgare delle linee guida andrebbe a confliggere con la legge 194 che, a differenza della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, non le prevede. In ogni caso il medico ha l'ultima parola, sulla base della valutazione della patologia”. E la Costituzione italiana vieta trattamenti sanitari obbligatori. “La vera questione, prosegue Alesso, è che questa è una intimidazione per i medici”. E le Regioni? “Hanno competenze in materia di organizzazione sanitaria, ma non nei livelli essenziali e certo non possono decidere nel merito delle prestazioni. Sotto il profilo giuridico siamo blindate. Il problema è che ci costringono sempre a fare causa per rendere effettivo un diritto”.

Silvio Viale, ginecologo dell'Ospedale S. Anna di Torino spiega che non sussiste alcuna incompatibilità della RU486 con la legge 194: “Dal 2006 l'aborto medico nel primo trimestre è stato realizzato in una trentina di ospedali. Due inchieste sono state archiviate dalla Magistratura, al S. Anna di Torino e al Buzzi di Milano. L'indagine relativa al Day Hospital è stata archiviata nel gennaio 2009, non essendo state riscontrate violazioni di legge, mentre rimane tutt'ora aperta la parte riguardante i permessi di uscita di cui gran parte delle donne hanno usufruito. Noi medici useremo il farmaco secondo la delibera dell'Aifa e comunque su nostra responsabilità. Le Regioni, se vogliono fare linee guida possono coprire gli aspetti amministrativi. Ad esempio in Piemonte si privilegia il day hospital al ricovero.”

Nel frattempo trascorrono i 60 giorni necessari agli ultimi passaggi burocratici (traduzione del foglietto illustrativo e invio delle fustelle da applicare sulle scatole) e ancora la pillola abortiva è inaccessibile alle farmacie degli ospedali. Con un ostacolo in più: il farmaco richiesto con importazione diretta è bloccato alla frontiera dagli Usmaf,  Uffici territoriali dipendenti dal Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali, secondo la regola per cui un farmaco già inserito nel prontuario farmaceutico non può essere importato direttamente. Questo è ciò che riferisce Nicola Blasi, ginecologo e dirigente al Polclinico di Bari, mentre dal Ministero della salute non confermano né smentiscono.
Risultato: gli operatori sanitari che nei mesi e negli anni scorsi hanno importato la RU486 direttamente dalla Francia su richiesta nominale delle donne interessate, si trovano a dover sospendere la somministrazione. Come all'Ospedale S. Chiara di Trento, dove il ginecologo e primario Emilio Arisi, alle donne che gli chiedono di abortire con la RU486, risponde che non gli è possibile ordinare all'estero un farmaco disponibile sulla carta, ma non nella realtà. "Siamo in un limbo, dice, sia per quanto riguarda la fornitura sia per le modalità di somministrazione".

E ora? Tocca anche a noi monitorare la situazione, per capire se e dove c'è violazione del  diritto alla salute e all'autodeterminazione. Perché nessun ordine ministeriale può obbligare una donna a un trattamento sanitario, se non lo vuole. Neppure a restare in ospedale 3 giorni dopo aver assunto il primo dei due farmaci abortivi. Raccogliamo informazioni e testimonianze, e diffondiamole: anche attraverso questo sito.

 

Ultima modifica il Lunedì, 01 Febbraio 2010 13:16
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook