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Agbobloshie e la nostra indifferenza

  • Lug 08, 2013
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Corriere Immigrazione
08 07 2013

Gli effetti planetari dell’inquinamento elettronico. La video inchiesta di Ilaria Sesana.

Vi ricordate il vecchio televisore a tubo catodico? Sì, proprio quello che avete sostituitocon un moderno Lcd a schermo piatto dopo il passaggio al digitale terrestre. Chissà che fine avrà fatto. E il vecchio Nokia 3310, abbandonato per anni in un cassetto, dove sarà andato a fiire? E il frullatore ingrippato, dove è stato gettato?

Ogni anno in Italia vengono generati 16,3 chili di Raee (ovvero i Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) pro capite. Ma solo 4 chili vengono trattati correttamente. Detto altrimenti: su quattro Raee generati in Italia solo uno viene gestito dal sistema formale. I restanti tre, invece, si disperdono in canali paralleli, a volte illegali, spesso ambientalmente non corretti. Possono arrivare persino ad Agbobloshie.

Complessivamente, stiamo parlando di circa 700 mila tonnellate di Raee l’anno che vengono sottratti al sistema formale della raccolta e del riciclo. I calcoli li ha fatti Ecodom, il principale consorzio che gestisce il trasporto e il trattamento degli elettrodomestici a fine vita e che ieri a Roma ha presentato il Rapporto di sostenibilità 2012.

Questi Raee vengono intercettati da soggetti interessati soltanto al valore economico delle materie prime più facili da ottenere (rame, ferro, alluminio) e totalmente incuranti delle criticità ambientali connesse allo smaltimento di questi elettrodomestici. Pensiamo al Cfc, gas refrigerante contenuto nei vecchi frigoriferi e bandito dal 1994 perché ozonolesivo. Chi smantella un frigorifero senza curarsi del Cfc non ha spese, ma solo ricavi perché può estrarre e rivendere tutto il rame e l’acciaio del compressore. Ma produce un danno all’ambiente e a tutti noi.

In alcuni casi, questi stessi soggetti esportano illegalmente i Raee (fingendo che siano apparecchiature usate ed ancora funzionanti) verso Paesi in via di sviluppo, dove il “riciclo” avviene in condizioni alquanto precarie dal punto di vista ambientale e completamente inaccettabili dal punto di vista sociale.

I Raee hanno bisogno di un trattamento dedicato, non possono essere gettati nella spazzatura assieme ai comuni rifiuti. Perché contengono sostanze nocive (che devono essere estratte senza danneggiare l’ambiente o l’uomo) e materiali che possono essere estratti e reimmessi sul mercato sotto forma di materie prime seconde. Stiamo parlando di rame (Ecodom, solo nel 2012, ne ha riciclate 20 mila tonnellate, abbastanza da imballarci 71 Statue della Libertà), ferro (44 mila tonnellate), plastica (7 mila tonnellate) e alluminio (1.700 tonnellate).

Tornando alla domanda di partenza: che fine ha fatto il vecchio televisore?

Agbobloshie e la nostra indifferenza

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Gli effetti planetari dell’inquinamento elettronico. La video inchiesta di Ilaria Sesana.

Vi ricordate il vecchio televisore a tubo catodico? Sì, proprio quello che avete sostituito con un moderno Lcd a schermo piatto dopo il passaggio al digitale terrestre. Chissà che fine avrà fatto. E il vecchio Nokia 3310, abbandonato per anni in un cassetto, dove sarà andato a fiire? E il frullatore ingrippato, dove è stato gettato?

Ogni anno in Italia vengono generati 16,3 chili di Raee (ovvero i Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) pro capite. Ma solo 4 chili vengono trattati correttamente. Detto altrimenti: su quattro Raee generati in Italia solo uno viene gestito dal sistema formale. I restanti tre, invece, si disperdono in canali paralleli, a volte illegali, spesso ambientalmente non corretti. Possono arrivare persino ad Agbobloshie.

Complessivamente, stiamo parlando di circa 700 mila tonnellate di Raee l’anno che vengono sottratti al sistema formale della raccolta e del riciclo. I calcoli li ha fatti Ecodom, il principale consorzio che gestisce il trasporto e il trattamento degli elettrodomestici a fine vita e che ieri a Roma ha presentato il Rapporto di sostenibilità 2012.

Questi Raee vengono intercettati da soggetti interessati soltanto al valore economico delle materie prime più facili da ottenere (rame, ferro, alluminio) e totalmente incuranti delle criticità ambientali connesse allo smaltimento di questi elettrodomestici. Pensiamo al Cfc, gas refrigerante contenuto nei vecchi frigoriferi e bandito dal 1994 perché ozonolesivo. Chi smantella un frigorifero senza curarsi del Cfc non ha spese, ma solo ricavi perché può estrarre e rivendere tutto il rame e l’acciaio del compressore. Ma produce un danno all’ambiente e a tutti noi.

In alcuni casi, questi stessi soggetti esportano illegalmente i Raee (fingendo che siano apparecchiature usate ed ancora funzionanti) verso Paesi in via di sviluppo, dove il “riciclo” avviene in condizioni alquanto precarie dal punto di vista ambientale e completamente inaccettabili dal punto di vista sociale.

I Raee hanno bisogno di un trattamento dedicato, non possono essere gettati nella spazzatura assieme ai comuni rifiuti. Perché contengono sostanze nocive (che devono essere estratte senza danneggiare l’ambiente o l’uomo) e materiali che possono essere estratti e reimmessi sul mercato sotto forma di materie prime seconde. Stiamo parlando di rame (Ecodom, solo nel 2012, ne ha riciclate 20 mila tonnellate, abbastanza da imballarci 71 Statue della Libertà), ferro (44 mila tonnellate), plastica (7 mila tonnellate) e alluminio (1.700 tonnellate).

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