Russia, inchiesta per pirateria contro gli attivisti di Greenpeace

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La Stampa
25 09 2013

Nel mirino il blitz dei 30 militanti, tra cui un italiano, sulla piattaforma artica Gazprom. Gli inquirenti: hanno minacciato la sovranità territoriale e ambientale. Rischiano fino a quindici anni di carcere.

Catturati da un commando di forze speciali piombato da un elicottero, rimorchiati per quattro giorni a bordo del loro rompighiaccio Sunrise sino a Murmansk senza alcuna assistenza legale o consolare e infine accusati di «pirateria», per la prima volta nella storia di un blitz di Greenpeace: è la parabola dei 30 attivisti dell’organizzazione ambientalista, tra cui un italiano, che la scorsa settimana hanno organizzato un blitz contro una piattaforma petrolifera di Gazprom, la prima russa nell’Artico, per denunciare i rischi di tale attività in un ecosistema unico al mondo. Una vicenda nella quale Mosca è arrivata a convocare l’ambasciatore olandese. A elevare il tono dello scontro, oggi, è stato il portavoce del comitato investigativo russo, Vladimir Markin, annunciando un’inchiesta per pirateria (punibile fino a 15 anni secondo il codice russo) e sottolineando che tutti i partecipanti al blitz saranno perseguiti «indipendentemente dalla loro nazionalità».

«Quando una nave straniera piena di dotazioni elettroniche dagli scopi sconosciuti e un gruppo di persone, sedicenti ambientalisti, tenta di assaltare una piattaforma di trivellazione ci sono legittimi dubbi sulle loro intenzioni», ha osservato Markin. «Difficile credere che i cosiddetti attivisti non sapessero che la piattaforma è una installazione con un alto livello di rischio, e che ogni azione non autorizzata può portare ad un incidente, che metterebbe in pericolo non solo le persone a bordo ma anche l’ecologia, che si sta zelantemente proteggendo», ha aggiunto. Greenpeace sostiene invece che si trattava di un’azione pacifica e che i veri pericoli sono rappresentati dalle trivellazioni petrolifere nell’ Artico, che Gazprom comincerà nei primi mesi del 2014: una fuoriuscita dalla piattaforma Prirazlomnaya, nel mare di Barents, ammonisce, potrebbe danneggiare oltre 3000 miglia di costa russa.

Ma ora la battaglia è tutta legale. Greenpeace sostiene di aver agito in acque internazionali e respinge la ventilata accusa di pirateria, definendola infondata e di natura intimidatoria. Per adesso, comunque, secondo quanto ha appreso l’Ansa da fonti diplomatiche, sono state contestate solo violazioni del diritto amministrativo e nel giro di 48 ore saranno chiarite le singole posizioni dei 30 attivisti, provenienti da 18 Paesi. Quelli che rischiano di più sono i quattro che hanno tentato di scalare la piattaforma. Quanto al militante italiano, Cristian d’Alessandro, originario di Napoli, «sta bene, è in ottime condizioni fisiche e psicologiche», come ha riferito all’ANSA il console generale di San Pietroburgo Luigi Estero, dopo che il suo vice ha incontrato il giovane a bordo del Sunrise, al pari dei diplomatici e dei funzionari consolari dei Paesi cui appartengono gli attivisti.

Il giovane ha ribadito il carattere pacifico del blitz contro la piattaforma petrolifera e ha precisato di essersi imbarcato con un regolare contratto da marittimo, che scade a novembre. E mentre il Pd annuncia che vigilerà sulle indagini e chiederà al governo di riferire sui fatti in commissione esteri, la madre di D’Alessandro ha riferito di aver scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «perché mi sono resa conto che non si sa nulla di questa organizzazione». «Ho massima stima del ministro degli Esteri, Emma Bonino, so che si sta dando da fare - precisa - ma la questione principale è prestare maggiore attenzione a quello che succede, di questa vicenda non si è parlato molto, pare sia più interessante il matrimonio di Belen».

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