La coppia perfetta non esiste

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di Antonio Di Ciaccia*, Zeroviolenzadonne
2 ottobre 2012

Come stanno tra di loro un uomo e una donna?
C'è chi sta bene e chi sta male, chi sta male dopo essere stato bene e chi sta bene dopo esser stato male. La cosa si complica al quadrato se si prende la coppia come un'unità. In questo caso è difficile che tutti e due stiano bene: se uno sta male anche l'altro sta male, anche se personalmente lui ritiene di stare bene.

Sappiamo inoltre che se la coppia ha un seguito, i figli, per esempio, anch'essi sono contaminati e reagiscono fondamentalmente in due modi: il più semplice è quello di farsi terapeuti dei propri genitori, il più complicato è quello di tentare di rispondere con la propria vita e il proprio corpo alla loro mancanza – di affetto, di desiderio, di amore – mancanza che emerge nella crisi dei genitori. Ma la nostra nota odierna lascia da parte questa questione. Si concentra sulla coppia.

Una prima constatazione: per fare coppia ci sono dei modi di fare che sono tipici di un'epoca, di un popolo, di una civiltà. Ciononostante, l'essere umano manca di un sapere che lo guidi nelle proprie scelte - a differenza dei nostri fratelli animali guidati in modo eccellente dall'istinto. L'essere umano non dispone di questa guida necessariamente univoca e sufficientemente fissa. Guida assente soprattutto in due campi: il lavoro e ciò che riguarda le cose dell'amore. Non a caso Freud nota che è proprio in questi due campi che il sintomo la fa da padrone.

Capita però che un uomo voglia fare coppia con una donna. Anzi, per essere più precisi: che una persona voglia fare coppia con un'altra persona, al di là del sesso dichiarato o addirittura del sesso inconscio. E' possibile? C'è un percorso da fare.
L'uomo, o meglio chiunque si metta dalla parte del maschio, è sempre, o quasi, alla ricerca di ciò che gli manca. Se trova quel che gli manca, per esempio una bella ragazza, potrà far valere, con gli altri ma soprattutto rispetto a se stesso, la sua completezza, corredata di quegli orpelli, più o meno ridicoli, che ne sono il corollario, come la potenza e altre cose del genere.

Capita però che una volta trovata la bella ragazza - per riprendere l'esempio -, egli non la trova più tanto bella e scopre che non la desidera più. Si mette così di nuovo alla ricerca di quel che gli manca e ripete la sceneggiatura all'infinito. Sappiamo allora che siamo già entrati nel regno dei dubbi e nelle nebbie in cui si perde il nevrotico ossessivo. E così quest'uomo, o chi sta dalla parte di maschile, dopo aver fatto coppia con il proprio fantasma, si ritrova a far coppia con il proprio sintomo.
La donna invece, o chiunque si metta dalla parte femminile, cerca anche lei ciò che le manca, che però non è la stessa cosa che manca all'uomo. Ma si va troppo alla svelta se si pensa che quel che le manca è un organo che il maschio ha e che si suppone lo faccia godere quando l'organo gode.

Lei, forse, non sa che il maschio è capace di dubitare anche del rapporto che intercorre tra sé e il proprio organo, il quale ha l'abitudine di fare di testa sua e non risponde, come un lacché, al suo desiderio.
Ora, quello che la donna sa è che il godimento dell'organo non è il segno dell'amore. E lei vuole l'amore. E l'amore non glielo dà il fatto che l'organo dell'altro abbia goduto di lei e nemmeno che l'organo dell'altro l'abbia fatta godere.

La donna vuole l'amore. Vuole insomma dall'altro non qualcosa, vuole una parola che le rimandi che lei è donna. Il suo complemento fantasmatico sono le parole d'amore, anche se il sintomo con cui fa tante volte coppia è proprio il rovescio di quel che desidera, come se avesse orrore di sapersi, finalmente, donna. E' così che la bella isterica s'inventa allora quel partner ideale che saprebbe renderla donna senza chiederle nulla della sua femminilità e che ha sovente il volto, l'aspetto, addirittura l'età di un padre ideale.
Ecco quindi che ognuno fa coppia prima con il fantasma, poi con il sintomo.

Ma quand'è, mi chiederete voi, che l'uno e l'altra possono fare coppia?
La migliore coppia è quando il sintomo dell'uno si sposa con il sintomo dell'altra.

A volte il nodo riesce e si diventa una bella coppia. A volte il nodo non riesce oppure si disfa. Il che non vuol dire che l'uno e l'altra debbano separarsi: a volte si arriva addirittura a godere del fatto di star male, in modo regolare e ripetitivo. Anche qui il sintomo prende il sopravvento con il suo corredo di sofferenza, e si arriva a star bene pur stando male.

Quest'ultima frase lascia trasparire – certo, attraverso il sintomo – che l'unico vero partner dell'uno e dell'altra, chiunque essa o esso sia, è quella strana cosa che Jacques Lacan chiama la jouissance, il godimento. Anzi, a questo livello credo sia improprio dire che l'essere umano faccia coppia con il godimento, poiché, in realtà, sono un tutt'uno. Il godimento ci abita, e al tempo stesso noi vi abitiamo, poiché esso si configura in tutte le parole, gli eventi e le cose di cui, fondamentalmente, siamo fatti.

L'accordo di noi stessi, uno per uno, con il nostro godimento – tutto sommato autistico – è la condizione che il nostro fantasma ci prospetta affinché l'incontro con un partner non si risolva in un fiasco totale, ma in una formula di compromesso – che, ricordo, è la definizione in greco del sintomo – sufficientemente soddisfacente. A volte, «ma sì! ma sì!», capace di suscitare gioia.

Tutto questo avviene così – cosa che, parafrasando Freud, chiameremo il disagio dell'uno per uno - poiché nell'inconscio non c'è quel sapere regolato che chiamiamo l'istinto. Al suo posto vi è un sapere  sregolato e reso debole perché lì dove ci si potrebbe attendere una scrittura precisa sui rapporti tra questi esseri che parlano, c'è, invece, un buco. Il che comporta che più ci si avvicina a questo buco, più si è presi dal terrore. E' il motivo per cui Lacan arriva a dire che l'essere umano, diversamente da quanto aveva detto Freud, non ha nessun desiderio di sapere – evidentemente parla del sapere dell'inconscio, di ciò che ha a che fare con quel buco – "poiché – lo cito – ciò che presiede al sapere non è il desiderio ma l'orrore".

Insomma, se riuscite a far in modo che il vostro sintomo si accordi con il sintomo del partner, con quest'ultimo farete una bella coppia, anche se non dovete mai dimenticare che siete sempre in quattro.
 
*Presidente dell'Istituto Freudiano
e curatore in Italia dell'Opera di Lacan

Ultima modifica il Giovedì, 04 Ottobre 2012 16:17
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