LA SCUOLA DEI SENTIMENTI

di Simona Marino
13 settembre 2011

Interrogarsi sui compiti che attendono la scuola nel terzo millennio significa andare al di là di un modello educativo impostato sull’acquisizione di saperi e competenze. La complessità del processo di globalizzazione, che negli ultimi anni ha prepotentemente investito anche il mondo della scuola, come pure la crisi valoriale che ha intaccato i modelli formativi e il senso di precarietà che impedisce la progettazione di un possibile futuro, accompagnati dal labirinto di informazioni del sistema massmediatico inducono ad una riflessione critica su gli obbiettivi e i metodi del percorso educativo in ambito scolastico.

L’immagine di una scuola dell’efficienza e della competenza può far dimenticare che la scuola è innanzitutto il luogo di passaggio dalla casa alla città, dal sé agli altri e come tale è il luogo dove si educano i sentimenti, dove si ritorna a sé e si coltiva il tempo interiore che scorre per flussi e scandisce il ritmo del proprio sentire. Educare ai sentimenti è comporre il proprio tempo, comporsi come in una melodia fatta di legami. Chi insegna sa che apprendere è un modo di sentire e che anche la conoscenza è un sentimento, altrimenti rischia di mantenersi sulla soglia di un vuoto nozionismo, che scivola nel tempo senza lasciare traccia. Chi insegna consegna se stesso, il suo sapere, le ore passate sulle pagine dei libri,  il tempo della propria formazione, ma innanzitutto il corpo proprio, i gesti, gli sguardi, la voce. Insegnare è un corpo a corpo, diceva un filosofo, intendendo una relazione di genere e generativa, un’esposizione di sé prima ancora che del proprio sapere.

Essere uomini e donne non è indifferente, così come non lo è per i bambini e le bambine che imparano a conoscersi e a scoprire la loro differenza come un valore da riconoscere e rispettare in uno scambio tra pari. Ma è anche una relazione tra generazioni diverse, vissuta nella singolarità di ciascuno/a e per questo generativa di un tempo inatteso al presente.
La scuola dei sentimenti nasce da questo intreccio tra generi e generazioni e dalla convinzione che un progetto educativo non può separare i contenuti del sapere dalle relazioni che dispongono.

Ma i sentimenti non s’insegnano, si apprendono, reclamano l’acquisizione di una soggettività, il diventare persona. I sentimenti s’insediano col tempo al fondo della propria interiorità dove si sedimentano e si coltivano. Per questo donare e donarsi il tempo è il primo gesto educativo per contrastare l’affanno quotidiano teso a conseguire obbiettivi e acquisire crediti che sterilizzano e prosciugano il tempo interiore, rendendo aridi e interessati. Educare ai sentimenti significa educare ai legami. Sentire l’altro/a in se stesso/a. I sentimenti sono legami che occorre educare per annodarli e scioglierli, per mantenerli o allentarli.

La scuola dei sentimenti fu realizzata per la prima volta in una scuola media a Cavalleggeri, un quartiere operaio di Napoli, tra Fuorigrotta e Bagnoli dove un’aula fu trasformata nel salotto del pensiero, senza più banchi, ma con divani e tappeti, quasi scuola e quasi casa. Le testimonianze dei bambini ripetono questa immagine reversibile di un passaggio immediato di casa a scuola, ma di una casa ideale e di una scuola ideale, eppure reale, dove entrano e, seduti in cerchio, per terra sui cuscini o sui divani, fanno lezione. Il salotto è l’espressione di una forma didattica, un metodo improntato al dialogo circolare che sollecita il racconto di sé e la rivisitazione critica  di convinzioni e preconcetti attraverso momenti di parole e di scrittura.

Importante in questo rimando è il confronto con gli altri/e  in modo da creare un sentire condiviso in cui ciascuna/o possa riconoscere una parte di sé e delle proprie esperienze e restituirlo ad una parola comune. Questo consente di liberarsi dalla paura di essere giudicati e di avvertire i compagni e le compagne simili e differenti. Inoltre i partecipanti devono avvertire una disposizione da parte del/la docente, seria e attenta alle loro parole e non autoritaria e giudicante.

Discrezione, cura, attenzione a ciascuno e a tutti, in breve sensibilità all’ascolto, sono elementi indispensabili per la riuscita dell’incontro. Non si tratta di portare un sapere o di trasmettere dei contenuti, ma di sviluppare la disposizione a sentirsi e a sentire e la fiducia nel potersi con-fidare.

I contenuti
Un progetto educativo che si articoli come un’educazione ai sentimenti deve prevedere la decostruzione della cultura maschilista e la messa in discussione degli stereotipi e dei modelli di riferimento nel sociale che delineano ruoli e compiti diversi per uomini e donne producendo un’immagine della differenza tra i sessi come disvalore per le donne. Scoprirsi differenti dovrebbe piuttosto significare che ciascuno/a assuma la propria appartenenza di genere come una condizione che non è determinata da un destino biologico, ma che si  configura come un insieme di pratiche e di dispositivi densi di significato e inscritti in relazioni di potere.

Un uomo ed una donna non hanno niente in comune, ricevono fin dalla nascita educazioni differenti, spazi di libertà e di desiderio che si condensano in aspettative e progetti di vita apparentemente omogenei, ma in realtà diversi, se non contrastanti. Il mondo li accoglie come se fossero simili nell’animo e nell’intelligenza, e la loro differenza fosse solo biologica, legata ad un corpo privato del proprio sentire e pensare. Agisce in questa cancellazione un modello di soggettività neutra, separata dal corpo e perciò uguale per tutti. Su questa linea di confine il corpo è relegato ad una dimensione riproduttrice o patologica e la differenza è vissuta come disvalore, qualcosa da togliere, un inciampo, soprattutto per le donne che, più degli uomini, ne subiscono gli effetti negativi.

In quel più si annoda un’esistenza che ha imparato a dipendere dallo sguardo dell’altro, a trovare la propria misura nel piacere e nell’amore dell’altro e non nel piacere e nell’amore di sé. E allora il corpo diventa uno strumento di seduzione, il valore su cui fondare la propria esistenza o nell’esito opposto, ma speculare, qualcosa da togliere, da rendere invisibile per essere come gli uomini. Ricucire questo legame spezzato, per le donne significherà imparare ad amarsi così come si è, ad accogliere la propria differenza come un dono da portare a sé e all’altro fuori da ogni dipendenza, a sentire la propria esistenza come necessaria e non come qualcosa di superfluo e relativo. In breve a restituirsi il piacere e la libertà di stare al mondo.

Per gli uomini potrà significare scoprire che la corporeità non è una dimensione separata dal proprio sentire e pensare, relegata ad una pura fisicità da controllare e governare e che la sessualità e il desiderio possono armonizzarsi con i sentimenti e con la cura.

Un percorso lungo e complesso, che reclama la rimessa in discussione del proprio sentire ed agire nella relazione a sé e all’altra/o e che è necessario cominciare fin da bambini in ambiente scolastico, coinvolgendo il corpo insegnante e i  genitori. La loro partecipazione infatti è indispensabile per armonizzare i messaggi che i bambini e le bambine ricevono allo scopo di imparare ad accogliere la propria differenza per incontrare la differenza dell’altra/o, ad amarsi per amare, a scoprire nella propria interiorità quel grumo di sentimenti che non raggiungono la soglia della voce per pudore o per vergogna e liberarli alla parola, a svincolarsi da modelli e da stereotipi subiti nell’illusione di farsi accettare dal mondo, a conoscere ed accogliere la propria debolezza e fragilità per incontrarle e rispettarle nell’altro/a.

In breve, un’etica dei sentimenti per costruire una nuova alleanza tra uomini e donne che inauguri una relazione di vicinanza, dove il desiderio non sia possesso e assimilazione, ma meraviglia e cura, e per ripensare insieme in un confronto tra gruppi di sesso differente temi come il corpo, la percezione del corpo proprio e dell’altro/a, l’amore di sé e dell’altra/o,l’amicizia, la paura, la dipendenza e il bisogno, la gelosia, il desiderio e il possesso, il rispetto e la cura, l’amore.
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook