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Storia di Khushboo, la sedicenne indiana che ha evitato (finora) il matrimonio

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Per molte giovani spose, il matrimonio segna la fine dell'infanzia e, con essa, dei sogni

di Viviana Mazza

Se Malala è oggi la ragazza coraggiosa più nota del subcontinente indiano, non è certo l’unica. Ne ho appena conosciuta, attraverso un documentario di Al Jazeera, un’altra, che non viene dal Pakistan ma vive in India. Si chiama Khushboo. Anche lei crede nell’istruzione (vuole fare la giornalista), ma avendo compiuto i 16 anni ha un problema: i suoi genitori, e soprattutto la società cui appartiene premono perché si sposi, e il matrimonio ti cambia davvero la vita, dove vive lei. Abita a Bihar, nel nord dell’India, uno degli stati più poveri della nazione, dove il 69% dei matrimoni coinvolgono spose bambine. La sua paura è che, una volta sposata, il marito non le permetta di continuare a studiare e di avere una carriera. “Magari non vorrà nemmeno che esca di casa? Mi chiuderà dentro?”, si chiede preoccupata. “Per molte giovani spose, il matrimonio segna la fine dell’infanzia e, con essa, dei sogni”. Finora è riuscita a convincere il padre a rimandare le nozze, ma fino a quando potrà farlo?
 
Khushboo ha già cominciato 5 anni fa a lavorare come giornalista raccontando storie di altre donne e ragazze del suo distretto, su incoraggiamento di un attivista e giornalista indiano. Non c’erano tv né giornali nella zona, remota e conservatrice, e così lei e altre coetanee hanno iniziato a riprendere con una videocamera tutti i problemi della gente (“Ti basta per vivere la pensione?”, chiedono ad un’anziana che prende l’equivalente di 4 dollari al mese, la quale replica “E che ne so? Non so contare…”).Il risultato è il notiziario Appan Samachar (le nostre notizie), che viene trasmesso nella piazza del mercato. In seconda battuta, le ragazze riescono a creare da sole anche un giornale (con fatica, raccogliendo ad una ad una le sottoscrizioni per poterlo finanziare), per raccontare per iscritto le storie locali che la stampa nazionale spesso ignora. Una delle storie investigate dalle ragazze è quella di Shilpi, una vicina di casa data in sposa a 16 anni ad un cinquantenne, che viene picchiata dalla nuova famiglia perché non sa cucinare. Una storia quanto mai attuale, penso mentre in questi giorni viene lanciata in India una campagna pubblicitaria contro gli abusi domestici che ritrae le divinità indiane con lividi e occhi pesti: una risposta ai recenti casi di stupri e abusi alle donne nel Paese.

Khushboo comincia a interessarsi alla storia di Shilpi quando apprende che la coetanea è stata imbavagliata e legata dalla famiglia del marito e gettata sui binari del treno, riuscendo a scampare alla morte per un pelo. Ma per la famiglia della ragazza, sarebbe stato meglio che fosse morta, perché il suo ritorno da divorziata è un disonore. “Potrebbe accadere a qualunque ragazza”, riflette Khushboo. “E’ difficile credere che le donne vivano ancora così nel Ventunesimo secolo, ma questo non è un caso isolato, è una realtà per molte”. La sua speranza è che “se una ragazza è istruita e indipendente, allora potrà controllare il proprio destino”. La sua convinzione è che raccontare pubblicamente questi abusi porterà la gente a capire, a cambiare, a ribellarsi. Qui sotto il documentario su di lei, girato dal giornalista indiano Kumud Ranjan. La storia di Khushboo continua.
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