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Strauss-Kahn, c'è l'accordo economico con la cameriera che lo accusò di stupro

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30 11 2012

Finisce così anche il processo civile per l'ex direttore del Fmi
 
C'è un accordo economico con la grande accusatrice: il travaglio giudiziario di Dominique Strauss-Kahn - che lo ha costretto a dimettersi dalla guida del Fondo Monetario Internazionale e ad abbandonare le sue ambizioni presidenziali in Francia - potrebbe presto concludersi. A rivelarlo, per primo, è il New York Times. Dsk ha raggiunto un'intesa preliminare con Nafissatou Diallo, la cameriera dell'hotel Sofitel di Times Square, a New York, che lo ha accusato di aggressione sessuale. A quanto ammonti la somma non si sa: l'accordo non è stato ancora firmato dalle parti. I termini finanziari dell'intesa si conosceranno la settimana prossima, quando i legali dell'ex presidente del Fmi e della donna appariranno di fronte alla Corte Suprema dello Stato di New York.
 
IL PROCESSO CIVILE - Potrà così chiudersi anche l'ultimo troncone dell'inchiesta, quello che riguarda la giustizia civile, dopo che il procuratore distrettuale di New York, Cyrus Vance Jr fece cadere tutte le accuse di aggressione sessuale in sede penale nell'agosto del 2011, sostenendo che non era possibile chiarire con certezza cosa fosse accaduto tra i due.

LA VICENDA - Nafissatou Diallo, la cameriera originaria della Guinea, ha dichiarato di essere di essere stata aggredita da Strauss-Kahn, 63 anni, quando era andata a pulire la sua suite al Sofitel nel maggio del 2011. L'ex presidente del Fmi ha sempre sostenuto che l'incontro è stato consensuale e ha a sua volta accusato di diffamazione Diallo, chiedendole un risarcimento di un milione di dollari. La vicenda giudiziaria ha dato libero sfogo a nuove accuse di abusi sessuali, in Francia e negli Stati Uniti: in agosto un caso sollevato da una escort riguardante festini in un albergo di Washington è caduto dopo che la donna ha ritrattato. Ma queste vicende hanno contribuito a tratteggiare l'immagine di un instancabile seduttore. Dsk stesso ha ammesso di essere un «libertino», negando però crimini o violenze.

Renato Benedetto
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