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Via la divisa: Ferrara si rivolta contro gli assassini di Federico Aldrovandi

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Giornalettismo
14 02 2014

Via la divisa. È questo lo slogan della manifestazione organizzata dai famigliari di Federico Aldrovandi che si terrà sabato pomeriggio a Ferrara per chiedere la destituzione dei quattro poliziotti condannati per omicidio colposo, tre dei quali sono recentemente tornati in servizio.

IL CORTEO E LA PETIZIONE CONTRO I POLIZIOTTI CONDANNATI - L’iniziativa, promossa dall’Associazione Federico Aldrovandi, trova l’appoggio del senatore del Partito Democratico Luigi Manconi, che ha lanciato una petizione su Change.org per chiedere ai ministri Alfano e Cancellieri che gli agenti condannati per la morte del diciottenne ferrarese non tornino a svolgere un servizio che preveda contatti con il pubblico.

REATO DI TORTURA - Il corteo organizzato dall’Associazione Federico Aldrovandi si riunirà alle 14 di domani, sabato 15 febbraio, in via Ippodromo e sfilerà per il centro di Ferrara per concludersi sotto il palazzo della Prefettura. Lo scopo della manifestazione è chiedere, oltre alla destituzione dei poliziotti tornati in servizio, anche l’introduzione del reato di tortura e di un numero identificativo per gli appartenenti alle forze dell’ordine. La manifestazione prende le mosse da una frase di Stefano Aldrovandi, fratello di Federico, che scriveva:

Oggi io penso che chi usa la forza in maniera consapevole e provocando dolore senza pentirsene è una persona deviata e non si merita comprensione da nessuno. Mio fratello è morto a pugni, calci e manganellate per mano di 4 violenti in divisa non pentiti. Tali responsabili riprendono il loro lavoro dopo una condanna di omicidio. La domanda è sempre la stessa: che senso ha?

FEDERICO ALDROVANDI E I POLIZIOTTI CHE LO HANNO UCCISO - Allo stesso modo, un paio di settimane fa Patrizia Moretti, madre di Federico, era stata protagonista di un servizio de Le Iene, in cui si ricostruiva la morte del ragazzo, avvenuta all’alba del 25 settembre 2005 in seguito a un violento pestaggio da parte di quattro poliziotti. Contro i quattro agenti, condannati in via definitiva per eccesso colposo in omicidio colposo, c’è la testimonianza di una donna che ha raccontato di aver assistito al pestaggio dalla finestra di casa sua e alcune intercettazioni delle conversazioni tra agenti e centrale («L’abbiamo bastonato di brutto…») che dimostrerebbero i tentativi di depistaggio delle indagini da parte degli agenti. Dei quattro solo tre sono tornati in servizio, mentre Paolo Forlani non rientrerà in cura per una «nevrosi reattiva».

LEGGI ANCHE: La lettera del padre di Federico Aldrovandi ai poliziotti che lo hanno ucciso

LA PETIZIONE DEL SENATORE MANCONI - Anche il senatore Luigi Manconi, nella sua petizione, chiede con fermezza che i quattro poliziotti non tornino in servizio:

Hanno ucciso a mani nude e con i manganelli un ragazzo di 18 anni. Hanno aspettato 6 ore per avvisare la famiglia. Hanno disinformato, omesso, mentito. A causa dei depistaggi hanno avuto una condanna per un omicidio che di colposo non ha niente. La sicurezza dei cittadini non può essere affidata a chi si è reso responsabile di questo orrore. Chiediamo pertanto che quei poliziotti non siano mai più nella posizione di poter fare ancora ciò che già hanno fatto. Non hanno mai chiesto scusa, non si sono mai mostrati addolorati per aver tolto la vita a Federico. Ora possono tornare, armati, a svolgere un servizio istituzionale delicato come quello della gestione dell’ordine pubblico. Ciò è ingiusto. [...] Chiediamo di sapere quale sia stato l’esito del procedimento disciplinare a carico dei quattro poliziotti. Chiediamo che vengano disarmati e messi nelle condizioni di non nuocere più ad alcuno. Chiediamo che sia loro impedito di svolgere funzioni di ordine pubblico e di sicurezza e chiediamo che siano applicati esclusivamente a funzioni amministrative e che svolgano un servizio che non preveda, né ora né mai, alcun contatto con il pubblico.

Valentina Spotti

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