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"Il mio sogno è chiudere il lager dove vivo"

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Dinamo Press
21 02 2014

Dopo il grande corteo del 15 febbraio sotto il Cie di Ponte Galeria abbiamo intervistato uno dei detenuti, per capire esattamente la situazione dentro, farci raccontare le nuove proteste e sapere come hanno vissuto dall'interno la manifestazione.

Ieri una nuova protesta è scoppiata nel Cie di Ponte Galeria, i pochi migranti detenuti nel centro si sono rifiutati di uscire dalla mensa. Chiedono che venga riparato il fax, ormai fuori uso da oltre venti giorni. Per comunicare i propri dati personali agli avvocati sono costretti ad utilizzare il telefono dell'ufficio immigrazione del Cie. Noi esprimiamo la massima solidarietà ai ragazzi reclusi e chiediamo alla cooperativa che gestisce il centro di intervenire al più presto accettando le rivendicazioni dei migranti.

Tutto questo avviene a pochi giorni dal grande corteo del 15 febbraio, che è arrivato fin sotto il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria sradicando oltre 50 metri di reti e chiedendo la definitiva chiusura di queste “galere etniche”. Per capire cosa sta succedendo nel centro abbiamo intervistato telefonicamente Assam, usiamo un nome di fantasia, attualmente recluso. Dal suo racconto emerge la forza che il corteo è riuscito a trasmettere ai detenuti. Rimane la difficoltà di una vita quotidiana passata dietro le sbarre, senza comprendere per quali colpe sia stata inflitta questa punizione.

Le notizie che giungono da Ponte Galeria sono molto confuse, puoi dirci esattamente cosa sta succedendo all'interno del Cie?

Ieri hanno portato via un egiziano. Domenica un paio di persone hanno tentato di scappare, ma visto che qua c'è un sistema di allarme più efficace della Banca d'Italia. Un sistema di allarme allucinante. Appena sono arrivati su hanno trovato la polizia in tenuta anti-sommossa. Qua è come Guantanamo, sai cos'è Guantanamo? Servizi di sicurezza come qui dentro non li ho visti da nessuna parte del mondo: militari, finanza, carabinieri, polizia, telecamere a 360 gradi, grate, sbarre dappertutto.

I ragazzi che hanno tentato la fuga adesso dove sono?

I ragazzi sono stati ripresi e lasciati qui dentro. Ma quando lo bombardano questo posto? Non sono più cie sono lager. Questo schifo lo abbiamo vissuto negli anni '40. “Il diario di Anna Frank”, qui ci sono best seller, non diari di storie come quello dalla povera Anna Frank.

Sappiamo che oggi avete fatto una protesta perché non funziona il fax, che lo strumento con il quale comunicate con l'ufficio immigrazione...

Sai da quanto tempo non funziona il fax? Da venti giorni e oltre. Ma ti rendi conto? In venti giorni l'essere umano è riuscito ad arrivare sulla luna. In 20 giorni qua non riescono ad aggiustare un fax. L'unico fax che funziona è quello dell'ufficio immigrazione perciò se voglio mandare qualcosa che serve alla mia causa devo per forza farlo passare tramite l'ufficio immigrazione. Proprio loro che hanno il compito di espatriarci. Dov'è la legge sulla privacy? Il fax è utilizzato per cose private, se io ho da ricevere un foglio e non voglio farlo vedere all'ufficio immigrazione, non posso farlo, perché l'unico fax che funziona è il loro. Allora spiegami perché quello del cie è da 20 giorni che sta fermo.

Venerdì scorso due ragazzi della protesta delle “bocche cucite”sono stati rimpatriati, gli altri dove sono?

I ragazzi che si sono cuciti la bocca qualcuno è stato rimpatriato gli altri sono tutti qua.

Quante persone vivono adesso dentro il Cie?

Siamo rimasti in poche decine. Ti dico sembra che qua stanno tenendo Riina e Provenzano. Stanno tenendo qua i boss dei boss. Stanno tenendo i peggiori terroristi del mondo e siamo dieci gatti, dieci poveracci. Qua paga l'Europa, per questo non lo chiudono sto posto di merda perché ci mangiano su. Non gliene frega niente se sei padre di famiglia, se hai vissuto 20 o 30 anni qua.

Parli molto bene la lingua italiana, conosci a fondo la storia e gli avvenimenti italiani degli ultimi venti anni. Ti posso chiedere allora come si finisce in un Cie?

Le persone che si trovano nei Cie sono tutti extracomunitari che non hanno documenti e permesso di soggiorno o se li hanno sono scaduti. Da allora sei considerato clandestino e questo il posto dove mandano tutti i clandestini. Qui portano sia persone che escono dal carcere, cioè con precedenti penali, sia persone che camminano per strada con le buste della spesa. È una specie di vaso di pandora. Metti tutti quanti qua e poi aspetti la tua sorte, questa è la realtà dei fatti. Mesi e mesi della tua vita portati via, e poi chi te li ridà indietro? Nessuno, nessuno perché ti mangiano su. Il foglio di via serve sette giorni, se ti scade un documento in sette giorni ce la fai a metterli a posto? Non ti danno l'opportunità di metterti in regola, già solo per fare un documento è passata una settimana. Dopo questi giorni ti ritrovi di nuovo in strada, senza aver fatto i documenti e ti considerano un clandestino. Quando cammini per la strada ti devi girare a destra e a sinistra, perché il primo controllo ti riportano di nuovo qua.

Com'è la vita quotidiana in un Centro di Identificazione e Espulsione?

Vedi il gioco della roulette russa, metti una pallottola la fai girare e spari. Così noi viviamo perché non sappiamo durante il giorno cosa può succedere. Se ci svegliamo e aprendo gli occhi troviamo sulle nostre teste quelli dell'ufficio immigrazione, significa espatrio per tutta un'intera famiglia. Non si tratta soltanto di un essere, ma di un'intera famiglia. Tutti qua hanno una responsabilità sul collo. Se una persona rimane qua può mandare un pezzo di pane alla sua famiglia. Rimandandolo a casa è condannato alla povertà assoluta. Qui le nostre vita sono più annoiate di quelle del bestiame, tranne che per mangiare e andare a dormire non facciamo un cazzo, niente. La notte ci mettiamo a contare le stelle, per dormire dobbiamo prendere psicofarmaci. Qui ci uccidono il cervello a mano a mano, stanno giocando sulle nostre speranze, sui nostri sentimenti. La vita è uno schifo, lo spettro degli anni '40 degli anni del terrore, dello stato di pulizia delle SS. Siamo la. Siamo tutti traumatizzati, tutti. Io sono stufo anche della mia vita, siamo tutti stufi della nostra vita, ci manca la dignità, vaffanculo, senza la dignità non siamo niente. Non siamo nessuno, nel 21 secolo nella capitale del cristianesimo.

Ieri a Torino è stata approvata una mozione per l'abolizione dei Cie, che ne pensi?

Cerchiamo di cambiare le regole, perché le leggi le fanno gli uomini, non sono le leggi che fanno gli uomini. Sappiamo bene la Bossi e Fini che fine hanno fatto. Hanno fatto della legalità il loro motto. Ad uno hanno scoperta una casa a Montecarlo, l'altro ha fatto diventare la “trota” assessore. Guardano a noi stranieri come persone pericolose, che portiamo malattie e delinquenza, ma chi sono i delinquenti?

Un'ultima domanda, ma la più importate per noi. Avete sentito il corteo dello scorso sabato?

Se qui dentro le persone avessero le ali, in quel momento, le avreste trovate accanto a voi. Eravamo fuori dalla nostra pelle per la felicità. Delle persone fuori stavano combattendo per noi, siamo qua isolati dal mondo nel vero senso della parola, dietro le sbarre e i muri dire diritti non ha molto senso.

Io sono ottimista, penso che sia la volta buona. Possiamo chiudere i Cie.

È il sogno della mia vita.

Antonio Sanguinetti

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