MAMMA E PAPA' IN LIBRERIA

di Luca Cardin, Zeroviolenzadonne
27 marzo 2012

La mia professione - il librario - mi offre la possibilità di uno sguardo privilegiato sul mondo editoriale. Negli ultimi anni se c’è un reparto che più di altri ha accresciuto a dismisura i propri spazi è quello dedicato a “Pedagogia, puericultura e maternità”, conseguenza della sovrapproduzione di libri che dovrebbero aiutare i futuri mamme e papà nel loro compito. Subito si rimane colpiti dalla sproporzione di forze: da una veloce ricerca on-line risultano in commercio 159 per le mamme, 57 per i papà.

Quello che più interessa, però, è dare un occhio ad alcuni dei titoli. Cominciamo da quelli per i papà.
Da un’analisi si possono identificare 2 tipologie di libri: quelli che presentano in maniera positiva la paternità, per esempio  “Un papà fantastico”; “Finalmente papà”; “Sentirsi padre”. Quelli che sono veri e propri manuali: “Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo”; “Un libro per il papà”; “Il mestiere di papà”.

Sembra che i libri per i papà vogliano trasmettere un’idea della paternità come una cosa bella, nuova, un’avventura, invitando i futuri papà a prendersi i propri tempi, a godersi la propria nuova esperienza.

Provando a fare la stessa operazione per quelli dedicati alle mamme ci accorgiamo subito che quelli che presentano la maternità come un evento positivo, sono decisamente pochi: “La mamma felice”; “Mamma è bello”.
Ben più corposo il gruppo dei libri che possiamo definire “manuali”: “Mamme sotto assedio”; “SOS Mamma”; “Mamme acrobate”; “E le mamme chi le aiuta?”; “Ricette sane e veloci per mamme impegnate”; “M’ammazza”; “101 modi per diventare super mamma”.
Un ulteriore gruppo è quello dedicato alla riflessione sul ruolo della madre: “Mamme cattivissime”; “Il ruggito della mamma tigre”; “Il cervello delle mamme”; “Quello che le mamme non dicono”.

L’impressione che si ha è che i libri per le mamme, la maggior parte delle volte, trasmettano la figura di una mamma che deve essere “tuttofare” – madre, moglie, lavoratrice – con manuali che ti spiegano come fare a “fare tutto”. E alcuni si spingono oltre, direi, quasi accusando la mamma che non riesce ad essere perfetta in tutto.

La copertina de “Il manuale della mamma principiante” in questo senso è quasi un manifesto: una mamma vestita da superwoman (con tutina rosa d’ordinanza) che sfreccia nel cielo tenendo: borsetta a tracolla (femminilità mai perduta); borsa con biberon e pannolino (mamma); pupo che dorme beatamente. E anche scorrendo l’indice dei capitoli del libro si rimane alquanto sorpresi: *un bambino ti cambia la vita; *tempo per se stesse; *non solo mamma e bambino: tempo libero e amicizie; *SOS amore; *mamma al lavoro: conciliare figli e professione.
Naturalmente, non tutti sono così, però l’impressione è che sia questa l’idea generale.

Pochissimi, invece, i libri che contemplano la possibilità di analizzare la gravidanza per i due genitori insieme quasi che, appunto, l’evento “gravidanza” sia una cosa da vivere separata, ai papà le gioie, alle mamme i dolori.

Chiaramente questa proliferazione di libri è anche “figlia” del nostro tempo, la velocità con cui avanza l’informazione e l’ansia moderna di dover condividere le esperienze con gli altri, ha una grossa colpa in questo: sono cresciuti a dismisura i siti e i blog in cui, ancora una volta, sono soprattutto le mamme a scrivere e condividere ansie, problemi e (poco) gioie della maternità. E l’industria editoriale si è adeguata a questo.

Però c’è di più, attraverso questi libri si perpetua l’idea di una maternità fissa, che non cambia e si ripercuote negli stereotipi classici della madre che ha tutto il peso della situazione o gran parte di esso. Sembra quasi che la donna, quando partorisce, si debba confrontare con 2 figli: uno piccolo che ha bisogno di tutto perché è appena nato, e uno grande che ha bisogno di tutto perché, povero, è appena diventato papà e deve potersi godere appieno la propria paternità, mica gli vogliamo rompere le scatole con ansie, stress e derivati?

Mai come oggi risulta chiaro un disegno unico in cui, dai giochi alle favole, dai vestiti al linguaggio ai libri, fino alla maternità e paternità – ancora e sempre più – è il Mercato a farla da padrone, a decidere come dobbiamo vivere. E’ una società che ti fa crescere, dall’asilo in poi, in categorie di genere ben identificate, azzurro per i maschi, rosa per le femmine, dove non c’è spazio per genitori contenti di vivere la propria parte di affettività allo scoperto, contenti di prendersi cura di un figlio/a che non solo hanno deciso di avere insieme ad un’altra persona ma che ha il diritto di crescere con due genitori che, fatte salve le chiare differenze biologiche, sono sullo stesso piano.


Ultima modifica il Martedì, 27 Marzo 2012 12:34
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