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Omofobia e bullismo, 24 scuole romane in campo perché le cose cambino

Corriere della Sera
06 03 2014

Il progetto del Comune di Roma con «Le cose cambiano» contro le discriminazioni e per valorizzare le differenze

di Elena Tebano

Tutto è iniziato dall’appello di artisti e intellettuali, scossi per il nuovo suicidio di un ragazzo gay romano: il 30 ottobre scorso, con una lettera al Corriere, si sono rivolti al sindaco di Roma Ignazio Marino per chiedergli di fare qualcosa subito contro l’omofobia. I promotori, Ivano Cotroneo, Francesca Vecchioni e Cristiana Alicata, erano anche tra gli autori di Le cose cambiano, il progetto contro le discriminazioni lanciato dalla casa editrice Isbn in collaborazione con La 27esima Ora e Corriere.it. Quell’appello è stato ascoltato dal sindaco di Roma e adesso è diventato «lecosecambiano@roma»: un’iniziativa concreta, presentata ieri dall’Assessorato capitolino alla Scuola, per sensibilizzare gli studenti romani al rispetto e alla valorizzazione delle differenze, contribuendo così a contrastare il bullismo omofobico. Sono 24 le scuole che hanno aderito.

«La quasi totalità delle persone che ha contattato la Gay Helpline di Roma Capitale nel 2013 ha dichiarato di essere stata vittima di almeno un episodio di discriminazione o di bullismo nelle scuole medie inferiori e superiori. La scuola è quindi un luogo in cui le ragazze e i ragazzi cominciano a vivere esperienze negative e possono diventare bersaglio di pregiudizi ed essere discriminati a causa del proprio orientamento sessuale della propria identità di genere. È nostro dovere come amministrazione pubblica contrastare ogni forma di bullismo e promuovere il rispetto delle differenze», ha spiegato Alessandra Cattoi, assessora alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità di Roma.

Secondo una ricerca realizzata nel 2012 dell’Agenzia per i diritti fondamentali dell’Unione europea, il 96% delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali o transessuali) in Italia riferisce di sentire tutti i giorni commenti o scherzi denigratori nei confronti dell’omosessualità e transessualità; il 91% di sentire in generale un linguaggio offensivo e il 79% espressioni di aperta ostilità o addirittura odio. Le conseguenze di un esperienza simile, soprattutto se vissuta a scuola (un luogo in cui i ragazzi dovrebbero essere invece incoraggiati a esprimere se stessi e la propria identità), possono essere pesanti e durature. «Che si esprima in forma di derisione, scherzi di cattivo gusto o violenze vere e proprie, il bullismo omofobico e di genere è un fenomeno allarmante e doloroso — dice Vittorio Lingiardi, professore ordinario di Psicologia Dinamica alla Sapienza Università di Roma —. Causa dispersione scolastica, insicurezza psicologica, difficoltà relazionali. È un’ esperienza traumatica che lascia il segno per tutta la vita. È nostro dovere capirne le cause e combatterlo».

Al contrario, ricevere sostegno a scuola o dal gruppo dei compagni, aiuta i ragazzi e le ragazze omosessuali a sentirsi più forti, anche contro l’omofobia e le discriminazioni. Sempre secondo la ricerca dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, il 96% delle persone lgbt si sentirebbe più a proprio agio a vivere apertamente la propria omosessualità (o transessualità) se a scuola si promuovesse il rispetto per gay, lesbiche e trans.

Il progetto di Roma cerca proprio di agire in questa direzione. Tre le iniziative previste: un’indagine condotta dall’università La Sapienza per monitorare i casi bullismo attraverso un questionario anonimo online in cui gli studenti potranno segnalare eventuali discriminazioni; una serie di incontri nelle scuole con esponenti della cultura, del cinema, del teatro, della medicina (ieri a presentarli c’era anche Roberto Vecchioni); un concorso per gli istituti: «Iocambiolecose@Roma». A conclusione, ci sarà un evento finale in vista del 17 maggio, la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia, con la presentazione dei risultati della ricerca e la premiazione del concorso.

Ultima modifica il Giovedì, 06 Marzo 2014 08:27
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