Obiezione o abiezione?

Ivan Cavicchi, Zeroviolenzadonne
8 marzo 2014

"Abiezione" e "obiezione" ormai fanno coppia, le donne che decidono liberamente e responsabilmente di interrompere una gravidanza, sono sempre più "gettate fuori" (abjicere) dai loro diritti, perché qualcuno "getta" loro contro (objicere) degli ostacoli e degli impedimenti.

In questi anni nei confronti delle donne ma non solo,” obiezione” e “abiezione” sono costantemente cresciute in modo direttamente proporzionale. E’ in atto da tempo una pesante azione di “annullamento del diritto” dovuto  soprattutto agli effetti sulle donne della non applicazione delle leggi che ne dovrebbero salvaguardare la salute. Nel nostro paese  aumentano le pratiche illegali di violazione della legge 194 per scopi speculativi, quindi il numero degli aborti non sicuri, quelli effettuati nel privato.

Cresce e si estende  l’obiezione di coscienza quale comportamento opportunistico dei ginecologi ,in maniera clamorosa al sud, che si cautelano dal rischio di essere depauperati professionalmente ma che di fatto rendono indisponibile alle donne l’accesso ai  loro diritti. Le donne inoltre pur nelle loro specificità sono penalizzate come tutto il resto dei cittadini, dagli effetti regressivi dei tagli lineari, del blocco del turn over, della riduzione dei servizi, del definanziamento del sistema sanitario più in generale e che in genere colpisce tutti i settori del sistema sanitario ma in particolare i più deboli.

Oltre agli effetti devastanti dell'uso improprio dell'obiezione di coscienza vi sono quelli non meno devastanti dell’impoverimento dei servizi laddove esistono  e dei servizi che laddove non esistono  è perché non sono mai stati aperti. Si allungano le liste d'attesa, resta relativamente alto  il numero di settimane di gravidanza in cui è consentita l'interruzione, si fa sempre più ricorso all'aborto terapeutico, crescono le complicazioni cliniche importanti, si respingono le richieste di aiuto delle donne . Alla fine tutto concorre in modo silenzioso e inesorabile allo spegnimento  del diritto alla maternità libera e consapevole accentuando il bisogno di servizi.

Ormai il sottodimensionamento dei consultori è clamoroso e con l’aria che tira è difficile sperare in una loro riorganizzazione. L’abiezione sono le donne respinte dal servizio pubblico che non c’è, l’obiezione è un mostruoso dato paradossale  quello che definisce “congruo” l'aumento del numero degli obiettori di coscienza e la riduzione del numero degli aborti nel pubblico.

Il tasso di abortività nel pubblico è formalmente basso ma sta ad indicare semplicemente che quello reale è molto più alto e che l’ivg si fa per la maggior parte dei casi nel privato. Sostenere che l’obiezione di coscienza è cresciuta perché sono diminuite le IVG è una palese falsità. Non convince neanche la tesi che proprio perché il tasso di abortività è basso non servirebbe incentivare i non obiettori di coscienza.

Oggi in sanità l’art 32 ,il meta diritto per eccellenza, dal quale vengono i tanti diritti alla salute è per la maggior parte disatteso o quanto meno ridimensionato. “Abiezione” e “obiezione” nei confronti del diritto alla salute vanno molto più in la dell’interruzione volontaria della gravidanza, la prima è fatta da  abbandono, diseguaglianze, privatizzazione delle tutele, e coinvolge nuclei famigliari, anziani, bambini, malati cronici, persino malati di cancro, la seconda è soprattutto finanziaria tagli, definanziamento, riduzioni forzate di spesa.

Alla vigilia dell’8 marzo la XII Commissione Affari sociali della camera ha sfornato una risoluzione quasi per celebrare questa ricorrenza con la quale si è pronunciata sulla   Relazione presentata in parlamento sullo stato di attuazione delle norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria della gravidanza. E già questo fa pensare ,la relazione è stata  presentata pensate un po a settembre dello scorso anno.

Una vera  relazione sull’abiezione e sull’obiezione  allarmante con dati inequivocabilmente drammatici e che al tempo in cui fu presentata pose a tutti noi l’urgenza di un intervento politico tempestivo. Da allora sono passati 7 mesi e non è stato fatto praticamente nulla. L’unica cosa è stata quella di istituire un tavolo tecnico per studiare meglio i problemi. Nella risoluzione  si dice che si resta in attesa dei risultati del  tavolo tecnico.

E l’8 marzo cosa dobbiamo festeggiare? Le Regioni le principali responsabili politiche del disastro ivg (ma non solo) si possono commissariare se sono in disavanzo, ma non se distruggono i diritti; esse si possono obbligare ai piani di rientro ma non si possono obbligare a predisporre i servizi e le loro organizzazioni per rientrare dalle loro pratiche contro i diritti.

Ma allora perché la XII commissione della Camera nella sua risoluzione non ha proposto che da subito e in modo tassativo   le regioni  si attengano  ai loro doveri istituzionali pena il loro commissariamento? Per quelle regioni che hanno più dell’80% di obiettori di coscienza perché non nominare dei commissari ad acta?

Ultima modifica il Sabato, 08 Marzo 2014 06:35
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