Vecchi e nuovi modelli di famiglia

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da Otto per Mille Valdese


Oggi vi propongo una riflessione sui VECCHI E NUOVI MODELLI DI FAMIGLIA che sta avvenendo nelle nostre chiese, valdesi e metodiste, guardando alle "nuove famiglie" con lo sguardo non giudicante del Vangelo.

Per la Commissione “Famiglia, ma
trimonio e coppie di fatto” - istituita l'anno scorso in seguito alla decisione del Sinodo valdese nel 2010 riguardante la benedizione delle coppie omosessuali – le varie forme famigliari sono tutte “ugualmente significative”.

Posizioni esplicitate dalle chiese protestanti di Milano anche in occasione dello scorso “Family-Day” svoltosi in presenza di Benedetto XVI (ndR chi volesse leggere la dichiarazione, lo richieda in un post qui sotto).

Inoltre, per gli estensori del documento, che dopo il Sinodo di quest'anno è stato mandato alle chiese locali per una valutazione, il matrimonio - che secondo la tradizione protestante non è un sacramento - non è un prerequisito indispensabile alla famiglia. “Non esiste un concetto statico ed immutabile di matrimonio, né un nesso imprescindibile tra famiglia e matrimonio o tra famiglia e filiazione”, si legge nel testo.

Il past. Paolo Ribet, coordinatore della Commissione, ha spiegato: “La realtà delle famiglie in Italia è profondamente cambiata. Come chiesa dobbiamo interrogarci su quali sono oggi i modelli di famiglia e su come porci di fronte a loro, con lo scopo di rivisitare anche la nostra pastorale della famiglia”. Tanto più che l'ultimo documento ufficiale della Chiesa valdese dal titolo “Documento sul matrimonio”, risale al 1971, e fu adottato a ridosso della legge sul divorzio.

“Forse come protestanti, nati da un 'divorzio' dalla chiesa cattolica che non ha portato alla dissoluzione ma che, al contrario, è stato motivo di vita e di crescita, siamo nella condizione di guardare alle nuove forme di famiglia, e penso in particolare a quelle ricomposte, con lo sguardo benevolente e non giudicante del Vangelo”, ha voluto sottolineare il pastore e professor Enrico Benedetto, docente di teologia pratica alla Facoltà valdese di Roma e membro della Commissione che ha redatto il documento.

Benedetto ha anche ricordato il concetto di matrimonio dei puritani che lo consideravano come una “conversazione, cioè la capacità di parlare e di parlarsi, di rivolgersi l'uno verso l'altro, riconoscendo che è in questa dinamica che si valuta la fecondità del matrimonio piuttosto che dalla procreazione di figli”. Ci sono dunque ragioni storiche e culturali che suggeriscono l'apertura non solo verso la dimensione plurale delle famiglie, ma anche la capacità di “ricomporre cristianamente nuovi paesaggi di vita”.

Nella concezione protestante il matrimonio è un'istituzione esclusivamente civile, e non religiosa, ha aggiunto Ribet, precisando: “C'è una sostanziale differenza tra il concetto protestante e quello cattolico, dove la sacralità del vincolo matrimoniale proviene dall'alto e scende verso il basso del quotidiano, mentre per i protestanti il procedimento è inverso: nasce dal basso, dal dato sociologico, e mette le chiese nella condizione di doversi interrogare su questa realtà, senza pregiudizi e senza condanne”.

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