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Siria, dossier franco-americano per incastrare Assad sulle torture

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La Stampa
11 04 2014

Pronta una risoluzione all’Onu. Obiettivo: delegittimarlo prima che vinca

Una risoluzione Onu per accusare il regime siriano di crimini contro l’umanità, e processare i responsabili davanti alla Corte penale internazionale dell’Aja. È la strategia a cui stanno lavorando gli alleati occidentali, guidati in questo caso dalla Francia, per contrastare la probabile vittoria di Assad nelle prossime elezioni, delegittimarlo, e giustificare la prosecuzione degli sforzi per rovesciarlo.

Questa linea nasce dalla disperazione per le condizioni sul terreno. Sul piano militare, il regime sta recuperando posizioni e si trova in una situazione di vantaggio. Su quello politico, Assad punta a tenere e ovviamente vincere le prossime elezioni, in modo così da rilegittimarsi e respingere qualunque richiesta di farsi da parte. Questo significherebbe la fine del processo di Ginevra II, ossia la trattativa diplomatica che si basava sul presupposto di creare un governo di transizione in cui l’attuale leader di Damasco non avrebbe avuto un ruolo. Gli occidentali stanno facendo pressioni su Russia e Iran, affinché convincano Assad a rinunciare alle elezioni, ma Mosca e Teheran in questa fase non hanno molto interesse a collaborare, per la crisi ucraina e il negoziato nucleare in corso. Quindi gli osservatori si aspettano che Damasco andrà avanti con le elezioni, e il mediatore dell’Onu Brahimi ha già messo le dimissioni sul tavolo del segretario generale Ban Ki-moon. A quel punto resteranno solo i contatti bilaterali regionali per cercare una soluzione, che se fosse trovata tornerebbe nelle mani della comunità internazionale.

Uno stallo di questo genere significherebbe il riconoscimento della vittoria di Assad, o quanto meno della spaccatura in due della Siria. Per cercare una via diversa i francesi hanno scritto una risoluzione che «riafferma la sua forte condanna delle diffuse violazioni dei diritti umani e delle leggi internazionali da parte delle autorità siriane, così come gli abusi e le violazioni commessi dai gruppi armati, e sottolinea che alcuni di questi atti costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità». Il testo, che «La Stampa» ha ricevuto, «decide di riportare la situazione nella Repubblica araba siriana dal marzo 2011 al Procuratore della Corte penale internazionale», per individuare e processare responsabili. Lo fa in base all’articolo VII della Carta dell’Onu, che consente l’uso della forza nel caso la risoluzione non venga rispettata.

La denuncia si basa fra le altre cose sul rapporto «Caesar», dal nome in codice di un disertore delle forze di sicurezza siriane, che ha consegnato ai servizi occidentali circa 55.000 foto che provano le torture commesse contro almeno 11.000 vittime. Immagini terribili, inclusi strangolamenti e mutilazioni. Dunque le accuse non sono sostanziate solo dagli attacchi chimici dell’agosto scorso, che secondo un’inchiesta del giornalista americano Seymour Hersh sarebbero stati lanciati dalla Turchia per mano dei ribelli, allo scopo di incastrare Assad e provocare un intervento militare occidentale. La Francia sta discutendo ancora con gli Usa la presentazione della risoluzione. È prevedibile che la Russia la bloccherebbe col veto, ma il testo avrebbe un effetto simile a quello sull’Ucraina. La denuncia dei crimini di Damasco delegittimerebbe la vittoria elettorale di Assad, giustificando altre iniziative per rovesciarlo.

Paolo Mastrolilli

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