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Droghe, il governo si fa di Giovanardi

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Globalist
08 05 2014

«Basta con il mito della marijuana "pesante"», dice Leonardo Fiorentini, direttore di Fuoriluogo. Vale a dire basta col chiodo fisso di Giovanardi, l'autore di una delle peggiori leggi della storia del codice penale italiano. La Fini-Giovanardi, responsabile di parecchi morti, del sovraffollamento delle carceri e dell'ipertrofia dei conti bancari delle 'ndrine e di altre narcomafie.

La Fini-Giovanardi, scivolata nel codice senza nemmeno l'onore di un dibattito parlamentare perché "nascosta" in un decreto legge urgente per le Olimpiadi invernali di Torino. La democrazia è un lusso che Giovanardi, e tutti i governi che sono venuti dopo, non hanno mai inteso concedere. Ma, soprattutto, la Fini-Giovanardi è incostituzionale. Lo ha scritto la Consulta e Forum droghe lo ha ricordato in una lettera al presidente del Senato, Grasso. E già, perché Giovanardi, ora, è relatore del decreto Lorenzin per conto del governo delle larghe intese a guida Pd. Per questo Fiorentini è al secondo giorno di digiuno.

«Se non ci stupiamo troppo che Giovanardi non capisca la polemica delle associazioni che si sono sollevate contro la sua nomina, continuano invece a stupirci le sue dichiarazioni sulla cannabis transgenica "arricchita e che presenta un Thc altissimo". Anche perchè il suo fidato Capo Dipartimento Antidroga, che annunciava ogni settimana percentuali di THC crescenti ormai abbondantemente oltre il 50%, nelle sue relazioni annuali al parlamento ha sempre poi pubblicato i dati sulla qualità delle sostanze sequestrate (quindi sulla droga che circola effettivamente nelle strade): nel 2012, ultimo dato disponibile, il THC presente non superava il 10% di media, una percentuale più o meno stabile dal 2001 in poi».

Oggi la staffetta del digiuno sarà impugnata da Maria Stagnitta, Presidente di Forum Droghe poi il testimone passerà ad altri esponenti dell'arcipelago antiproibizionista fino al 19 maggio «La decisione di conferire a Carlo Giovanardi l'incarico di relatore sul provvedimento di conversione in legge del decreto Lorenzin sulle droghe è l'ultima stupefacente provocazione - continua Fiorentini - essa rappresenta un insulto in primis alla ragione, poi alla Corte Costituzionale che poche settimane fa ha bocciato la legge che portava il suo nome e, in ultimo, alla dignità stessa del Senato. È una decisione che va respinta con forza: torna in campo, con un ruolo di primo piano, il mandante e l'esecutore di uno stupro istituzionale quale fu quello che portò all'approvazione all'interno del decreto sulle Olimpiadi invernali di Torino della legge che ha portato in galera illegittimamente decine di migliaia di persone. Pare quindi che in Italia possa accadere che l'autore di una legge dichiarata incostituzionale da poco più di due mesi diventi il relatore di un decreto che deve rimediare ai guasti da lui provocati. In un paese normale l'autore di questo scempio avrebbe il buon gusto di tacere: invece straparla sulle droghe e, purtroppo, non solo su quelle».

«Il governo receda da questo insostenibile e, se non fosse drammatico, grottesco gesto, e rispetti finalmente se non il buon senso e l'evidenza dei fatti almeno la Corte Costituzionale - dice Susanna Ronconi, per conto della Itardd, rete nazionale di operatori, cittadini e consumatori per la riduzione del danno - è indecente che chi è stato causa di questi guasti sia oggi designato a porvi rimedio. La politica non si renda ridicola e complice e soprattutto la smetta di fare dei problemi che dovrebbe governare un mercato indecente di scambio politico».

Da qui al 19, questo mondo nemico delle narcomafie e delle multinazionali e amico della libertà di scelta (giusto o sbagliato - dice uno slogan - non può essere reato) e della riduzione del danno ha a disposizione la Million Marijuana March che, per la quattordicesima volta attraverserà le strade di Roma e di decine di altre città in tutto il mondo. L'appuntamento è per sabato 10 in piazzale dei Partigiani «per inaugurare l'era dell'UMANOPOLIO - spiegano i promotori - il monopolio degli umani sui beni comuni, patrimoni della umanità non cedibili ai mercati. Per la fine della persecuzione delle persone che utilizzano sostanze rese illecite dal proibizionismo, il diritto all'uso terapeutico immediato per i pazienti che necessitano della cannabis, il diritto a coltivare liberamente una pianta che è un pezzo del patrimonio botanico del pianeta che appartiene all'umanità intera.

In questo momento storico, in cui si ridefiniscono, non solo a livello nazionale, gli equilibri economici e politici del pianeta, è chiaro che l'"alta" finanza, le multinazionali farmaceutiche e del tabacco puntino al controllo globale del mercato della Cannabis attualmente gestito dalle mafie, per sottrarre ancora una volta la Pianta a tutta l'umanità. La spinta verso nuovi e fertili terreni di investimento cui sono costrette le multinazionali del tabacco, in seguito alle numerose class-action perse, e l'apertura culturale e intergenerazionale alla cannabis, ormai radicata da decenni nei costumi planetari, rende la Cannabis una merce appetibile per gli affari di questi colossi finanziari. É pertanto necessario sottrarre il monopolio della produzione, importazione e distribuzione alle narcomafie ed impedire l'affidamento alle multinazionali farmaceutiche e del tabacco: nessun monopolio per la Cannabis bene comune! L'unica strada che possiamo e dobbiamo percorrere è reclamare la libertà di coltivare le nostre piante come diritto naturale, inalienabile e non cedibile ne trattabile».

Indipendentemente dal decreto Lorenzin, che ripristina la Fini-Giovanardi, il danno del proibizionismo è comunque altissimo perché la attuale legge, il DPR 309/90, «ha 24 anni ed è anche essa radicata in un proibizionismo fuori dal tempo e dal contesto storico, troppo indietro rispetto al sentire diffuso nella società e ai suoi bisogni mutati assieme ai costumi», ricordano i promotori della Mmm rivendicando un approccio totalmente diverso.

«Ci riconosciamo nella "Carta dei diritti delle persone che usano sostanze - Genova 2014", che consideriamo una sorta di "Costituzione" entro la quale e non oltre dovrà muoversi chi vorrà legiferare in materia senza calare leggi dall'alto e contro il sentire delle persone da queste legge interessate. Chiediamo inoltre l'abolizione del DAP (Dipartimento Politiche Antidroga) che arroga a sè, espletandole con un furore ideologico e un accanimento degno della peggiore propaganda proibizionista, funzioni che dovrebbero essere molto più pragmaticamente di competenza dei ministeri della salute, della giustizia e delle politiche sociali. Ribadiamo per l'ennesima volta il nostro storico antagonismo alle destre e alle loro molteplici declinazioni liberiste, anche mascherate: il proibizionismo è figlio del liberismo per quanto riguarda la privatizzazione dei beni comuni ed è figlio del fascismo per la parte persecutoria, razzista e moralista, che colpisce e discrimina i cittadini per le loro libere e intime scelte personali».

«Le sostanze illegali - si legge ancora nel manifesto della marcia - sono la maggiore fonte di arricchimento per le mafie che riempiono i caveau delle banche, controllano governi che promulgano leggi proibizioniste che tutelano i loro affari, si finanziano le guerre e interi stati sono controllati da narcogoverni. Non è possibile essere antiproibizionisti senza essere anche antifascisti, antirazzisti, anticapitalisti, contro ogni guerra e discriminazione, contro le mafie, le multinazionali e ogni monopolio, per la riappropriazione dei beni comuni, la difesa dei territori e la futura vivibilità del pianeta, in difesa dei diritti dei più deboli».
«Riempiremo la March e le giornate precedenti di contenuti che svilupperemo in workshop e seminari di approfondimento».

Come quello di venerdì 9 maggio alle ore 17,30 al CSOA Forte Prenestino con Alessandro "Mefisto" Buccolieri per la Million Marijuana March (Italia); Giorgio Bignami, già ricercatore psicofarmacologo e membro del Comitato Scientifico di Forum Droghe; Andrea Fallarini, Rete "Fino Alla Fine Del Mondo Proibizionista" e Rete ITARDD; Patrizio Gonnella, Presidente dell'Ass. Onlus "Antigone"; Martin Barriuso, portavoce della Federación de Asociaciones Cannábicas (Spagna) e Frenki, Infoshock Gabrio (To); Massimo Lorenzani - Lab57 (Laboratorio Antiproibizionista Bologna).

Pure Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, si dichiara «stupefatto» per l'incarico a Giovanardi: «Questa scelta dimostra, una volta di più, che larghi settori del governo e dell'attuale maggioranza puntano in realtà a continuare l'inutile e dannosa criminalizzazione di chi fa uso di droghe. Noi chiediamo l'abrogazione completa e reale della legge Fini-Giovanardi, la legalizzazione della cannabis e la riduzione del danno come strategie al centro di un piano ben più ampio di contrasto al narcotraffico, alla luce dei fallimenti del proibizionismo, ampiamente dimostrati scientificamente. E questo alla faccia della sentenza emessa dalla Corte Costituzionale: è l'ennesima dimostrazione che uno dei presupposti delle larghe intese è fare come se la Costituzione non esistesse».

Checchino Antonini

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