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Pedofilia, sito gay aperto ai tredicenni. Ma la denuncia resta ferma alla polizia postale

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Il Fatto Quotidiano
11 05 2014

Un giornalista de ilfattoquotidiano.it si spaccia per un minorenne su spygay.it, portale che permette di entrare in chat anche ai giovanissimi. Subito arrivano foto porno e offerte di sesso tutt'altro che virtuale. La rete "Abuso onlus" fa partire un esposto più di un mese fa. E non succede niente

di Redazione Il Fatto Quotidiano 

Non è nel deep web. Non bisogna avere particolari conoscenze informatiche. E’ lì, a portata di mouse. E’ spygay.it, sito di scambi per gay e comunità Lgbtqi. Non ci sarebbe nulla di male se non ci fosse una particolarità: è possibile registrarsi dai 13 anni in poi. Certo, su ogni sito è possibile iscriversi, mentendo. Ma se poi si viene scoperti – come ci ha spiegato un frequentatore – si viene sbattuti fuori. Non qui, dove l’età campeggia in bella mostra. E sembra non fermare nessuno.

Sulla pagina di registrazione, fanno mostra di sé foto ammiccanti di ragazzi giovani. Solo due sembrano, all’apparenza, aver superato i 20 anni. Il regolamento si divide in due capitoli: i divieti veri e propri, come razzismo, xenofobia, omofobia, calunnia, diffamazione, fino alla violazione della proprietà intellettuale e all’uso dei contenuti per fini politici. Poi ci sono le norme di comportamento consigliato come “non inviare foto di nudo a minorenni … e altrettanto non chiedergliene di loro da inviare a te (sic!) ricordati che il detenere materiale pornografico di minori è reato (sic!). Ed ancora: “Se hai 70 anni evita di cercare di abbordare un ragazzo di 14 (sic!), ci fai solo una pessima figura e rischi di incorrere in un reato”. Essendo solo consigli, risultano assai poco seguiti.

Ho scelto di presentarmi come un ragazzo di 13 anni, confuso sulla propria identità sessuale e angustiato dalla realtà di provincia che lo circonda. I riferimenti alla mamma, che era fuori casa o nell’altra stanza a lavorare, sono stati frequenti. L’età, che pure compare accanto al profilo, non è mai stata nascosta. E non ha fermato quasi nessuno. Solo un uomo, ultracinquantenne, di Napoli, si è tirato indietro. “Potresti essere mio figlio” – ha scritto.

“Sukkiatore”, questo il suo nick, dopo un po’ si è arrabbiato. Non per la giovane età, ma perché sospettava fossi un adulto che stava tessendo un tranello e già una volta “per uno stronzetto che faceva finta di fare l’angioletto ho rischiato di essere ricattato – si è giustificato – quindi ci voglio vedere chiaro”.

L’abbordaggio arriva veloce. Molte foto-profilo sono assolutamente esplicite. Alcune mostrano direttamente i genitali o l’uomo impegnato a masturbarsi. “Ciao, di dove sei?” – di solito è l’approccio. La prima cosa che si controlla è la possibilità di incontrarsi di persona. Nel caso non sia possibile, si passa alla webcam. La mia, ovviamente, non funzionava. Questo non ha fermato un 50enne e un 30enne dal masturbarsi davanti a me. “Divertimentosano” si è offerto di “sverginarmi”, qualora lo avessi raggiunto a Milano, mentre “Ummmm”, dopo avermi insegnato alcune pratiche erotiche in qualità di “padrone”, con tanto di insulti di rito, mi ha consigliato un sito di filmati porno e mi ha spiegato come navigare nella rete, non visto. E pensare che si era presentato come assolutamente inesperto di social e informatica.

Sul sito esiste anche un sistema di crediti. Si maturano postando materiale e intervenendo sulla bacheca, ma possono anche essere comprati, con tagli che vanno da 1 a 5 euro. Il pagamento avviene tramite Paypal. I crediti servono per fare regali agli altri utenti o per fare colpo.

Al momento risultano quasi 2000 gli iscritti, ma facendo una ricerca per classi d’età, si scopre che i ragazzi fra i 13 e i 17 anni sono ben 74. Nella stessa fascia, non compare alcuna ragazza. Spygay.it è registrato in Italia. Una breve ricerca su Whois rivela l’intestatario del dominio. La polizia postale è stata avvisata con un esposto dalla rete ‘L’abuso onlus’ più di un mese fa. A quanto pare però non è ancora intervenuta. O per lo meno il sito è sempre lì. A portata di mouse. E di pedofili.

di Dario Diotallevi

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