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Il "mister" e le violenze sui baby calciatori: arrestato cinquantenne

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Corriere della Sera
02 06 2014

Le telecamere negli spogliatoi hanno registrato gli approcci seriali. Di mattina fattorino e nel pomeriggio viceallenatore del la «Polisportiva De Rossi» in via di Vigna Fabbri

di Ilaria Sacchettoni

ROMA - Al mattino era il fattorino di un’azienda di distribuzione, l’uomo invisibile che consegnava pasti alle mense scolastiche. Ma al pomeriggio, da viceallenatore di una scuola di calcio, la «Polisportiva De Rossi» in via di Vigna Fabbri, li aveva tutti per sé. Il molestatore della porta accanto, A., viveva con mamma e papà. Avrebbe compiuto cinquantuno anni il 21 maggio scorso. Il giorno prima, gli agenti della Mobile, sono andati ad arrestarlo. Ora è a Rebibbia.

La denuncia del piccolo rom
Per mesi, dopo la denuncia di un ragazzino di origine rom che chiameremo Pablo, l’occhio della telecamera installato negli spogliatoi della polisportiva ha ripreso le esercitazioni sessuali del vice allenatore. A. era l’uomo che li chiamava a raccolta e li spronava in campo. Era il leader che sapeva orientarli con la strategia da usare sul terreno di gioco e a casa, con l’avversario o con la ragazza, nel pressing e nella vita. Ma era anche l’uomo—bambino, grosso e smarrito, che cercava la scorciatoia a fine giornata. Che li derubava con gli occhi sotto la doccia e negli spogliatoi, dietro un armadietto o lungo un corridoio. E che, in almeno un caso, quello di Pablo, era arrivato alla violenza. Una seduta di autoerotismo proprio lì di fronte alla sua vittima, quasi a dire «guardami».

La richiesta d’aiuto
Il ragazzo se lo era trovato lì a fine giornata, mentre si stava lavando. In quel caso A. aveva frugato con lo sguardo su di lui, prima invasivo, poi agitato, infine sollevato, sazio. C’era voluto del tempo per realizzare di aver subito una violenza. Infine Pablo si era rivolto al suo tutore, un ragazzo che si occupava di lui e altri suoi compagni di scuola, seguendone l’inserimento e le attività collaterali, incluse quelle sportive. E il tutore, a quel punto, aveva preso una decisione: rivolgersi ai magistrati, denunciare. Quindi il percorso investigativo. Telecamere, riscontri, testimonianze. «Non ho niente da dire» è stata la risposta di A. al giudice delle indagini preliminari, Stefano Aprile. L’accusa è di tentata violenza sessuale ma è solo una prima formulazione che potrebbe essere anche parziale. Stiamo parlando, infatti, di una contestazione iniziale (quella partita in seguito alla denuncia del ragazzino) alla quale si è aggiunto altro materiale.

Minacce all’infanzia
Nel corso delle indagini ci si è resi conto che i comportamenti di A. erano in qualche modo seriali. I nastri delle telecamere hanno isolato altri approcci nel dopo-allenamento ed è possibile che il pubblico ministero Francesco Scavo, a questo punto, formuli nuove accuse. Non solo Pablo. Non solo A. Nel 2013 i reati contro la libertà sessuale, i minori e le fasce più deboli, hanno subito un incremento inedito. I procedimenti per questo tipo di reati sono stati 7.295, il 33% in più rispetto all’anno precedente. Aumento che si somma all’altro, inquietante. Quel 37% in più di reati per prostituzione minorile e pedopornografia. Le minacce all’infanzia sono sempre più ravvicinate.

 

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