Per la "macelleria messicana" alla scuola Diaz sospesione di pochi mesi per gli agenti condannati

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Il Manifesto
01 08 2014

La “macelleria messica” alla scuola Diaz di Genova, a conclusione delle tragiche giornate del luglio 2001, quella definita da tutti come la più grande violazione dei diritti uman dalla seconda guerra mondiale costa solo pochi mesi di sospensione i funzionari di polizia responsabili.

Due anni dopo la sen­tenza di Cas­sa­zione che aveva con­dan­nato, salvo per i reati caduti in pre­scri­zione, i poli­ziotti respon­sa­bili della «macel­le­ria mes­si­cana» alla scuola Diaz di Genova, nel luglio del 2001, in occa­sione del G8, la com­mis­sione disci­pli­nare della corte d’Appello del capo­luogo ligure, ha sta­bi­lito una sospen­sione per una tren­tina dei poli­ziotti con­dan­nati o respon­sa­bili di reati durante il G8 genovese.

Sospen­sioni da tre a sei mesi, a seconda del «grado di respon­sa­bi­lità», una baz­zec­cola, per i fun­zio­nari che, aventi il ruolo di poli­zia giu­di­zia­ria, hanno anche orga­niz­zato e attuato l’attacco alle per­sone all’interno della scuola Diaz di Genova.

Pro­prio la spe­ci­fi­cità del ruolo di «poli­zia giu­di­zia­ria» ha per­messo di evi­tare la sospen­sione all’ex capo dello Sco Fran­ce­sco Grat­teri e all’ex vice­capo dell’Ucigos Gio­vanni Luperi (entrambi con­dan­nati a 4 anni di reclu­sione). Esclusi anche tutti quelli che nel frat­tempo sono andati in pen­sione, com­preso l’ex capo del VII nucleo del reparto mobile di Roma Vin­cenzo Can­te­rini, i cui uomini, «i Can­te­rini boys», fecero mate­rial­mente l’irruzione nella scuola Diaz, orga­niz­zata per sco­vare fan­to­ma­tici black bloc nella sede dive­nuta media cen­ter durante il G8. La com­mis­sione di disci­plina che ha sta­bi­lito le sospen­sioni, è com­po­sta da due magi­strati e da un fun­zio­na­rio del Viminale.

Si tratta di una nuova, enne­sima e forse con­clu­siva, tappa giu­di­zia­ria degli eventi del G8 di Genova, nel luglio del 2001. Al cen­tro delle vicende giu­di­zia­rie post ver­tice, negli anni, ci sono stati tre pro­ce­di­menti prin­ci­pali: il primo con­tro i mani­fe­stanti accu­sati di «deva­sta­zione e sac­cheg­gio»; un reato che non veniva uti­liz­zato dall’epoca post seconda guerra mon­diale e che dal G8 in avanti è diven­tato il gri­mal­dello giu­di­zia­rio con­tro ogni movi­mento sociale; il secondo pro­ce­di­mento era con­tro i fun­zio­nari di poli­zia respon­sa­bili dell’irruzione e dei pestaggi alla scuola Diaz.

Non solo vio­lenze, per­ché tra i reati di cui furono accu­sati i poli­ziotti — com­presa tutta la catena di comando fati­co­sa­mente rico­struita dai pm, a causa della poca col­la­bo­ra­zione delle forze dell’ordine — ci fu anche il falso e la calun­nia, a causa del ritro­va­mento nella scuola Diaz, delle due bot­ti­glie molo­tov (false, per­ché tro­vate nei giorni prima nei pressi di corso Ita­lia) da cui nac­quero tutta una serie di altri prov­ve­di­menti, nei quali venne tirato den­tro anche l’ex capo della poli­zia Gianni de Gen­naro (accu­sato di inci­tare alla falsa testi­mo­nianza durante i processi).

Infine il terzo pro­ce­di­mento prin­ci­pale, quello rela­tivo alle vio­lenze e alla tor­ture subite dai ragazzi e dalle ragazze arre­state e por­tate nel com­plesso della caserma di Bol­za­neto (tra i con­dan­nati ci sono anche medici). Dal 2001 molti altri pro­ce­di­menti sono stati svolti, su fatti di strada, sin­gole denunce, men­tre è man­cato il pro­cesso che avrebbe dovuto fare luce sull’evento più tra­gico di quelle gior­nate, vale a dire l’omicidio di Carlo Giu­liani in piazza Ali­monda, giunto al ter­mine di una dina­mica di scon­tri, comin­ciata con una carica dei cara­bi­nieri ad un cor­teo autorizzato.

Tutti i fun­zio­nari di poli­zia con­dan­nati per i fatti del G8 sono stati inter­detti dai pub­blici uffici per 5 anni, ma que­sta deci­sione della corte d’appello di Genova costi­tui­sce la prima vera e pro­pria san­zione «interna» nei loro confronti.

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