Lo Stato islamico nell’Iraq del Nord: “pulizia etnica di dimensioni storiche”

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Le persone e la dignità
02 09 2014

Terreni agricoli trasformati in campi della morte trasudanti sangue, villaggi razziati e abitanti rastrellati, caricati sui camion e fucilati. Donne e bambine rapite. Centinaia di persone di cui non si sa più nulla.

È la campagna di pulizia etnica che va avanti da giugno nell’Iraq del nord, quando lo Stato islamico (ex Isis) conquistò Mosul, una campagna destinata a spazzare via ogni traccia di abitanti non arabi e non sunniti: assiri cristiani, sciiti turcomanni, sciiti shabak, yazidi, kakai e sabeani mandeani, tutti vittime di uccisioni e rapimenti di massa. E per gli arabi e i sunniti che si oppongono, c’è la stessa fine.

Un rapporto reso pubblico oggi da Amnesty International, basato sulle ricerche fatte nel nord dell’Iraq e da agghiaccianti testimonianze fornite dai sopravvissuti, definisce quella dello Stato islamico una “pulizia etnica di dimensioni storiche”.

Ad agosto, nella regione di Sinjar, lo Stato islamico ha compiuto almeno due orribili massacri, nei villaggi di Qiniyeh e Kocho, rispettivamente il 3 e il 15 del mese. Centinaia di persone sono state uccise solo in questi due villaggi: gruppi di uomini e ragazzi, anche di soli 12 anni di età, sono stati rastrellati, portati via e assassinati.

“Non c’è stato alcun ordine, sono arrivati e hanno riempito i loro veicoli di gente” – ha dichiarato ad Amnesty International uno dei sopravvissuti del massacro di Kocho.
Le uccisioni e i rapimenti di massa hanno gettato nel terrore l’intera popolazione del nord dell’Iraq costringendo centinaia di migliaia di persone alla fuga.

La sorte della maggior parte degli yazidi rapiti negli ultimi tre mesi e tenuti in prigionia dallo Stato islamico rimane sconosciuta. Molte persone sono state stuprate e costrette a convertirsi all’Islam. In alcuni casi, sono stati rapiti interi gruppi familiari.

L’avvocato Mizre Ezdin ha fornito ad Amnesty International la lista di 45 donne e bambini della sua famiglia rapiti dallo Stato islamico:

“Siamo riusciti a sapere qualcosa da alcuni di loro ma gli altri sono scomparsi e non sappiamo se siano vivi o morti né cosa sia accaduto loro”.
Poi ha mostrato alla ricercatrice di Amnesty International una fotografia delle sue nipotine conservata sul telefono cellulare:

“Alina ha appena tre anni, l’hanno rapita con sua madre e con la sorellina di nove mesi. Rosalinda ha cinque anni, l’hanno portata via con sua madre e i tre fratellini di età tra otto e 12 anni. Puoi immaginare queste creature nelle mani di quei criminali?”
Già. Riusciamo a immaginarlo?Terreni agricoli trasformati in campi della morte trasudanti sangue, villaggi razziati e abitanti rastrellati, caricati sui camion e fucilati. Donne e bambine rapite. Centinaia di persone di cui non si sa più nulla.

È la campagna di pulizia etnica che va avanti da giugno nell’Iraq del nord, quando lo Stato islamico (ex Isis) conquistò Mosul, una campagna destinata a spazzare via ogni traccia di abitanti non arabi e non sunniti: assiri cristiani, sciiti turcomanni, sciiti shabak, yazidi, kakai e sabeani mandeani, tutti vittime di uccisioni e rapimenti di massa. E per gli arabi e i sunniti che si oppongono, c’è la stessa fine.

Un rapporto reso pubblico oggi da Amnesty International, basato sulle ricerche fatte nel nord dell’Iraq e da agghiaccianti testimonianze fornite dai sopravvissuti, definisce quella dello Stato islamico una “pulizia etnica di dimensioni storiche”.

Ad agosto, nella regione di Sinjar, lo Stato islamico ha compiuto almeno due orribili massacri, nei villaggi di Qiniyeh e Kocho, rispettivamente il 3 e il 15 del mese. Centinaia di persone sono state uccise solo in questi due villaggi: gruppi di uomini e ragazzi, anche di soli 12 anni di età, sono stati rastrellati, portati via e assassinati.

“Non c’è stato alcun ordine, sono arrivati e hanno riempito i loro veicoli di gente” – ha dichiarato ad Amnesty International uno dei sopravvissuti del massacro di Kocho.
Le uccisioni e i rapimenti di massa hanno gettato nel terrore l’intera popolazione del nord dell’Iraq costringendo centinaia di migliaia di persone alla fuga.

La sorte della maggior parte degli yazidi rapiti negli ultimi tre mesi e tenuti in prigionia dallo Stato islamico rimane sconosciuta. Molte persone sono state stuprate e costrette a convertirsi all’Islam. In alcuni casi, sono stati rapiti interi gruppi familiari.

L’avvocato Mizre Ezdin ha fornito ad Amnesty International la lista di 45 donne e bambini della sua famiglia rapiti dallo Stato islamico:

“Siamo riusciti a sapere qualcosa da alcuni di loro ma gli altri sono scomparsi e non sappiamo se siano vivi o morti né cosa sia accaduto loro”.
Poi ha mostrato alla ricercatrice di Amnesty International una fotografia delle sue nipotine conservata sul telefono cellulare:

“Alina ha appena tre anni, l’hanno rapita con sua madre e con la sorellina di nove mesi. Rosalinda ha cinque anni, l’hanno portata via con sua madre e i tre fratellini di età tra otto e 12 anni. Puoi immaginare queste creature nelle mani di quei criminali?”
Già. Riusciamo a immaginarlo?

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