Elezioni in Tunisia: e le donne? Sempre al secondo posto

Etichettato sotto
Elezioni 2014 in TunisiaChiara Sebastiani, Zeroviolenza
4 novembre 2014

Elezioni legislative del 2014 in Tunisia: il partito Nidaa Tounès, fondato due anni fa dall’ottantottenne Béji Caid Essebsi – già ministro ai tempi di Bourguiba e Ben Ali e poi capo del governo provvisorio post-rivoluzione – con l'obiettivo di radunare le forze antislamiste.
ottiene il primo posto nel nuovo parlamento con 85 seggi, staccando nettamente il partito islamista Ennahdha, vincitore incontrastato nel 2011, ora solo al secondo posto con 69 seggi. La vittoria del fronte antislamista può considerarsi una vittoria delle donne? La cosa non è affatto certa.

Le donne nel nuovo parlamento occupano 67 seggi su 217, cioè poco meno di un terzo. Una quota rispettabile, dovuta alla clausola paritaria della legge elettorale che impone l’alternanza uomo-donna nelle liste. Ma lungi ancora dalla parità: a questo fine – dato il modo di scrutinio: pochi seggi per collegio, sicché spesso viene eletto solo il capolista – sarebbe stata necessaria anche la parità tra capilista. Le maggiori organizzazioni di donne avevano chiesto ai partiti di rispettare, oltre alla “parità verticale” all’interno delle liste, la “parità orizzontale” tra capilista uomini e donne. Senza successo.

“I partiti ci hanno risposto che non disponevano di un numero sufficiente di donne preparate ad assumere la funzione di capolista” spiega Saida Rashed, presidente dell’Associazione Tunisina delle Donne Democratiche, storica associazione femminista. Così le donne capolista sono state in tutto il 12%.  

A portare donne in parlamento sono stati quasi esclusivamente i due partiti maggiori: 35 sono entrate con Nidha Tounès, 28 con Ennahdha; in ambedue i casi le donne sono comunque ben al di sotto del 50% degli eletti. Per il resto, vi sono state solo briciole. Il terzo partito, l’Upl del miliardario Slim Riahi, su 16 eletti conta solo due donne; due sole elette anche per il quarto partito, il Fronte popolare, che rappresenta la sinistra radicale.

L’ultimo partito di qualche peso, il liberista Afek Tounès, astro in ascesa formato da giovani tecnocrati, su 8 deputati di donne non ne ha nemmeno una. In parole povere: i partiti mettono le donne in lista solo quando la legge li costringe e sempre al secondo posto. Senza alcuna differenza tra partiti modernisti e islamisti, o tra populisti, radicali, liberisti.

Le donne possono trarne due lezioni. La prima: mai fidarsi dei partiti che fanno della parità una bandiera, quasi sempre è un tema strumentale a lotte di potere tutte interne al mondo maschile (in Tunsia quella tra islam politico e vecchio regime). La seconda: puntare invece su buone leggi che sottraggono la parità alla contingenza politica. In Tunisia come nel resto del mondo. 

Chiara Sebastiani insegna Teoria della sfera pubblica e Politiche locali e urbane presso l'Università di Bologna.
Ha pubblicato recentemente Una città una rivoluzione. Tunisi e la riconquista dello spazio pubblico (ed. Pellegrini Editore, 2014)

Ultima modifica il Martedì, 11 Novembre 2014 08:23
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook