I dati della violenza contro le donne

Empatia Donne

Fin dal 1999, il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Lo ha decretato, con la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio avvenuto nel 1960 delle tre sorelle Mirabal nella Repubblica Dominicana sotto la durissima dittatura di Trujillo. Esse, mentre si recavano a visitare i loro mariti in prigione per motivi politici, il 25 novembre 1960, furono catturate, torturate, uccise, e gettate con la loro auto in un burrone da agenti del servizio di informazione militare. La loro colpa, e quella dei loro mariti, era stata l’opposizione attiva al regime di Trujillo.

La risoluzione dell’ONU è una chiara dimostrazione della gravità di un fenomeno di profonda inciviltà che, purtroppo, investe indistintamente tutto il mondo, sia pure per aspetti diversi.
Cercheremo qui di farci un’idea dei vari aspetti che la violenza sulle donne può assumere, di localizzarli, ove possibile, e di comprenderne le dimensioni.

Una caratteristica per così dire trasversale nella casistica della violenza sulle donne è la povertà, poiché questa è presente in alcune delle sue forme, o ne è addirittura la causa. Ebbene, secondo dati ONU, il 70% di quel miliardo di persone che (secondo i canoni della stessa ONU) vive sotto la soglia di povertà, appartiene al sesso femminile. Quindi in questi casi ci troviamo di fronte ad una doppia violazione dei diritti umani, la violazione costituita dall’estrema povertà e quella della violenza subita.

E non va trascurato  che lo stato di indigenza delle donne in alcuni paesi è, se non dovuto alla legge, quanto meno favorito da leggi discriminatorie. In alcuni paesi africani ancora le donne non possono ereditare e in altri paesi non possono in pratica essere imprenditrici, non essendo loro consentito di essere intestatarie di conti correnti o finanziamenti bancari, se non insieme al marito. La donna, infatti, in molte parti del mondo non ha la piena titolarità di tutti i diritti come un uomo, ma resta sempre subordinata ad un uomo, il padre prima ed il marito poi.

Ma quali sono le più diffuse forme di violenza sulle donne?
Violenza domestica
Pedofilia
Tratta
Mutilazioni genitali
Stupro di guerra


VIOLENZA DOMESTICA
Secondo una ricerca condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 70% delle donne vittime di omicidi sono state uccise dai loro partners maschili.
Questo dato fornisce la dimensione e la gravità del problema, tenuto conto che la violenza domestica ha diffusione mondiale senza eccezione alcuna. Infatti anche i paesi più evoluti in termini di organizzazione sociale e di garanzia dei diritti individuali non sono esenti da una notevole diffusione della violenza domestica.

Va chiarito che la violenza domestica non è soltanto violenza fisica, che comprende anche la violenza sessuale, ma può essere anche, anzi il più delle volte è, violenza psicologica, minacce, intimidazioni, persecuzioni, coercizioni, divieti, segregazione, umiliazioni e talvolta anche violenza economica, come negazione di disponibilità finanziarie, dell’acquisto di vestiario o altro, del cibo, di cure mediche e perfino appropriazione del reddito. Insomma la violenza domestica può assumere le forme più disparate ed umilianti.

Nella violenza domestica va incluso, in molti paesi, il controllo esercitato dagli uomini della famiglia sulle donne del nucleo familiare, quindi dal padre e dai fratelli sulle figlie e le sorelle. Il controllo, inteso nel senso della restrizione e della imposizione delle scelte degli uomini sulle donne, va dai semplici spostamenti, per lo studio, per il lavoro o per il tempo libero, alle frequentazioni e le amicizie, alla scelta del fidanzato e quindi del marito. In altri termini in molti paesi vige ancora la cultura che alla donna vada negata ogni scelta, dalla più banale alle più importanti, come, in primo luogo, la scelta del marito nel presupposto che essa sia di “proprietà” di un uomo, prima il padre, coadiuvato dai figli maschi, e poi il marito.

Nell’ambito di questa logica, si arriva alle peggiori violenze fisiche, come la punizione di colei che ha “trasgredito” mediante percosse, talvolta tanto violente da lasciare segni permanenti o menomazioni, o, perfino, la “acidificazione”, ossia l’utilizzo dell’acido per sfregiare il volto della moglie, o della figlia o della sorella.

Qual è la situazione della violenza domestica in Italia?
Secondo un dato diffuso ai primi di ottobre da Telefono Rosa, nei primi 9 mesi del 2012 sono state uccise 98 donne. Sempre per Telefono Rosa, nella maggior parte dei casi si tratta di violenza domestica: gli autori dei delitti, infatti, sono per lo più mariti, fidanzati ed ex partner.

Questo dato è abbastanza in linea con le statistiche sugli omicidi negli ultimi anni. In Italia mediamente si verificano ogni anno circa 160 omicidi di donne (contro 600 di uomini), dei quali circa 100 sono attribuibili a violenza domestica, quasi i due terzi, dato abbastanza vicino al 70% a livello mondiale indicato dall’ONU.

Il fenomeno è stato oggetto di indagine statistica in Italia da parte dell’ISTAT nel 2006 ed ha fornito i seguenti dati:
6.743.000 le donne da 16 a 70 anni che sono state vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
L'analisi fornisce alcuni raffronti tra violenza avvenuta all’interno della famiglia ed evento violento attribuito a "sconosciuti":

14,3% delle donne ha subito almeno una violenza fisica o sessuale all’interno della relazione di coppia (da un partner o da un ex partner) mentre il 24,7% da un altro uomo;
le violenze non denunciate sono stimate attorno al 96% circa se subite da un non partner, al 93% se subite da partner;
la maggioranza delle vittime ha subito più episodi di violenza, nel 67,1% da parte del partner, nel 52,9% da non partner, nel 21% violenza sia in famiglia che fuori;
674.000 donne hanno subito violenze ripetute da partner e avevano figli al momento della violenza.
C’è da sottolineare, comunque, che le indagini statistiche sulla violenza domestica sono estremamente difficili e quindi anche abbastanza aleatorie. C’è infatti d la tendenza a non denunciare (come già sottolineato in precedenza su fonte ISTAT) a volte per paura a volte per vergogna (come se fosse una propria colpa), a volte per entrambi i motivi.

Cosa si può fare per lottare la violenza domestica?
Certamente si può migliorare la cultura della non violenza soprattutto nelle scuole, ma non è una soluzione di breve periodo.
Nell’immediato bisogna incoraggiare la denuncia e, quindi l’assistenza, sia psicologica, da parte di operatori specializzati, sia pratica, mettendo a disposizione strumenti validi per consentire di allontanarsi da un ambiente violento. In particolare è necessario che i governi prendano misure atte a garantire alle vittime protezione economica e un rifugio sicuro con una adeguata organizzazione che, a fronte di un appello, sia in grado di intervenire rapidamente ed efficacemente.

MOLESTIE SESSUALI NEI CONFRONTI DI MINORI (PEDOFILIA)
Le molestie sessuali nei confronti di bambine e adolescenti si verificano in tutto il mondo e sono dati agghiaccianti per dimensioni.
Secondo uno studio condotto dall’ONU, nel 2002 sono stati sottoposti a rapporti sessuali forzati o ad altre forme di violenza che includono il contatto fisico molesto 150 milioni di bambine o ragazze e 73 milioni di bambini o ragazzi sotto i 18 anni.

Un'insieme di studi condotti in 21 paesi (la maggior parte dei quali sviluppati) rileva che una percentuale variante tra il 7 e il 36% delle donne e il 3 e il 29% degli uomini afferma d'esser stata vittima di abusi sessuali durante l'infanzia, e la maggior parte degli studi ha riscontrato che il tasso di abusi tra le bambine è da una volta e mezzo a tre volte superiore a quello dei bambini. La maggior parte degli abusi è avvenuta in ambito familiare.

Uno studio in molti paesi condotto dall'OMS, comprendente tanto paesi sviluppati che in via di sviluppo, indica che tra l'1 e il 21% delle donne ha denunciato di essere stata abusata sessualmente prima del 15° anno di età, nella maggior parte dei casi da membri maschi della famiglia.
Secondo uno studio condotto negli USA, l’83% delle alunne delle classi dall’8° all’11° livello (tra i 12 e i 15 anni) che frequentano le scuole pubbliche, subiscono qualche forma di molestia sessuale.

LA TRATTA
In sintesi per tratta si intende il reclutamento ed il trasferimento di una persona a fini di sfruttamento (il più delle volte prostituzione).
La tratta è ovviamente, in sé, una violazione dei diritti umani, ma che ne implica, inevitabilmente altri, poiché chi la subisce è soggetto anche a maltrattamenti, se non torture, segregazione, malnutrizione, mancanza di cure mediche, fino a giungere, talvolta alla perdita della vita. In altri termini è la forma moderna della schiavitù, anche perché caratteristica propria della tratta è il passaggio per varie mani, diventando la vittima un oggetto di compravendita da uno sfruttatore all’altro.

Varie convenzioni internazionali precedono repressione, fra l’altro, della tratta, come la Convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e la Convenzione europea sull’azione contro la tratta di esseri umani.
A livello mondiale, le vittime della tratta di esseri umani sono stimate a due milioni e mezzo all’anno. L’ottanta per cento di loro sono donne e ragazze. Secondo l’organizzazione internazionale Save the Children, sono circa 1,2 milioni i minori di 18 anni vittime di tratta nel mondo.
L’Italia è purtroppo un paese interessato dalla tratta.

Nel 2003 il Comitato Interministeriale dei Diritti Umani nella relazione al Parlamento scriveva: “il fenomeno della tratta degli esseri umani riguarda, solo in Italia, 50 mila donne un terzo delle quali minorenni, per un giro d’affari annuale stimato in 5-7 miliardi di euro.”
Sono state anche realizzate delle misure concrete da parte dello Stato Italiano.

Il Dipartimento per le pari opportunità dal marzo 2000 all'aprile/maggio 2006 ha cofinanziato progetti di protezione sociale realizzati sull’intero territorio nazionale, che hanno accolto e assistito 111.541 vittime di tratta, di cui 748 minori di anni 18 . Si tratta di un numero di tutto rispetto ma che certamente è molto inferiore al numero di donne che sono state portate in Italia nel periodo mediante la tratta.
Come si sa i paesi di origine sono in prevalenza quelli dell’Europa Orientale (soprattutto Russia, Moldavia, Ucraina, Romania, Albania) e dell’Africa sub sahariana (soprattutto Nigeria).

Cosa si può fare contro la tratta ?
Dietro questo fenomeno non va ignorato che c’è un rapporto distorto fra i due sessi che vede l’uno prevaricare l’altro. C’è l’acquisto di sesso da parte degli uomini e c’è lo sfruttamento a questi fini da parte sempre di uomini. Si sta facendo tanto da parte delle autorità nazionali e sovranazionali per fronteggiare e sradicare il fenomeno, ma finché non cambieranno i rapporti di potere fra i due sessi non si potrà arrivare al successo.

LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI
Le mutilazioni genitali femminili, parziali o totali, sono pratiche diffuse soprattutto in buona parte dell’Africa, in alcuni paesi del medio Oriente e in qualche zona o comunità dell’Asia e del Sud America.

In Africa le MGF sono praticate in  Somalia, Gibuti, Sudan, Etiopia, Somalia e alcune regioni e/o gruppi di popolazione del Kenya, Nigeria, Mali, Mauritania. In Medio Oriente sono praticate in Egitto, Oman, Emirati Arabi Uniti. In Asia è stata registrata la presenza della pratica delle MGF in India, Indonesia, Malaysia e Sri Lanka.
Si riscontrano anche in Europa presso migranti provenienti da zone in cui ciò viene praticato.

Secondo l’organizzazione Mondiale della sanità le MGF riguardano ogni anno circa tre milioni di bambine o ragazze, ed oggi vivono al mondo da 100 a 140 milioni di donne che l’hanno subita.

In aggiunta alla gravità concettuale della pratica, che è indubbiamente una forma di violenza nei confronti di chi non ha alcuna possibilità di difendersi, vanno sottolineati i gravi rischi per la salute sia fisica che psicologica. Infatti essa espone la donna che l’ha subita a molti più rischi sia in gravidanza che al parto, e soprattutto è spesso la causa diretta di morte per parto.

Purtroppo nelle zone in cui si praticano le MGF esse sono profondamente radicate nelle tradizioni popolari, per cui manca anche nelle stesse donne adulte la volontà di abbandonarle, e sono esse stesse a volere che le nuove generazioni continuino a subirle.

LO STUPRO DI GUERRA
Lo stupro di guerra, ossia lo stupro di grandi quantità di donne da parte delle truppe che hanno invaso un paese, o, in una guerra così detta “civile”, da parte dei vincitori su donne della parte vinta, è una triste realtà antica come l’uomo e purtroppo non ancora sradicata nella nostra epoca ritenuta più civilizzata.

La verità, che sta dietro le difese dei capi dei vincitori che affermano di non essere stati al corrente o che la situazione è sfuggita di mano, è che lo stupro delle donne dei vinti è una violenza condotta consapevolmente su un popolo, ed assume talvolta i connotati della pulizia etnica, poiché la nascita di figli “misti” è la umiliazione finale su un popolo, non solo vinto militarmente e depredato, ma anche violentato nelle sue donne da cui nascono figli dei vincitori.

Negli ultimi anni si sono verificati nel mondo, insieme ad altri minori, due casi di stupri di guerra particolarmente gravi in relazione alle dimensioni che hanno assunto. Durante la guerra in Bosnia, dal 1992 al 1995, si stima che siano state violentate 20.000 donne.
Ben oltre si andò durante la guerra civile in Ruanda nel 1994 fra Hutu e Tutsi nel corso della quale fu ucciso circa 1.000.000 di Tutsi e furono violentate da 250.000 a 500.000 donne della stessa etnia.

Proprio in realazione alla gravità che ancora assume nel mondo lo stupro di guerra, nel 2008 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha approvato la risoluzione 1820 con cui si chiede a tutte le parti coinvolte in conflitti armati di cessare le violenze sessuali contro civili, il cui obiettivo, si legge nel documento, è “umiliare, dominare, instillare paura e allontanare i civili dalle loro comunità e dai loro gruppi etnici”. Con queste parole l’ONU conferma il parere di chi afferma che lo stupro di guerra è “voluto”.

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook