Banche e carbone, uno sporco affare

Etichettato sotto
Luca Manes, Zeroviolenza
4 dicembre 2014

Si fa presto a parlare di lotta ai cambiamenti climatici, investimenti nelle rinnovabili e ripensamento del modello energetico globale. Alla prova dei fatti tanti soggetti che potrebbero realmente iniziare a fare la differenza preferiscono "crogiolarsi" nel business as usual. A cominciare dalle banche.
 
Tanto per fornire un esempio quanto mai “qualificato”,  possiamo esaminare un dato di recente acquisizione: il 2013 è stato l’anno dei record per i finanziamenti da parte degli istituti di credito privati alle compagnie che estraggono il carbone. La cifra fornita dalle principali 92 banche del pianeta si aggira intorno ai 66 miliardi di euro. A rivelarlo la rete europea BankTrack, che a fine ottobre ha diffuso un rapporto con l’analisi di tutte le operazioni.

Si parte con il dato aggregato dal 2005 al 2014, che ammonta a ben 373 miliardi (con un aumento nell’arco degli anni del 400 per cento), e l’indicazione che le prime 20 istituzioni hanno garantito il 73 per cento dei quattrini sborsati. Il Paese più coinvolto nel business è la Cina, mentre a guidare la classifica ci sono con JP Morgan Chase, Citi Bank e Royal Bank of Scotland.

L’italiana Unicredit si piazza al diciottesimo posto, con un “impegno” di quasi 7,5 miliardi di euro e il coinvolgimento in alcuni progetti molto controversi, come quello di Sostanj in Slovenia. Un caso di pressante attualità nel Paese dell’ex Jugoslavia, in quanto un paio di settimane fa c’è stato il rinvio a giudizio di dieci dipendenti dell’Alstom e pubblici ufficiali per un sospetto caso di truffa riguardante l’aggiudicazione del contratto di costruzione dell’impianto a carbone (che ammonta a 284 milioni di euro).

Il rapporto di BankTrack è stato reso pubblico pochi giorni prima della divulgazione della sintesi del quinto studio di valutazione del Comitato Inter-governativo delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici. Ovvero un ulteriore campanello d’allarme sugli effetti nefasti che il surriscaldamento globale, dovuto in larga misura agli effetti dello sfruttamento dei combustibili fossili, stanno avendo sulla Terra. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul pericoloso rapporto tra istituti di credito e compagnie multinazionali che estraggono il carbone dalle viscere della terra, la rete europea ha lanciato una nuova campagna, dal titolo quanto mai chiaro e diretto: “Banks: Quit Coal”, banche, abbandonate il carbone.

Al proposito è stato attivato un sito web ad hoc, www.coalbanks.org. Sito in cui, come ha spiegato Yann Louvel, coordinatore della campagna sul clima e sull’energia di BankTrack, “è presente il data base più esteso possibile sul tema”. Per Louvel, le informazioni sul considerevole sostegno fornito al comparto del carbone serviranno a demistificare la retorica degli istituti di credito sul loro impegno, più di facciata che sostanziale, sul finanziamento alle fonti energetiche rinnovabili. “I numeri che contano stanno altrove, è un dato di fatto” ha aggiunto l’attivista.

Scarica il rapporto

Ultima modifica il Sabato, 06 Dicembre 2014 09:59
Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook