Mondeggi, la forza di un'utopia che diventa realtà

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Francesco Valente, Zeroviolenza
11 dicembre 2014

Nei dintorni di Firenze c'è una tenuta di circa 200 ettari denominata Mondeggi: paesaggio collinare tipico, molto variato, molto ricco, molto bello. Negli anni '60 viene acquisita dalla Provincia che ne smantella l'antico assetto poderale riorganizzandola come una moderna impresa agroindustriale molto d'eccellenza, molto innovativa, ...molto fallita.
La conduzione degli amministratori pubblici ha infatti prodotto un indebitamento imponente che ne ha reso inevitabile la messa in liquidazione.

La solita mancanza di competenza del management politico? Sì, ma forse anche no. Per un giudizio fondato, intanto occorrerebbe rispondere ad un’altra domanda: di quale competenza stiamo parlando? Di quella che concerne la gestione aziendale, o di quella che riguarda l’amministrazione dello scambio politico finanziato dal saccheggio delle risorse pubbliche?

Comunque sia, dal 2009 un liquidatore cerca di alienare Mondeggi mettendola all’asta, ma nessun privato si è fatto avanti per rilevare un bene così vasto, così indebitato e la cui destinazione agricola certo non favorisce sviluppi speculativi.

Le conseguenze, peraltro del tutto prevedibili, sono state l’abbandono, lo spreco, il degrado del territorio.
Poco più di un anno fa un gruppo di circa 100 giovani e meno giovani, precari e meno precari, contadini e meno contadini, ha deciso di provare ad interrompere questa parabola all’apparenza inarrestabile e ha cominciato a prendersi cura del territorio, a coltivarlo di nuovo, a riparare le pertinenze cadenti, insomma a riqualificare il rapporto di scambio tra esseri umani e quella porzione di natura. A partire da fine giugno si è insediato un presidio che garantisce la custodia sociale del bene.

Questa formula della “custodia sociale” non costituisce l’ultimo ritrovato linguistico per rendere accattivante quella che potrebbe essere considerata un’appropriazione indebita, né un travestimento etico con il quale coprire la sostanziale requisizione di un bene pubblico. Al contrario, rappresenta una sintesi dell’azione che i partecipanti al progetto Mondeggi intendono svolgere: salvaguardia della risorsa collettiva, sua attivazione produttiva, promozione della sua gestione diretta da parte della popolazione.

Tradotto in termini più concreti, significa riattivare la multiforme relazione che lega gli esseri umani al loro ambiente, attraverso l’agricoltura familiare contadina, secondo pratiche di coltivazione, allevamento e piccola trasformazione, caratterizzate dal concorso di alti tassi di manodopera, dallo scarsissimo impiego di macchine, da nessun ricorso ai finanziamenti bancari. Significa promuovere una produzione che non esaurisca il territorio secondo logiche di profitto aziendale, ma anzi ne conservi la capacità resiliente rifiutando l’ottica dello sfruttamento pubblico o privato che sia.

Significa interpretare quell’area come spazio che non può costituire proprietà di nessuno, neanche della comunità territoriale che vi è storicamente associata, la quale ha tuttavia l’opportunità e la responsabilità di autogestirne le risorse garantendone la riproducibilità per le generazioni future. Significa che Mondeggi, come ogni risorsa naturale essenziale non può essere sottoposta ad alcun tipo di disponibilità assoluta, semmai alla disponibilità relativa di una comunità che ha ben chiaro il proprio ruolo di puro titolare “amministrativo” di una risorsa che ha ricevuto dalla comunità passata, che può utilizzare ma che deve trasmettere non impoverita alla comunità futura.

Il progetto degli attuali custodi sociali ha questo fine dichiarato e da tempo sono stati promossi contatti con le comunità interessate perché si assumano tale responsabilità.

Il progetto, come si intuisce, interpreta il fatto economico non come espressione tecnica autonoma ma come processo socio-culturale multiforme, talché è già stato utilizzato sia come spazio per eventi teatrali, musicali e culturali in genere, che come spazio per la formazione e l’informazione tramite corsi gratuiti di apicoltura, riconoscimento delle erbe, potatura, acquisizione della capacità di interpretazione storico-paesistica, ecc.

A tutte queste iniziative, ormai inserite in un calendario abbastanza stabile, si è ultimamente aggiunta quella riguardante gli orti sociali, piccoli appezzamenti di terreno per la coltivazione dei quali è stata chiesta la disponibilità della cittadinanza; la risposta è stata buona e vedremo che forme autogestionarie si darà questo progetto.

Ultima modifica il Domenica, 14 Dicembre 2014 11:20
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