In pronto soccorso arriva il ”Codice rosa bianca” Tutelerà le sospette vittime di violenza

La Stampa
17 12 2014

Contro la violenza che ogni anno colpisce tre milioni di donne, bambini, anziani e i più deboli in genere arriva “Codice rosa bianca”, la task force composta da Asl, Procure e forze dell’Ordine per non lasciare sole le vittime e rendere loro giustizia. Quella troppo spesso negata dalla paura di raccontare gli abusi. Il modello è quello sperimentato con successo da quasi 5 anni dalla Asl di Grosseto, che ora farà da capofila per tutte le aziende sanitarie d’Italia, grazie al protocollo siglato dalla Fiaso, la Federazione che rappresenta appunto Asl e Ospedali. Il tutto con il placet del Ministro di Grazie e Giustizia, Andrea Orlando e della Titolare della Salute, Beatrice Lorenzin, che ha anche annunciato 50 milioni per l’assistenza psicologica alle donne vittima di violenza.

ECCO COME FUNZIONA

A spiegare come funziona “Codice Rosa Bianca” è la dottoressa Vittoria Doretti, dirigente medico anestesista, “madre” del pronto intervento anti-violenza destinato ora a diventare realtà in ogni Azienda sanitaria.
“Il problema dell’assistenza e delle denunce – spiega – parte proprio dalla trincea dei pronto soccorsi, perché quando ci si rivolge alle Forze dell’Ordine, ai consultori o ai centri anti-violenza si ha già la coscienza di essere vittima di violenza. Ma così non è nella stragrande maggioranza dei casi, i milioni di abusi fantasma, che restano senza denuncia ogni anno e che lasciano le vittime sole con il loro dolore”.

Per questo il lavoro della squadra, che a Grosseto è composta da 40 persone tra medici, sanitari, forze dell’ordine, volontari, psicologi e assistenti sociali, comincia da subito, dalla fase di accoglienza al pronto soccorso che i tecnici chiamano “triage”. Quando il paziente risponde alle domande di un infermiere specializzato, che assegna il codice di gravità, bianco, verde, giallo o rosso che poi darà seguito all’intervento sanitario vero e proprio. “Qui il personale opportunamente formato a riconoscere i segnali di un trauma da abuso – spiega Doretti – capisce quando è necessario assegnare anche un altro codice.

A quel punto si avvia un percorso basato sulla semplificazione delle procedure e il dialogo tra le parti, con una attenzione particolare alla tutela della riservatezza. La sospetta vittima viene accompagnata in una stanza dedicata che garantisce tranquillità ed è dotata di tutto ciò che si rende necessario per la visita e l’eventuale accesso in borghese di polizia o carabinieri, per raccogliere testimonianza o denuncia. Qui personale medico e infermieristico, con alle spalle una solida formazione e continui aggiornamenti, arriva già informato di tutto quanto dichiarato in sede di accoglienza al Pronto soccorso, così come ogni successivo specialista”.

Questo per impedire lo stillicidio di domande ripetute all’infinito che acutizzano il trauma o anche solo per far si che la vittima non debba sentir dire ‘questo non è di mia competenza’”, spiega Doretti.

Tutto senza mai esercitare pressioni sulla vittima, che non resta mai sola e che, se necessario, già qui fissa il primo appuntamento al consultorio o con un assistente sociale.
L’assistenza psicologica scatta invece nella presa in carico successiva, dove entrano in gioco anche i centri anti-violenza o altre associazioni di aiuto.

I NUMERI
“Un percorso a costo zero, che ha consentito di far emergere 450 casi di violenza sessuale e domestica l’anno, contro gli appena due casi in tre anni segnalati prima del 2009”, spiega il Direttore generale della Asl di Grosseto, Fausto Mariotti. “Più impegno e meno sdegno. È la molla che dovrebbe muovere tutto il sistema amministrativo pubblico ma che è la vera spinta a promuovere iniziative come Codice Rosa Bianca”, commenta il Presidente di FIASO, Francesco Ripa di Meana. “Con il protocollo firmato oggi, contiamo, grazie a un effetto domino, di portare questa rivoluzione contro gli abusi ai più deboli nella maggior parte delle nostre Aziende sanitarie pubbliche.” Quanto ce ne sia bisogno lo dicono i numeri: oltre un milione di abusi l’anno sulle donne, spesso perpetuati più volte, 4.300 episodi di violenza ai danni di minori denunciati nel 2013, mentre tra gli anziani le vittime sarebbero anche qui un milione. Cifre da codice rosso , più che rosa

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