Non solo Siria: ecco le zone di crisi dimenticate

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La Stampa
22 12 2014

E’ un racconto di miseria e orrore e grandi bisogni e di fondi inadeguati, che riserva alcune sorprese. Dal nuovo rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (Ocha), il dipartimento creato per dare un più efficace e rapido intervento durante le crisi umanitarie, e coordinare le agenzie ONU durante le catastrofi - che per il prossimo anno stima in 16,4 miliardi di dollari la somma necessaria ad assistere 57.5 milioni di persone in 22 paesi - emergono aree di crisi note e molto citate nel 2014 come la Siria, l’Ucraina, la Striscia di Gaza, l’Iraq, e altre meno mediatiche.

Ad esempio la tragedia del Sud Sudan, quasi due milioni di persone in fuga dalla violenza, ma anche le cifre impressionanti della Repubblica democratica del Congo, dove le violazioni dei diritti umani, i conflitti etnici e gli assalti di miliziani armati hanno provocato 2,7 milioni di profughi interni e sette milioni di bisognosi e dove una situazione sanitaria estrema fa registrare tre milioni di bambini denutriti e centinaia di migliaia di morti ogni anno per il morbillo e il colera. O la Somalia, di nuovo colpita dalla carestia, a cui si aggiungono i problemi ormai endemici come i conflitti interni, le condizioni inumane dei campi profughi che ospitano oltre un milione di persone. E la situazione di conflitto ormai cronicizzato tra cristiani e musulmani nella Repubblica Centrafricana, un massacro a colpi di machete in stile ruandese che coinvolge l’intera popolazione e conta 2,5 milioni di persone in condizioni critiche, un numero crescente e difficile da conteggiare di morti, mille solo a dicembre, più un milione di profughi interni, 430 rifugiati negli stati confinanti e circa 10 mila bambini soldato arruolati dalle bande armate.

Conflitti che l’Unione Africana, a corto di denaro e sempre meno aiutato dall’Onu, fatica a cercare di tenere sotto controllo, malgrado la buona volontà dei paesi che la compongono. Nel complesso, nella sola Africa Orientale l’emergenza umanitaria riguarda 11,4 milioni di sfollati di cui 2,47 milioni di rifugiati e 8,97 milioni di cosiddetti rifugiati interni con un aumento rispetto al 2014 di 1,4 milioni.
Le persone in stato di estrema povertà, che non riescono nemmeno a sfamarsi sono 12,8 milioni in circa 10 paesi della regione, tra cui il Sudan, Sud Sudan, Somalia, Kenya, Etiopia, Gibuti, Uganda, Ruanda e Burundi.

Che sia soprattutto un problema economico lo mostra, nello stesso rapporto dell’Ocha, il divario tra le somme necessarie e quelle effettivamente percepite: l’anno scorso è stato raccolto solo il 52% dei 17,9 miliardi di dollari necessari, il peggior risultato di sempre, confrontato con la media del 60% raggiunta nel 2013. E con un gap crescente tra le necessità e le somme donate: malgrado queste siano aumentate del 13 per cento, infatti, anche le situazioni di bisogno sono cresciute esponenzialmente. E altre sono in arrivo: per il prossimo febbraio l’Ocha annuncia il lancio delle nuove campagne per un’altra emergenza dimenticata, quella del Sahel dove il cambiamento climatico unito a una conflittualità in aumento, sta dilagando in Burkina Faso, Camerun, Ciad, Gambia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal.

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