×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 407

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 415

Norvegia a tutta destra: in galera chi chiede l’elemosina

Letto 2652 volte
Etichettato sotto

Cronache del Garantista
02 02 2015

Vietato fare i mendicanti, pena la carcerazione. La Norvegia ha perso la sua innocenza riguardante i diritti umani. Dopo la strage di Utoya il paese nord europeo scopre la sua anima nera e ha cambiato radicalmente volto da quando alle elezioni del 2013 ha stravinto un partito conservatore.

La piccola ma ricchissima monarchia costituzionale ha consegnato il Paese a un governo che vede l’attiva partecipazione di quello che in passato fu proprio il partito dell’estremista stragista di destra Anders Breivik, il Partito del Progresso, populista e anti immigrazione.

Tra le iniziative che fanno discutere, una è la legge che sarà varata tra pochi mesi: la mendicità sarà punita con la galera. La riforma legale, proposta dai conservatori e dalla destra xenofoba, sta per essere, quindi, ultimata. La proibizione – abolita nel 2005 dai progressisti che hanno governato per ben otto anni – ha ricevuto consensi anche dai partiti del centro. Multe e carcere sono le misure restrittive con cui il governo intende punire gli indigenti.

È un paese ricco grazie soprattutto al suo petrolio, ma c’è comunque la povertà e il governo conservatore già a partire dal 2013 aveva già fatto una riforma locale conferendo ai municipi l’autonomia rispetto alle soluzioni da adottare per fronteggiare la povertà per le strade.

La riforma locale, che prevede la possibilità di multare i mendicanti e di incarcerarli, ha trovato consenso soprattutto nel sud del paese, ma non nella capitale. Nei municipi aderenti, la polizia utilizza registri appositi in cui segnalare le generalità degli indigenti.

La crisi economica ha dato maggiore impulso ai flussi migratori. La Norvegia, infatti, è fra le destinazioni più gettonate dall’Europa più povera. Con una sovrabbondanza di materie prime, come il petrolio, il gas e l’energia idroelettrica, e una scarsità di manodopera, il paese si caratterizza per una densità di popolazione fra le più basse del continente e per un tasso di disoccupazione non di certo preoccupante.

Secondo una statistica della polizia locale, dei duecento indigenti che, ogni giorno, chiedono l’elemosina ad Oslo, solo sette sono norvegesi. Il resto proviene dall’est. I promotori della riforma legale sostengono che, negli ultimi anni, gli indigenti siano più aggressivi. Questo, a giudizio dei richiedenti, comporta un aumento dellacriminalità. Oslo, con una popolazione sette volte minore rispetto a quella di Berlino, sarebbe vittima dello stesso numero di scippi.

Inoltre, i sostenitori adducono come ragione fondante la correlazione fra l’elemosinare e il traffico di esseri umani. «È importante tenere conto del contesto. Non è che non sopportiamo di vedere le persone bisognose, questa soluzione si adotta a causa del vincolo fra gli indigenti e la criminalità organizzata », ha dichiarato, qualche mese fa in occasione della riforma locale, la prima ministra Erna Solberg. Il paradosso vuole che la stessa Norvegia che vuole ”risolvere” la povertà con la repressione, nello stesso tempo stanzia più fondi da destinare al sociale e ai rom, ma direttamente in Romania.

Nel frattempo questa proposta di riforma legale ha generato ampie critiche dalle organizzazioni internazionali che si occupano dei diritti umanitari. Fra queste, quella di Sunniva Ørstavik, rappresentante della Equality and Anti- Discrimination Ombud che teme la discriminazione del popolo rom. Anche la Commissione nazionale per i diritti umani denuncia i possibili effetti discriminatori e la violazione della libertà di espressione. «La proposta è molto delicata. Ho detto apertamente alle autorità, che spero non continuino con questa iniziativa. Sembra allettante usare metodi penali per trattare un problema sociale. La mendicità è una questione di povertà», fa sapere alla stampa norvegese il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Nils Muiznieks.

Eppure parliamo della stessa Norvegia che non contempla l’ergastolo, che dopo la strage di Utoya, non ha scelto la vendetta, nemmeno quella ”della sicurezza”. Non ha aumentato i controlli, la sorveglianza. Non ha assecondato la paura delle persone. Il ministro degli Interni di allora, un laburista, aveva dichiarato che avrebbero riposto con più umanità. Ma, con la forte virata a destra, anche questo Paese ha perso la sua componente umana e non securitaria.

Devi effettuare il login per inviare commenti

facebook