Mafia Capitale inquina l'aria di Terni

Inquinamento a TerniTancredi Tarantino, Zeroviolenza
10 febbraio 2015

I tentacoli del "mondo di mezzo", la rete criminale guidata dall’ex terrorista nero Massimo Carminati e oggetto dell’inchiesta romana Mafia Capitale, hanno superato i confini laziali e raggiunto Terni, uno dei poli industriali più inquinati e controversi del centro Italia.

A fare da ponte tra Lazio e Umbria è Riccardo Mancini, imprenditore e uomo di fiducia dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Oltre ad essere l’amministratore delegato di Eur s.p.a., società del Campidoglio attiva nel settore immobiliare, Mancini controlla la So.Ge.Ri., azienda che nel 2011 si aggiudica i lavori di ristrutturazione dell’inceneritore di Terni.

A gestire l’impianto umbro di incenerimento dei rifiuti è Aria srl, società interamente controllata da Acea, la multiutility posseduta al 51% dal comune di Roma.

Secondo quanto ha ricostruito l’Espresso in un’inchiesta del 16 gennaio scorso, Acea nel 2010 pubblica un bando per il revamping dell’inceneritore, un’operazione che dovrebbe garantire l’accesso ai cosiddetti “certificati verdi”, gli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Ad aggiudicarsi l’opera per 16 milioni di euro è in un primo momento la Ibi spa, società di Napoli che gestisce alcune discariche in Campania e Sicilia. Alcuni mesi dopo però la Ibi viene raggiunta da un’interdittiva antimafia e bisogna rifare tutto da capo.

Acea a quel punto pubblica un nuovo bando ma, usufruendo di una legge del 2006 prevista per casi di “estrema urgenza derivante da eventi imprevedibili”, ricorre a una procedura negoziata senza indizione di gara. I lavori vengono così affidati per via diretta alla Terni scarl, un consorzio che vede al suo interno proprio la SoGeRi di Mancini. Il costo complessivo intanto lievita a 21.9 milioni di euro.

A lanciare per primo l’allarme sulle procedure e sui soggetti coinvolti nell’affare è il Comitato No Inceneritore di Terni. In un rapporto pubblicato nel 2013, il comitato individua in Mancini una presenza ingombrante che “ha portato alla configurazione di una ragnatela di incarichi e ruoli primari di fondamentale importanza per la capitale”.

Il comitato punta il dito anche sulle altre società del consorzio. In particolare, a destare sospetti è la presenza della IGM Ambiente, un’azienda siciliana che dal 1966 si aggiudica gli appalti per la gestione dei rifiuti di Siracusa e nei cui confronti la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti decise di aprire un’indagine nel 2009.

A complicare ulteriormente il quadro è la recente interrogazione parlamentare presentata dalla deputata 5 Stelle Federica Daga ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, dalla quale risulta che Acea non ha ancora richiesto l’erogazione di incentivi da certificati verdi per i quali sono state realizzate le operazioni di revamping. Ad oggi quindi quei 21.9 milioni di euro, in gran parte soldi pubblici, non si sa bene a che cosa siano serviti.

Intanto anche la procura di Terni ha deciso di voler fare chiarezza sull’appalto e sta acquisendo informazioni al riguardo. Come sottolinea il procuratore Cesare Martellino, al momento si tratta di “accertamenti preventivi quando ancora non si prefigurano ipotesi di reato”, ma il collegamento con Mafia capitale appare evidente.

 

Ultima modifica il Giovedì, 12 Febbraio 2015 09:40
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