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Nella scuola fatta di amianto vietato correre e sbattere la porta

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Corriere della Sera
19 02 2015

Evitare di correre, di chiudere con forza finestre e porte, di graffiare o forare le pareti. Il vademecum delle norme di comportamento è affisso in tutte le sedici classi del biennio dell’istituto tecnico Leonardo Da Vinci di Firenze e i ragazzi dai 14 ai 16 anni che vengono a scuola qui sono tenuti a rispettarle per «limitare al massimo i rischi per la salute».

Perché la premura non è mai troppa quando si parla di cemento-amianto e di questo materiale sono fatte le pareti di questa palazzina anni Sessanta che fa parte del grande complesso dell’Iti Da Vinci di via del Terzolle, la prima scuola tecnica fiorentina voluta dal Comune. Qui, il Comune di Firenze è intervenuto più volte, l’ultima l’estate scorsa per finire di bonificare il tetto. All’interno delle pareti restano però degli strati in amianto e per esempio, attaccare un chiodo potrebbe essere molto pericoloso per le polveri che si alzerebbero.

Gli otto milioni che non ci sono
Palazzo Vecchio è tuttora proprietario della struttura e il problema dell’amianto lo conosce bene: ogni anno viene stesa una patina di vernice sui muri dell’edificio del biennio e ogni sei mesi viene fatto un controllo con una speciale macchina che rileva le fibre disperse nell’aria: «Da quando sono dirigente qui, negli ultimi quattro anni – dice il preside Giacomo D’Agostino – nessuno di questi controlli ha dato esito positivo, fibre nell’aria non ce ne sono, la soluzione però resta una sola: abbattere e ricostruire l’edificio. Servono tra i sette e gli otto milioni di euro, nel frattempo serve prendere tutte le precauzioni possibili perché i ragazzi, gli insegnanti e tutto il personale della scuola vada lì a studiare e lavorare in sicurezza». Di quei soldi però, neanche l’ombra.

Lisa Baracchi

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