Chi fa la legge? Pubblica amministrazione e diritto d'asilo

Marco Omizzolo e Roberto Lessio, Zeroviolenza
5 marzo 2015

I risultati del dossier "Chi fa la legge? Pubblica amministrazione e diritto d’asilo", redatto nell'ambito del progetto Centro operativo per il diritto all'asilo dall'associazione SenzaConfine, ASGI e Laboratorio 53, con il sostegno di Open Society, denuncia soprusi, violenze psicologiche, prepotenze di cui spesso le pubbliche amministrazioni sono protagoniste. Le vittime ancora una volta sono i richiedenti asilo;
uomini e donne che, protetti dalla normativa nazionale e internazionale, dovrebbero godere di canali preferenziali, di una particolare attenzione da parte dello Stato italiano e sensibilità, considerando i contesti originari dai quali fuggono. Invece i fatti e le circostanze denunciate nel dossier raccontano tutta un'altra realtà, di cui dovremmo senza dubbio vergognarci.

Tra ottobre 2013 e settembre 2014 le operatrici del Centro Operativo per il Diritto all'Asilo hanno accompagnato più di 90 richiedenti asilo in vari uffici, tra i quali la Questura di Roma – Sportello Profughi, il CIE di Ponte Galeria, la Prefettura di Roma, CAF convenzionati e Municipi. Hanno così potuto osservare e appurare prassi e consuetudini non previste, anzi spesso vietata dalla legge, che violano diritti riconosciuti in capo ai richiedenti asilo. In particolare il comportamento di alcuni funzionari pubblici nei confronti degli utenti arriva a definire prassi illegittime, arroganza, disinformazione strumentale che spesso conducono al mancato o ritardato riconoscimento della protezione internazionale.

Sarebbero stati rilevati ingiustificati ritardi nel rilascio del permesso di soggiorno e richieste di asilo, sistematici rigetti delle istanze della concessione del titolo di viaggio per stranieri ai titolari di protezione umanitaria e talvolta sussidiaria, dinieghi del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari in capo a soggetti “inespellibili” e carenze di motivazione dei provvedimenti della Questura. Presso il Tribunale di Roma vige il sistematico diniego delle istanze di ammissione al patrocinio a spese dello Stato da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Come dire, hai un diritto ma poi non ti è concesso di poterlo esercitare. E dove sta lo Stato di diritto in tutto questo? Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati romano rigetta sistematicamente, da oltre due anni, le istanze dei richiedenti asilo a causa dell'asserita mancanza della certificazione consolare sui redditi nel paese d'origine. Peccato che i richiedenti asilo non possano intrattenere alcun contatto con le autorità consolari del proprio paese d'origine, come peraltro stabilito dalla normativa internazionale, europea e nazionale. Sarebbe altrimenti un controsenso che esporrebbe gli stessi richiedenti asilo a pericoli certi per se e la propria famiglia. Ma di questo i solerti membri del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma sembrano fregarsene.

I richiedenti che riescono a consegnare un qualunque atto presso l'ufficio profughi della Questura aspettano anche 4-5 ore senza uscire, per paura di perdere il turno; gli interpreti, presenti solo a volte, non sempre parlano le lingue conosciute dai migranti forzati, mentre i funzionari degli sportelli stentano sia con l'inglese che con il francese. Sembra già di vederli, impegnati dietro lo sportello di turno, rivolgersi ai migranti nel loro inglese come nel famoso spot di Biscardi impegnato a reclamare una celebre scuola di lingue: “hai you de documents? Do iù spik english? No? And why no? Go to house now. Ok? Go go, deng iù”.

Quando una persona è vittima di una prassi illegittima, senza il sostegno di un operatore legale o di un avvocato, difficilmente riesce a far valere i propri diritti a causa delle barriere linguistiche e fisiche che incontra all’ufficio immigrazione. Inoltre spesso alle persone viene impedito fisicamente di avvicinarsi agli sportelli e di entrare nella sala senza un operatore.

Nel CIE di Ponte Galeria le cose non vanno certo meglio. Le 18 persone assistite dal Centro Operativo presso quel CIE sono state rinvenute in mare dalla Marina Militare durante “Mare Nostrum”. Sono quasi tutti richiedenti asilo di origine nigeriana, condotti direttamente nel CIE di Ponte Galeria senza che gli fosse consentito da subito di formalizzare la propria domanda d’asilo: anzi, a tutti loro era stato in precedenza notificato un decreto di “respingimento differito”, istituto su cui sono molti i dubbi di costituzionalità.

Nel CARA di Castelnuovo di Porto le cose non migliorano affatto. Secondo il dossier, nel giugno 2014 la Prefettura di Roma avrebbe ingiustamente espulso da quel centro i richiedenti asilo ritenuti responsabili di alcune proteste pacifiche. Persone espulse dal programma di accoglienza e assistenza perché avrebbero osato protestare pacificamente. Per fortuna pesano su questa decisione due ricorsi al Tar che speriamo ristabiliscano un minimo di giustizia.

Tutto questo non fa che costringere centinaia di persone a vivere con frustrazione, pericolo, mortificazione la propria esistenza in Italia. Ci definiamo un paese civile e uno Stato di diritto. Leggendo dossier come questo ci si rende invece conto che siamo forse solo più ricchi. In quanto a civiltà e a diritto abbiamo ancora un lungo percorso da fare.

Ultima modifica il Giovedì, 05 Marzo 2015 09:28
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