"Sblocca Italia?" No, Sblocca trivelle e affonda l'Italia

Più trivelle per tutti - GreenpeaceAlessandro Giannì, Zeroviolenza
10 marzo 2015

La cosiddetta Legge "Sblocca Italia", la Legge n.133/2014 approvata a colpi di fiducia dal Governo Renzi, nasconde molte magagne (1) ma mi limiterò qui a trattare del solo Articolo 38, che ci è venuto spontaneo rinominare subito "Sblocca trivelle". Presentato da Renzi come "risposta" ai tre/quattro comitatini che vogliono ostacolare ad ogni costo le progressive sorti petrolifere del Paese, lo sblocca trivelle consente di applicare quelle procedure, semplificate e accelerate, che si addicono alle "infrastrutture strategiche".

In questo modo, una intera categoria di opere (trivelle comprese) è miracolosamente diventata strategica senza nessuna valutazione di merito sull’effettiva urgenza e necessità dei singoli progetti e senza chiarire se e come si applichi la VAS. Altrimenti detto: trivelle, gasdotti e molto altro, essendo strategici sono cruciali per la sopravvivenza del Paese e i comitatini devono starsene zitti. E’ solo un dettaglio ricordare che sono stati dichiarati strategici impianti - come il rigassificatore offshore di Livorno – praticamente inattivi. Stessa sorte potrebbe avere la centrale a carbone di Vado Ligure, ferma da mesi (per ordine di un magistrato) senza alcun impatto sul sistema energetico nazionale.

Sempre per zittire i comitatini, che talvolta assumono le vesti di Presidenti di Regione e simili, lo sblocca trivelle trasferisce d’autorità le procedure di VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente. Ovviamente, di “intesa forte” tra Stato e Regioni non si parla: tanto il Titolo V della Costituzione prima o poi va cambiato, no? Il governo guarda avanti e cambia le leggi ordinarie prima di riuscire a cambiare la Costituzione: dev’essere per questo che sette regioni quest’articolo 38 dello “Sblocca Italia” l’hanno impugnato alla Corte Costituzionale.

Non male poi l’idea della concessione unica per ricerca e coltivazione, in contrasto con la distinzione comunitaria tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Certo, se sono riusciti a far passare in commissione VIA nazionale un progetto nel Canale di Sicilia che usava i dati mareometrici di una boa piazzata in Puglia… possiamo escludere che le valutazioni siano sempre basate su criteri affidabili. Ci attanaglia il dubbio che ciò si ripeta sempre più spesso, considerati i tempi strettissimi delle valutazioni delle novelle “opere strategiche”.

Altra perla è la trasformazione degli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico derivante dalle attività di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi che sono diventate “trivellazioni sperimentali” decennali. Che queste trivellazioni al largo di Venezia e dintorni siano state stoppate molti anni fa per le evidenti correlazioni con la subsidenza indotta sui litorali della zona, è irrilevante per il Governo (che però continua a finanziare una Legge speciale per Venezia (2)).

Per un governo che “mira all’Europa” davvero clamorosa è la distanza tra le misure di estesa tutela dell’ambiente e della biodiversità disposte dalla Direttiva Offshore 2013/30/UE (e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale) e il contenuto dello “sblocca trivelle”. Che evidentemente “vale” il rischio di una procedura d’infrazione comunitaria. Ma sarebbe ingeneroso addossare a questo governo tutte le responsabilità di una “strategia della trivella” che è partita per lo meno dal 2005 (Governo Berlusconi) quando, con l'art.1 del D.Lgsl.l. 238/2005, le piattaforme petrolifere vennero escluse dalla categoria di impianti a “rischio di incidente rilevante”.
Se pensate che in Italia (dove, secondo il Ministro dell’Ambiente Galletti, ci sono le norme più rigorose sulla valutazione del rischio trivelle)  gli studi di valutazione si affannino a valutare scenari tipo “Deepwater Horizon”… siete fuori strada. In Italia al massimo si considera lo scenario di uno sversamento in mare di pochi litri di idrocarburi. Provate a leggere il rapporto “I vizi di ENI (3)” e fatevene una ragione.

E come dimenticare i meriti del Ministro Corrado Passera, indimenticato autore di un “condono tombale” per le trivelle (Legge n.134/2012) che “supera” i divieti del cosiddetto “Decreto Prestigiacomo”: il limite di 12 miglia di distanza dalla costa resta, ma non per le richieste effettuate in precedenza (che coprono praticamente tutta la costa “utile”: dall’alto adriatico fino al Canale di Sicilia…). Non pago, anche se s’era dimesso Passera trovò pure il tempo di autorizzare a capodanno (27 dicembre 2012), l’allargamento della zona C di ricerca di idrocarburi nel Canale di Sicilia, fin sotto Malta.

Caso strano, quell’estate sono ripresi i sequestri di pescherecci siciliani da parte delle autorità maltesi e c’è voluto un viaggio di Enrico Letta a Malta per “accordarsi” . Cosa non si farebbe per due gocce (qualche mese di “indipendenza energetica”) di petrolio e gas in più?

Vediamo… far crollare del 60% (nel 2014) gli investimenti nelle rinnovabili? Fatto!

Ultima modifica il Giovedì, 12 Marzo 2015 13:11
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