Luxleaks: la vecchia Europa e il coraggio di Antoine Deltour

luxleaksLuca Manes, Zeroviolenza
24 marzo 2015

Tutti sanno chi è Richard Snowden, praticamente nessuno ha mai sentito parlare di Antoine Deltour. Eppure senza di lui il recente scandalo denominato Luxleaks – senza molta fantasia, va detto – forse non sarebbe mai scoppiato. LuxLeaks ha svelato l'esistenza di migliaia di accordi fiscali siglati in estrema segretezza dalle autorità lussemburghesi "in favore" di dozzine di multinazionali,
per far sì che i proventi accumulati dalle corporation in giro per il mondo venissero trasferiti in località dove queste stesse società non sono attive ma possono godere da immensi vantaggi fiscali.

In particolare, ça va sans dire, in Lussemburgo. Il “bubbone” è scoppiato pochi giorni dopo l'insediamento di Jean Claude Juncker come presidente della Commissione europea. Un dettaglio non esattamente insignificante, considerato che lo stesso Juncker fra il 1995 e il 2013 ha ricoperto la carica di primo ministro dello statarello incastonato nel cuore del Vecchio Continente, nonché dal 1989 al 2009 è stato anche Segretario del Tesoro.

Nelle settimane passate le polemiche si sono sprecate, ma a Juncker non è passato nemmeno per l'anticamera del cervello il pensiero di fare un passo indietro. Eppure quanto accaduto per decenni nel Paese che ha governato non è roba di poco conto. Una maxi elusione fiscale svelata dalle accurate ricerche e indagini condotte in un lungo arco di tempo da oltre 40 realtà aderenti all'International Consortium of Investigative Journalism.

Tra le loro fonti, il già citato Antoine Deltour. Ex dipendente di una società di consulenza, si è ritrovato tra le mani documenti che dimostravano senza alcuna ombra di dubbio gli estesissimi piani di elusione fiscale, che hanno permesso a ricche multinazionali di “risparmiare” miliardi di euro di tasse. Da quel momento Deltour è divenuto quello che in inglese viene definito un whistleblower, un delatore, dal momento che il materiale che aveva raccolto è stato usato per squarciare il velo su quanto accaduto in Lussemburgo. Proprio nel granducato Deltour rischia però di finire in prigione. È paradossale, oseremmo dire kafkiano, ma è attualmente sotto processo e, se dichiarato colpevole per la divulgazione di documenti “sensibili”, oltre al carcere potrebbe vedersi comminata una sanzione pecuniaria molto corposa. Oltre il danno, la beffa.

In favore del delatore, di nazionalità francese, si sono attivate varie organizzazioni della società civile europee, mentre è online un sito in cui si ricostruisce più nel dettaglio la sua vicenda e dove si può manifestare sostegno nei suoi confronti – https://support-antoine.org/en/#luxleaks.

In Lussemburgo, intanto, si prefigurano cambi alla legislazione attuale, all'insegna della maggior trasparenza evocata da più parti, a cominciare dalla stessa Commissione europea e dal G20, che in questo senso si è espresso durante il suo ultimo vertice dei capi di stato e di governo tenutosi a Brisbane alla fine del 2014. Per scardinare il sistema dei paradisi fiscali la strada da fare è ancora tanta, ma è grazie a persone come Deltour che man mano tante scomode verità stanno finalmente venendo a galla. Quindi sosteniamo tutti Antoine!

Ultima modifica il Mercoledì, 25 Marzo 2015 10:52
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