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Ottantasette per cento

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Lipperatura
09 04 2015

C’è quel numero, 87%, che non se ne va dalla mia testa. Dice l’Associazione 21 luglio, che ieri ha presentato il rapporto sulla situazione di rom e sinti in Italia, che nel 2014, su 443 episodi di discorsi d’odio contro i rom , l’87% risulta riconducibile a esponenti politici.

La stragrandissima maggioranza, dunque. E il “discorso d’odio” non riguarda solo rom e sinti: se ci si prende la briga di monitorare con regolarità un sito benemerito come Cronache di ordinario razzismo, si scoprono piccoli e quotidiani e immondi episodi come quelli della studentessa del Ghana accerchiata e insultata da un gruppo di bambini a Napoli, o delle due aggressioni sugli autobus di Reggio Emilia e Trieste. Questioni ordinarie, appunto, e tutte nostre.

Se utilizzate un po’ del vostro tempo per leggere cosa si diceva sotto il regime fascista sugli omosessuali, o se rinfrescate la vostra memoria con le parole apparse nel 1938 su La difesa della razza di Telesio Interlandi (”È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti”), forse capirete il perché di quel numero (ottantasette per cento, riscriviamolo in lettere: ottantasette). Come scrive Valentina Pisanty in questo (ottimo) articolo):

“gli italiani non hanno ancora fatto veramente i conti con l’aspetto più scomodo del proprio passato fascista, e cioè con il razzismo e l’antisemitismo. Sia che il razzismo fascista venga condannato con formule esorcistiche (”esecrabile”, “infame” ecc.), sia che venga neutralizzato con interpretazioni consolatorie (il razzismo “all’italiana”, “blando” ecc.), finora la tendenza è stata di sorvolare piuttosto sbrigativamente su questo capitolo ingombrante della storia italiana”

Il problema è che la storia è ancora qui. E che un cortocircuito tossico spinge i politici a utilizzare quello che presumono essere il linguaggio della “gente”, in una corsa al ribasso che diventa una galleria di specchi: facciamo a chi twitta la frase peggiore, tu elettore o io leader, ammesso che ci siano leader (ed elettori) e fermiamoci qui, in questo gioco avvelenato, mentre fuori il tempo scorre.

Che si fa? Ieri, a Fahrenheit, Roberto Escobar ripeteva quel che dice ogni giorno ai suoi studenti: arrabbiatevi. Ma poi, per favore, agite. E pensate, aggiungo io. Anche alla singola parola che scrivete in un social.

Loredana Lipperini

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