1° maggio: Festa del Non Lavoro. Intervista a Franco Berardi "Bifo"

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Cartellino di lavoroMonica Pepe, Zeroviolenza
29 aprile 2015

Qual'è stato il passaggio cruciale che in Italia ha segnato il punto di caduta dei diritti dei lavoratori?
Franco Berardi. Negli ultimi anni le aggressioni contro i diritti dei lavoratori non si contano. L'abolizione dell'articolo 18, per quanto doloroso sul piano simbolico, non ha fatto che completare precarizzazione e sistematica violazione di ogni diritto.
Per trovare il passaggio cruciale che ha aperto la strada all'assolutismo capitalistico bisogna a mio parere risalire al momento in cui, all'inizio degli anni ’80, grazie alle tecnologie divenne possibile ridurre drasticamente il tempo di lavoro necessario e questo potenziamento si trasformò paradossalmente in una sconfitta operaia.
Ciò che l’intelligenza collettiva aveva creato per l’arricchimento sociale venne allora trasformato in mezzo di impoverimento.
La riduzione del tempo di lavoro necessario aprì la strada ai licenziamenti di massa, perché il movimento operaio non fu capace di imporre l’altra strada, quella della riduzione dell’orario e della ridistribuzione del tempo di lavoro.

Solo poche minoranze ebbero il coraggio di dire: “Lavorare meno lavorare tutti”. I sindacati si ridussero invece a difendere il posto di lavoro degli occupati. Era il momento di abbattere il muro delle 40 ore, di aprire un processo strategico di riduzione dell’orario, di sganciamento della sopravvivenza dal ricatto del salario. Ma il movimento operaio mancò allora degli strumenti culturali e concettuali per rendere possibile questo passaggio. Finì allora per opporsi alla tecnologia, invece di utilizzarla come strumento di liberazione dal lavoro. Fu allora che il fronte del lavoro perse la sua natura progressiva e la sua forza, fu allora che i diritti del lavoro non ebbero più alcun fondamento nella realtà del rapporto di forza tra le classi.

Come è cambiata la percezione del lavoro all'interno della società italiana negli ultimi vent'anni e perchè?
Franco Berardi. La competizione è diventata l’elemento dominante nella relazione sociale. La precarizzazione ha frammentato il lavoro, e distrutto le basi materiali della solidarietà. Al tempo stesso l’espansione del lavoro cognitivo ha favorito un processo di identificazione dei lavoratori nella loro funzione produttiva. Si investe nel lavoro la propria capacità espressiva, il proprio desiderio, la propria capacità di comunicazione. Questo naturalmente è un fatto positivo, ma crea una condizione di debolezza ulteriore dei lavoratori, che sono disposti a rinunciare a quote di salario e talvolta anche a diritti fondamentali pur di non essere staccati dalla funzione espressiva che il lavoro gli permette di svolgere.

Quali sono state le responsabilità politiche del Partito Comunista ieri e oggi quelle del Partito Democratico verso i lavoratori italiani? E cosa non ha capito chi li contestava?
Franco Berardi. Il Partito comunista non comprese e non accettò la prospettiva di liberazione dal lavoro, di riduzione dell’orario. Coerentemente con le posizioni del movimento comunista mondiale, il PCI difese la composizione del lavoro esistente, e non colse le potenzialità progressive che erano implicite nella tecnologia.
Quanto al Partito democratico non c’è storia: il PD è costitutivamente e organicamente uno strumento dell’offensiva liberista, dell’aggressione finanziaria e austeritaria, è il principale nemico dei lavoratori, e non vi è alcuna possibilità di modificarne la natura. Il PD porta la società italiana verso l’immiserimento, vuole la sottomissione totale del lavoro.

Il 1 maggio è la Festa dei Lavoratori. Disoccupazione e finanza ci dicono che il mercato è l'unico a festeggiare, le merci sono più amate dei lavoratori, la domanda di lavoro è inversamente proporzionale all'offerta. Perchè secondo Te non c'è una reazione sociale di massa?
Franco Berardi. La debolezza dei lavoratori risiede anzitutto nella loro incapacità - psichica ancor prima che politica - di creare legami di solidarietà.
Il primo maggio a Milano decine di migliaia di giovani disoccupati e precari accetteranno di lavorare gratis per l’EXPO, cioè per corporation globali come Monsanto.
Con una truffa semantica li chiamano volontari, ma si tratta in realtà di una forma di schiavismo light. Perché accettano? Perché il lavoratore precario non è in grado di ragionare in termini di solidarietà ma solo in termini di competizione individuale, e questo lo conduce a fregarsi con le sue mani.

Che prodotto è Matteo Renzi?
Franco Berardi. E’ incredibile la pervicacia con cui le soluzioni economiche fallimentari di tipo liberista sperimentate negli ultimi trent’anni vengono riproposte con maggior vigore da una nuova generazione di fanatici. Forse la verità è che queste soluzioni sono fallimentari per la società ma perfettamente lucrose per la piccola minoranza finanziaria di cui Matteo Renzi è semplicemente il faccendiere.
Renzi ha la missione di portare a compimento lo smantellamento della solidarietà sociale e imporre la precarietà integrale del lavoro. La sta realizzando con efficacia perché sa interpretare l’ansia di auto-affermazione individualistica e competitiva. Fin quando la catastrofe sociale lo inghiottirà. Ma purtroppo a quel punto avrà inghiottito anche quel che resta della società.

Cosa pensi della grande Coalizione sociale pensata da Landini?
Franco Berardi. Ho un estremo rispetto per la FIOM, unica organizzazione di massa che in Italia continui a respingere l’omologazione ideologica liberista. E ho molta simpatia per Landini, per il suo stile comunicativo. Ma purtroppo è troppo tardi per poter salvare l’eredità della
democrazia sociale novecentesca. Quel patrimonio è già stato distrutto. Il prossimo decennio vedrà miseria devastante, violenza razzista dilagante, e una guerra che ha lineamenti diversi da quelli delle guerre passate: una guerra in cui le vittime sono i civili, in cui non ci sono fronti ma un proliferare di bande. Da tempo sono convinto del fatto che la Jugoslavia degli anni ’90 è il blueprint dell’Europa post-unitaria. Lo sgretolamento dell’Unione è virtualmente in corso, poiché l’Unione è morta nella coscienza degli europei. Occorre prepararsi alla guerra, occorre salvare la memoria della civiltà sociale, dell’umanesimo, del socialismo, dell’uguaglianza, per tramandarla alla generazione che verrà dopo la guerra, ammesso che qualcosa ancora esista, dopo la tempesta che ormai possiamo annusare nell’aria.

Ultima modifica il Venerdì, 01 Maggio 2015 08:30
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