Una transizione post-patriarcale

Ordine dal soffittoDaniela Frascati, Zeroviolenza
7 maggio 2015

Se nominare una cosa vuol dire richiamarne l'essenza materiale e simbolica, il sottotitolo del testo di Irene Strazzeri Post-patriarcato. L’agonia di un ordine simbolico (Aracne Editrice, 10 euro), ci dice già il punto di vista dal quale la studiosa avvicina l'oggetto del suo saggio.
L'agonia è lo stato, il momento, che precede la fine di qualcosa, di qualcuno, il suo venir meno, ma è anche l'angoscia, lo stato di ansiosa ed enigmatica attesa nel quale si aspetta il trapasso. In questo caso l'agonia, il trapasso, è lo stato d'eccezione del nostro tempo.

Un tempo nel quale la modernità è  una dimensione sconnessa dove convivono arcaismi e cancellazioni di conquiste e di diritti, assieme alla pervasiva dominazione che il capitalismo finanziario impone  ai corpi e alle menti  di donne e uomini piombati nel silenzio.
Come dice Elettra Deiana nella sua bella ed esplicativa prefazione  «Siamo nel risucchio di quella che possiamo definire una nuova ragione del mondo, dominata dalla globalizzazione e dal caos geopolitico, da contraddizioni e da una rivoluzione telematica senza frontiere, che lascia intravvedere le tracce di grandi potenzialità positive ma, nel contempo, favorisce lo sfaldarsi di inestimabili mappe della conoscenza umana».

Irene Strazzeri definisce questa condizione «crisi delle crisi», una transizione epocale nella quale strutture consolidate e assetti di potere  implodono; una convivenza promiscua tra il vecchio e il nuovo ordine, in quella vacuità in cui ormai la cosiddetta democrazia rappresentativa può solo galleggiare...

La crisi del patriarcato, mai definitiva,  è di quelle che hanno segnato in profondità la contemporaneità, scombussolando e rivoluzionando dall’interno il contesto storico-sociale del novecento, recidendo l’assetto di dispositivi simbolici, la rete di poteri, l’ordine del mondo, continuando tuttavia ad avere nel maschile il dispositivo del comando e il controllo degli assetti di sistema. È  ancora il potere maschile a incardinare e dettare  la scala dei valori e delle relazioni pubbliche e personali. È maschile il pervasivo e performante biopotere del neoliberismo imperante, in un esercizio di dominio assoluto sulle vite di ognuno e sulla natura.

Il neocapitalismo ha cooptato il valore della differenza femminile sottomettendolo alle necessità di produzione e alla competitività nel mercato; ha fatto di questa differenza la matrice di ogni altra diversità, praticando, allo stesso tempo, la caccia al diverso, all’Altro, scatenando nei confronti dei corpi un’aggressività che si nutre di paure e di angosce.
Nella post-modernità il corpo è, infatti, sempre di più il luogo simbolicamente centrale di questo accanimento: la nascita, la morte, la sessualità, la maternità, la salute, l’invecchiamento, vicende rimaste per secoli confinate nel privato e nella sfera personale, vissute come accadimenti particolari di ogni singola vita, diventano lo spazio pubblico su cui intervengono pesantemente i massimi poteri. Non solo lo Stato e la Chiesa, ma la scienza, il mercato, i media, spodestando lo spazio di autodeterminazione sulla vita che ci appartiene per nascita.

È lo scenario inquietante in cui s’incista il potere e attraversa le esistenze di donne e uomini come una maledizione: « L’io è incatenato al mondo attraverso la materialità del corpo, e la materialità è il filtro, il vaglio, il criterio universale, la natura del pensiero», diceva già negli anni trenta Simone Weil.

Seguendo un percorso rigoroso e puntuale è su tutto questo che fa luce  il prezioso saggio della Stazzeri, mettendo alla vista e nominando  quanto l’agonia della post-modernità e del post-patriarcato hanno cambiato, ricercando, nel caos indistinto in cui tutto sembra galleggiare senza punti di riferimento, quanto in questo scardinamento è andato disperso e perduto, ma anche cosa è ancora possibile e necessario trattenere e consolidare per un futuro possibile a dimensione  di donne e uomini.
Sintomi, Passaggi, Discontinuità, Sfide, sono i quattro capitoli che dichiarano con semplicità la sequenza dell’analisi di Irene Strazzeri (Post patriarcato, l’agonia di un ordine simbolico, Aracne edizioni).

L’autrice la persegue rimettendo assieme una genealogia di pensieri di donne e di femminismi, ricucendone gli strappi, segnandone le tappe, riempiendo questo tempo presente, vuoto di senso e rinsecchito, di quel principio resistente e tenace che è stato ed è il  pensiero della differenza; mostrando lo scombussolato che ha prodotto nell’ordine patriarcale, corrodendo dall’interno il maschile e l’ordine simbolico che lo rappresenta,  svelandone l’impossibilità e l’inattualità di restituire a questo “principio” autorità e autorevolezza come fosse una disposizione naturale delle cose e del mondo, mentre ne resta ancora immanente il carattere performatore.

Irene Strazzeri conosce bene il valore simbolico e materiale dei corpi, ne sa intercettare la traiettoria dentro la dimensione che il capitalismo, nella sua forma più perversa, un neoliberismo senza misura, esprime e nel, quale come dice Elettra Deiana nella prefazione «prevalgono l’estraneità all’Altro (…) solitudine e spiazzamenti, senso di sfiducia e paura».
Il libro è, dunque, una rifles¬sione poli¬tica a tutto tondo che rimette all’ordine del pensiero critico la profonda muta¬zione della società post-patriarcale, attraversando le categorie della politica e della sociologia, ma sollevando su tutto lo sguardo disambiguo del femminismo dentro lo sconvolgimento che ha investito la condizione del lavoro.

Produzione e riproduzione hanno modificato i confini, mescolato i campi, piegato il tempo della produzione nello spazio-tempo destrutturato dei nuovi lavori facendo implodere il vincolo identitario,  fondamento di una cittadinanza universale e svelando l’aporia tra essere cittadino-cittadina e lavoratore-lavoratrice.
Un lavoro sempre più  frammentario, precario, marginale, che succhia la vita quotidiana e mette a nudo l’impoverimento materiale ed esistenziale delle giovani generazioni.

È in questa pervasività e attraversamento capillare della vita e delle vite del lavoro femminilizzato che l’analisi di Irene Strazzeri si fa densa di risorse concrete, non solo nel nodo cittadinanza-lavoro ma nell’analisi bio-economica di come la flessibilità e la precarizzazione svelino la mostruosità del dominio e dell’asservimento. «Uno degli aspetti principali dell’analisi femminista postmoderna è la centralità della rappresentazione simbolica dei fenomeni sociali nella società contemporanea. Grazie a essa si produce senso e significato politico utile a nominare e, quindi, classificare i fenomeni sociali che abitano la realtà, producendo sistemi di sapere, ordini discorsivi e regimi di verità che giustificano scelte politiche e di governo. Differenza e alterità sono i presupposti fondamentali del pensiero postmoderno (…) ». Corpi-sostanza, non con  corpi-ombra da cui si può astrarre il bisogno e l’immanenza,  materia fondante del bisogno e dell’immanenza, presenza vitale di vita consapevole.

Tra le molte qualità di questo saggio c’è il nominare, dare nome e parola alle donne, consegnando loro  l’autorevolezza che nasce dal riconoscersi, dall’appartenere a una genealogia di pensiero che ha nella circolarità la negazione della gerarchia e il rifiuto del dominio sull’Altro.
L’analisi del post-pariarcato diventa dunque anche il disvelamento di ciò che il potere non vuole nominare, perché la forza delle parole è nel loro essere simbolo, lo specchio che rimanda all’infinito echi di altre parole e di parole di altre.

Capovolgendo Gramsci, la lucida analisi di Irene Strazzeri del post-patriarcato e dell’agonia di un ordine simbolico, si nutre e si fa forza dell’ottimismo della ragione; lo fa in calce al suo libro, dedicandolo «Al bimbo che aspetto, al mondo che gli auguro», che gli auguriamo, perché sarebbe un mondo migliore per tutte e tutti.

Ultima modifica il Venerdì, 08 Maggio 2015 07:31
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