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Nello Yemen senza benzina, le donne vanno in bici

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Globalist
22 05 2015

I bombardamenti saudita sullo Yemen hanno fatto sì che il paese sia rimasto a secco di carburante. Gli uomini a Sanaa sono stati costretti quindi ad inventarsi un modo per far muovere le proprie macchine: c'è chi usa carburanti alternativi, chi ha deciso di utilizzare le bombole a gas. Anche le donne quindi si devono adattare a questa nuova situazione e c'è chi, andando contro la tradizione, ha pensato alla bicicletta come mezzo da utilizzare in questa situazione di emergenza, nonostante per gli yemeniti più conservatori questa sia una "pratica" impudica, perché mette in mostra parti del corpo della donna.

A lanciare questa moda è stata la freelance Bushra al-Fusail, che ha creato una pagina su Facebook ed è riuscita a convincere altre donne a fare giro in bicicletta per Sanaa. "E 'assolutamente ingiusto che gli uomini possono muoversi facilmente usando le loro biciclette, mentre le donne sono costrette a rimanere a casa. La mancanza di benzina significa che noi donne non possiamo andare al lavoro, che non possiamo aiutare la nostra famiglia. Unisciti a noi!" ha scritto Fusail sul social network.

Le yemente (una ventina in tutto) si sono date appuntamento in una strada molto trafficata che costeggia il palazzo presidenziale: in molte erano vestite con gli abiti tradizionali e hanno pedalato per un'ora e mezza intorno alla moschea, mentre Fusail le immortalava nelle sue fotografie.

Gli scatti, che hanno subito fatto i giro del web, sono state accolte con decine di commenti furiosi: "Non può essere vero, queste immagini sono state photoshoppate", ha commentato un uomo. E ancora: "Quelli non sono donne, sono uomini vestiti da donne", ha scritto un altro.

Fusail, però, dal canto suo ha spiegato che, all'intolleranza degli uomini, molte donne hanno reagito positivamente a questo inaspettato giro in bici delle donne: "Pensavo che la gente avrebbe riso di noi o avrebbero cercato di impedirci di andare in bicicletta, ma non è stato così: alcune persone ci hanno incoraggiato, e questo ci ha motivati a continuare". Ha poi aggiunto: "Questo giro in bici è stato il nostro modo di dimostrare che nulla ci può fermare né le bombe né i tabà culturali: abbiamo il diritto di vivere e il diritto di muoverci per la città".

In molte, ha spiegato la freelance, hanno deciso di seguire l'esempio di queste prime pioniere della biciclette: tante ragazze hanno infatti scritto su facebook di voler imparare a pedalare.

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