Loro sono Rom, gli italiani sono vigliacchi

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2001 odissea nello spazioMonica Pepe, Zeroviolenza
29 maggio 2015

Io vorrei far vivere una settimana sola in un campo Rom tutti gli italiani benpensanti che ogni volta che accade un fatto di cronaca che coinvolge i Rom partono con la caccia all'animale.
Vorrei far vivere in quelle condizioni in cui in maniera pietistica e ipocrita si dice che vivono i bambini Rom, come se gli adulti fossero alloggiati al Grand Hotel, e non fossero costretti allo stesso destino a cui costringeremmo noi i nostri figli nella stessa situazione, in un Paese che alla faccia della presenza del Vaticano, di politiche di integrazione non ne vuole sapere.

I Rom si ammalano delle stesse malattie di cui ci ammaliamo noi, ma devono saperle gestire dall'interno di un campo, gli adolescenti Rom hanno gli stessi problemi dei nostri,
probabilmente qualcuno in più. Possiamo immaginare se nel dramma del giovane volato giù dalla finestra di una gita scolastica i compagni fossero stati Rom?
I Rom a volte sono violenti, aggressivi, depressi, stonati come lo siamo noi.

I Rom nascono Rom, e noi italiani ebeti che solo pochi mesi fa abbiamo ascoltato le intercettazioni nel teorema di Mafia Capitale dove "con gli immigrati si fanno molti più soldi che con la droga", se dobbiamo scegliere chi colpire tra la politica corrotta, la droga (che affossa i nostri giovani) e gli immigrati, da copione reprimiamo violentemente gli immigrati.

"Dal loro bambino che va all'asilo i genitori impareranno soltanto questa nozione; il bambino "disciplinato", il bambino "obbediente" servirà a rafforzare nei genitori la loro stessa obbedienza e passività di fronte al Mondo degli Ordini che scendono dall'alto", diceva Elvio Fachinelli
negli anni '80. Cosa è cambiato se non peggiorato?

Negli ultimi cinque o dieci anni si è spenta qualsiasi forma di ribellione sociale, paese rintronato dai dalla televisione e dalla pubblicità, sedotto per natura da chi sta sopra.
Le forme del vivere sociale sono confinate in una dimensione sempre più claustrofobica e tribale, fino alla asfissia.

La morte dello scambio umano, per un malinteso senso del progresso dettato dalla tecnologia piuttosto che dall'incontro con l'altro da sè che racchiude la possibilità dell'esperienza, quella formidabile frattura con l'esistente che ci consente di mantenere la continuità con l'immagine che abbiamo di noi, ma anche di poterla cambiare per creare e per sopravvivere.

La rappresentazione gattopardesca di ogni istanza sociale lì nasce e lì muore, dentro alla cancellazione di ogni principio di immedesimazione con un essere umano altro, che
abbia delle caratteristiche diverse da sè. Senza pensare mai a quanto per loro siamo estranei noi, a quanta paura avranno loro di noi.

La politica oggi si fa con il disprezzo e il bacino di utenze elettorali che offrono i Rom non è sostituibile, una clessidra sociale da girare al momento giusto.
Il capitale dalla omologazione feroce, indica il diverso come merce preziosa, droga il popolo che
attende solo di essere annientato.

I Rom come scarico eccellente della frustrazione del cittadino che viene travolto ogni giorno da una indigeribile mole di immagini e notizie di corruzione incallita, scandali politici, disastri ambientali, violenze e sfruttamento su minori da parte di cittadini italiani al di sopra di ogni sospetto.

Ma il Rom è come nessun altro, ci sta dentro come un urlo indecente.

Ultima modifica il Sabato, 30 Maggio 2015 14:07
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