Storie di mafia e storie di libertà

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MafieMarco Omizzolo, Zeroviolenza
4 giugno 2015

É intitolato "L'onere della prova. Stragi di mafia e politica" il nuovo libro di Davide Mattiello (Melampo editore), parlamentare del Partito Democratico e membro della Commissione Antimafia, contenente anche un saggio di Nando dalla Chiesa. Esponente storico di Libera, Mattiello è da sempre impegnato sui temi della lotta alle mafie e alle ingiustizie. E lo fa storicamente con coraggio, assumendosi la propria parte di responsabilità, senza timore di fare nomi e cognomi di coloro che hanno scelto la mafia come soprabito.

Come non teme di ricordare i nomi delle tante, troppe, vittime innocenti di mafia e i loro familiari. Donne e uomini che spesso cercano ancora giustizia, in un Paese in cui di ingiustizia si vive e si muore.

Il libro, lo riconosce lo stesso autore, non disvela verità ignote rispetto al complesso rapporto tra politica e mafia. Non scrive sentenze di condanna o di assoluzione. Ha invece il merito di rinsaldare un patto, innanzitutto un patto morale, ossia che le verità vanno cercate davvero, a partire dalle indagini condotte, dalle ricostruzioni plausibili, dai fatti reali, per evitare che tutto diventi malaffare e per consegnare alla giustizia, per sempre, i responsabili di una stagione, forse non terminata, di rapporti di potere e collaborazione tra pezzi deviati dello Stato e mafiosi. Merita di essere citato quanto Mattiello afferma relativamente alla mafia.

Egli offre una rappresentazione pulsante, viva, della mafia, declinata col quotidiano nel quale noi tutti viviamo. Da qui anche il dovere di ognuno di noi di prendere le distante dalle mafie e relativi comportamenti di cui possiamo essere protagonisti o spettatori. “La cultura di mafia - sostiene Mattiello - è quella del branco, della clientela, del “giro giusto”. La cultura che declina il potere alla maniera più atavica e semplice: nel rapporto di scambio protezione-ubbidienza. Una declinazione efficace ed efficiente, coerente con la velocità imposta dalla contemporaneità, dove la decisione subitanea è di per se stessa valorosa. È la cultura che incanta come il corpo sexy di una pop star, a giudicare dal successo delle più recenti e crude fiction televisive.

È il claim che accompagna sistematicamente il Made in Italy nel mondo. Una claim da spezzare, sconfiggere sul piano morale, economico, culturale. Il libro affronta molte storie di mafia, mafiosi e vittime, a partire dall'omicidio dell'On. Salvo Lima, avvenuto il 12 marzo del 1992. Una ricostruzione dettagliata tratta dall’ordinanza con la quale il Giudice per le Indagini Preliminari dott. Agostino Gristina, esaminata la richiesta del PM, dispone la custodia cautelare per i vertici di Cosa Nostra. Non un episodio, ma un evento che determina un cambio di passo, un nuovo capitolo ancora da indagare completamente, che chiama in causa soggetti e interessi che condizionavano e chissà ancora quanto condizionano la politica e la democrazia di questo paese.

Non a caso il libro lega in una narrazione sempre scorrevole nonostante il tema anche fatti recenti, come la visita che la delegazione della Commissione Antimafia, nell'estate scorsa, fece in Calabria, per rendere “onore a un morto e a un vivo”. Il primo ha il nome del giudice Antonino Scopelliti, ucciso dalla mafia il 9 agosto del 1991 a Piale di Campo Calabro, nel Comune di Villa San Giovanni. Qui le domande diventano pesanti e fredde come iceberg. Perché è stato ucciso il giudice Scopelliti? A chi ha giovato la sua barbara morte? Forse alla 'Ndrangheta, che così ha conquistato uno spazio insperato diventando più forte della mafia, indebolita dallo scontro frontale, quasi militare, con lo Stato?

La persona viva, invece e per fortuna, è il Maresciallo dei Carabinieri Andrea Marino, che il 6 luglio dello scorso anno ha denunciato l’infame inchino fatto fare alla Madonna davanti alla casa del boss della Piana di Gioia Tauro, Mazzagatti, durante l’ultima processione a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria. Un episodio che non deve evocare retoriche legate alle antiche usanze. Ad Oppido Mamertina è andata in scena invece una parte dell'Italia di oggi, la peggiore, senza dubbio. Quella dei servi sciocchi, dei pavidi, dei senza dignità pronti a chinare una statua, anche della Madonna, poi il capo, la schiena, gli occhi, fino ad inginocchiarsi dinnanzi al potente di turno, il boss o chiunque esso sia. L'Italia da sconfiggere. Si affronta, tra le altre vicende, anche l’inchiesta “Mondo di mezzo”, inchiesta sulla mafia romana, definita nel libro “l’ultima epifania di questo modo mafioso di stare al mondo”.

Una ricostruzione accurata che comprende almeno quattro soggetti: la mafia tradizionale (in particolare la ’Ndrangheta), l'estrema destra, imprenditori-faccendieri e politici corrotti, alcuni legati anche alla sinistra, tradendo una storia di lotta contro le mafie e il loro infame gioco di potere e di sangue. Leggerlo, a distanza di poco tempo da quei fatti, aiuta a ripercorrere in clima e un sistema che ha governato una parte della politica ed economia romana e non solo.

Merita infine di essere ricordato il caso dell'ex On. Amedeo Matacena, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Una storia ancora aperta, ben analizzata nel libro, densa di lati oscuri e ambigui, sui quali è indispensabile intervenire quanto prima, in primis riportando in Italia il condannato. Già il 25 settembre del 2013, ricorda Mattiello, le autorità italiane chiesero invano l’estradizione dell'imprenditore calabrese ed ex parlamentare di Forza Italia agli Emirati Arabi Uniti, dove risiede ancora oggi e da dove si sta godendo questa latitanza ipocrita e dorata. Una storia ancora da indagare e ricostruire nel dettaglio, per comprendere i vari protagonisti di una storia inquietante, fatta di poteri economici, politici e mafiosi che si intrecciano sino a fondersi.

Si potrebbe continuare con il caso dell’attentato fallito all’Addaura, con l’uccisione di Nino Agostino e Ida Castellucci, con la scomparsa di Emanuele Piazza, con l’omicidio di Claudio Domino e con il costante ritorno in scena di un soggetto che sembra eternamente presente in tutte le vicende di mafia e di politica più inquietanti. Un personaggio da alcuni definito “Faccia da Mostro”. Molto meglio è però leggere questo libro e soprattutto farlo leggere a quanti ritengono che tutti siano uguali e che nulla mai cambierà.

Distinguere invece vittime e carnefici, mafiosi e persone oneste, politici corrotti e collusi da quelli animati da nobili principi è invece di fondamentale importanza per salvaguardare questa democrazia e la nostra dignità.

Ultima modifica il Sabato, 06 Giugno 2015 08:32
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