Un anno di arresti di gay e transgender nel nuovo Egitto del generale Al Sisi

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Omofobia in EgittoViviana Mazza, La 27esima ora
5 giugno 2015

Due mesi fa, una corte del Cairo ha stabilito che gli stranieri, se omosessuali, possono essere espulsi dal Paese. Lo scorso dicembre, trentatré uomini sono stati arrestati per "depravazione" in un bagno turco dopo la denuncia di una giornalista televisiva, Mona Iraqi, che ha mandato in onda il blitz e li aveva accusati anche di diffondere l'Aids.
Il mese prima, otto persone erano state condannate a tre anni di carcere per “abituale depravazione” dopo essere apparse in un video che mostrerebbe un matrimonio gay su un’imbarcazione sul Nilo. Lo scorso maggio, il sito Youm7 ha pubblicato le foto di un blitz contro i transgender. E’ stato un anno di scandali legati all’omosessualità in Egitto.

Tutto questo accade in un momento in cui non c’è al potere la Fratellanza Musulmana ma il generale Al Sisi, che critica l’estremismo islamico. Un paradosso? Ne abbiamo parlato con Serena Tolino, ricercatrice dell’Università di Zurigo, esperta di studi di genere, sessualità e diritto islamico e autrice del libro “Atti omosessuali e omosessualità fra diritto islamico e diritto positivo” (Edizioni Scientifiche Italiane).

C’è un’attenzione alta sulla questione dell’omosessualità in questo periodo, il che fa parte di un contesto piuttosto drammatico sui diritti umani, civili e politici in Egitto. In realtà, comunque, il caso più noto di arresti per omosessualità risale al 2001, sotto Mubarak. Allora era una strategia del regime per dimostrare che si preoccupava della moralità e dell’islamicità dell’Egitto in un periodo in cui i Fratelli Musulmani iniziavano ad avere una certa rilevanza politica. A maggior ragione oggi, poiché l’ex presidente Morsi e la Fratellanza sono stati tolti dal panorama politico in maniera così violenta , il regime di Al Sisi in questo modo si legittimizza anche da un punto di vista morale e religioso.

Ed ecco quattro cose da sapere:

1) La legge. Gli uomini processati per atti omosessuali vengono di solito accusati di aver praticato “prostituzione maschile” in base non al diritto islamico ma alle norme di una legge coloniale francese (del 1961) poiché in Egitto non ci sono leggi che esplicitamente puniscano l’omosessualità o i rapporti omosessuali. Gli interpreti della legge hanno interesse a punire gli atti omosessuali e dunque la forzano per finalità per le quali non era stata concepita. (Una relazione  omosessuale stabile tra due uomini che si amano non dovrebbe essere oggetto di criminalizzazione in quanto l’elemento del “vendersi in modo indiscriminato” non c’è). In questo non si rifanno al diritto islamico in quanto tale, che non trova comunque applicazione a livello penale in Egitto, quanto piuttosto ad esso come sistema di riferimento valoriale. Cosa prevede il diritto islamico? Nel discorso giuridico islamico si incontra il termine liwat, sodomia. Le punizioni possono essere diverse, a seconda delle diverse scuole giuridiche (lapidare, bruciare, frustare…): tutto questo pur non trovando applicazione penale, contribuisce comunque a creare un discorso dominante in cui l’omosessualità è una perversione, un crimine o una malattia da cui bisogna pregare di guarire per ottenere il perdono divino.

2) Possiamo parlare di identità omosessuale in Medio Oriente?  Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo, sono cresciuti i movimenti internazionali per la difesa degli omosessuali nei Paesi arabo-islamici. E’ in questo periodo che si è diffuso anche in questi Paesi il concetto di omosessualità come “identità” sessuale (con gruppi che cercano anche di conciliare il concetto di omosessualità e quello di Islam). Tolino spiega che è questo il momento in cui si è creata anche una forte reazione dei religiosi e dei tradizionalisti, che hanno cercato di opporsi creando un discorso anti-omosessualità. Insomma, fino ad allora, ciò che era stato criticato (anche nel diritto islamico) erano gli atti omosessuali (liwat) e  non l’omosessualità. L’omosessualità come identità è diventata parte del discorso (anche religioso) solo di recente. Gli avvocati difensori comunque evitano di difendere i propri imputati sulla base della tutela dei diritti umani, per via della reazione di disappunto che questo provoca da parte dei giudici.

3) L’omosessualità viene vista sempre come un fattore esterno. “Nel mio libro parlo di teoria dell’importazione – ci spiega Tolino -. Tanto nelle fatwa (le opinioni religiose degli esperti di diritto islamico) quanto nelle sentenze, vi è una rappresentazione dell’omosessualità come elemento esogeno. Mentre guardando al passato il responsabile dell’importazione dell’omosessualità era visto come la Persia oppure la Grecia antica, ora invece il responsabile è l’Occidente oppure Israele, cioè l’altro per eccellenza”.

4) E le donne? In Egitto non ci sono mai state donne punite per rapporti omosessuali. La legge contro la prostituzione punisce sia “l’uomo che vende il suo onore agli altri uomini in modo indiscriminato”, che la donna che “vende il suo onore ad altri uomini in modo indiscriminato”: dunque non a un’altra donna.  Anche nel diritto islamico, l’omosessualità femminile, per quanto condannata, è comunque trattata con una relativa indulgenza e, come ha scritto Abdelwahab Boudhiba nel suo “La sexualité en Islam”:  ”le donne che la praticano rischiano rimproveri simili a quelli della masturbazione, della zoofilia e della necrofilia”.” Insomma: “Un rapporto sessuale, anche se considerato contro natura perché non eterosessuale, può ancora essere tollerato -spiega Tolino – finché non entra in gioco la penetrazione, simbolo assoluto del potere maschile sul femminile. Ovvero finché non vengono messe in discussione le strutture di potere”.
Ultima modifica il Venerdì, 05 Giugno 2015 08:05
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