Arabia Saudita, confermata la condanna: mille frustate in 20 settimane al blogger dissidente

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La Repubblica
09 06 2015

A nulla sono servite le proteste in tutto il mondo. La corte suprema saudita ha confermato la sentenza di mille frustate e 10 anni di prigione per il blogger Raif Badawi, condannato per aver "offeso l'Islam". Ensaf Haidar, moglie di Raif - scrive la BBC online - ha riferito che la decisione è irrevocabile, sebbene altre fonti sostengano che, a questo punto, un perdono reale (difficile valutare quanto probabile) potrebbe salvarlo.

L'accusa di apostasia. Ideatore del sito Free Saudi Linerals, nato per dibattere sul ruolo della prigione nel regno saudita, Badawi venne arrestato nel giugno del 2012. Fu accusato inizialmente di aver insultato l'Islam attraverso il web. Poi, il 17 dicembre dello stesso anno, un giudice lo deferì ad una corte di grado superiore, raccomandandosi di giudicarlo per apostasia, un reato che comporta automaticamente l'applicazione della pena capitale, così come la blasfemia.

La scure della giustizia wahabita. Si ha a che fare, insomma, con la giurisprudenza wahabita, vale a dire con la frangia della comunità sunnita ultraconservatrice, austera, che ha dominato la Penisola Arabica per oltre 2 secoli e che regola i rapporti nel regno Saudita. Un complesso di norme che interpreta in modo estremamente rigido l'islam sunnita e insiste su un'interpretazione rigorosa e intransigente del Corano. Tutto parte dal principio secondo il quale tutti coloro che non praticano l'Islam secondo le modalità indicate siano pagani e nemici dell'Islam. A nulla servono le critiche e gli appelli del resto del mondo musulmano, il quale ricorda come da una linea di pensiero simile siano nate le formazioni più violente e sanguinose, Stato Islamico compreso.

Le prime 50 frustate. Trascorso poco meno di un anno, venne condannato a 7 anni e a 600 frustate. Successivamente la pena venne aumentata a 10 anni di reclusione e a mille colpi di frusta, oltre ad una multa di un milione di Rial sauditi (circa 267.000 dollari). A gennaio di quest'anno ricevette i primi 50 colpi. Un supplizio - riferì in quella occasione Amnesty International che prese a cuore la sua vicenda - che si svolse davanti ad una folla di normali cittadini e agenti dei servizi di sicurezza. Portato in catena davanti alla mosche al Jafari dopo la preghiera collettiva del venerdì,Badawi ricevette una prima dose di punizioni corporali.

Uno stillicidio in 20 settimane. Il totale delle frustate Dovrebbe essergli inflitto in un arco temporale di 20 settimane. A metà gennaio avrebbe dovuto ricevere una seconda sessione di frustate, ma Badawi venne trasferito nella sua cella alla clinica del carcere per un controllo. Il medico verificò che la lacerazioni causate dai coli ricevuti il 9 gennaio non si erano ancora cicatrizzate e che il detenuto non avrebbe potuto sopportare un'ulteriore serie di colpi. Il medico raccomandò così un rinvio di almeno una settimana.

L'appello di 18 Premi Nobel. Poco dopo scereso in campo 18 Premi Nobel che lanciarono un appello agli accademici sauditi affinché facessero sentire la loro voce contro la condanna e il 22 gennaio le autorità rinviarono la fustigazione dper la seconda volta per motivi di salute, su indicazione di una commissione medica. Nei mesi successivi prese vita una sorprendente mobilitazione internazionale, sostenuta da intellettuali e organizzazioni umanitarie, ma anche da alcuni paesi, come gli Stati Uniti, con manifestazioni di solidarietà nei confronti di Badawi. Riad espresse "sorpresa e sconcerto" e respinse qualsiasi tipo di interferenza da parte dei paesi stranieri nei propri affari interni. Oggi, la decisione della corte suprema saudita sembra allontanare sempre più la liberazione di Badawi.

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