L'amicizia è la forza che trasforma la disperazione

AmiciziaFranco Berardi "Bifo", Zeroviolenza
20 giugno 2015

La I parte è stata pubblicata il 19 giugno

La mia interpretazione delle parole di Francesco può apparire blasfema ma non è incongrua: Dio non è qui per occuparsi delle nostre guerre, dell’inquinamento del pianeta, dello sfruttamento e della precarietà del lavoro. Forse è occupato in qualcosa di più urgente, chi può saperlo.

Comunque dobbiamo fare senza il suo aiuto. Di conseguenza dobbiamo abbandonare la speranza, di cui pure Francesco parla, ma in modo a mio parere meno convincente, citando alcuni versi della Turandot.

“Nella cupa notte vola un fantasma iridescente. / Sale e spiega l’ale / sulla nera infinita umanità. / Tutto il mondo l’invoca / e tutto il mondo l’implora. / Ma il fantasma sparisce con l’aurora / per rinascere nel cuore. / Ed ogni notte nasce / ed ogni giorno muore!"

Sono versi che rivelano il desiderio di una speranza che qui però è fantasma iridescente e che sparisce con l’aurora. Ecco, la speranza cristiana non è un fantasma e non inganna. È una virtù teologale e dunque, in definitiva, un regalo di Dio che non si può ridurre all’ottimismo, che è solamente umano. Dio non defrauda la speranza, non può rinnegare se stesso. Dio è tutto promessa.

In queste parole (e nella citazione pucciniana) Bergoglio sta facendo un elogio dell’illusione, dell’atto di significazione che si fonda sull’amicizia. Non un elogio della speranza. Ci dice proprio che la speranza è stupida se speriamo che quel che speriamo diventi realtà. Dio infatti è tutto promessa, non verità. Eppure il fantasma che sparisce con l’aurora rimane nel cuore come una presenza vivificante, come allegria, come gioia dell’incontro, come amicizia.

In un affascinante testo intitolato Franciscus under a bright red star (pubblicato in The White Review, numero 13) Federico Campagna paragona l’azione del Papa eletto nel 2013 con l’azione di Giulio secondo, il Papa “vestito in armi,il pontefice guerriero che ha passato la vita a combattere per respingere i barbari all’inizio del sedicesimo secolo. Campagna propone una interpretazione politica del messaggio di Francesco, che chiama a raccolta i no global e i centri sociali, che ripete la condanna dell’egoismo capitalista, e punta a raccogliere consenso in quella parte della popolazione mondiale che non ha più alcuna rappresentanza politica dopo il crollo del comunismo.

Io non nego che che la predicazione di Francesco abbia intenzioni politiche ed effetti politici, ma non credo che questo sia il messaggio pià importante di quest’uomo. La cosa più importante a mio parere sta nell’idea che Cristo non è venuto sulla terra per imporre la giustizia, ma per predicare l’amicizia e la compassione. Come Gautama Siddharta, del resto, che similmente parla di Grande Compassione come unico modo per armonizzare il destino singolare e il gioco cosmico.

Nel settembre del 1978 un Papa chiamato Albino Luciani dichiarò che “Dio è più madre che padre.”
Poche settimane dopo questa scandalosa affermazione morì. Dicendo che Cristo è amore misericordioso più che severa verità, Bergoglio sta ripetendo lo stesso concetto di Luciani con parole diverse.
L’attenzione materna alla fragilità delle creature è l’idea che Francesco sottolinea parlando di misericordia, in opposizione all’ossessione paterna sulla legge.

Ovviamente possiamo e dobbiamo leggere questo messaggio in termini politici: i Cristiani sono massacrati in molti paesi per la loro appartenenza religiosa, eppure Francesco non sta invitando alla Crociata, anzi ha ripetutamente condannato le potenze occidentali per il loro comportamento aggressivo contro l’Islam.
Ovviamente possiamo leggere questo messaggio di misericordia nel contesto della violenza finanziaria che sta distruggendo la vita e il futuro del popolo greco e non solo del popolo greco.

Ovviamente possiamo leggere il messaggio di Francesco in rapporto con l’egoismo dei paesi europei che rifiutano i migranti che stanno fuggendo da paesi come la Siria e l’Iraq e l’Afghanistan, che sono stati spinti in un abisso proprio dalla guerra infinita che l’Occidente ha scatenato.

Dato che non mi aspetto la redenzione dalla vita futura, penso che la disperazione sia la sola posizione intellettuale adeguata al nostro tempo. Ma penso al contempo che disperazione e gioia non siano inconciliabili, dato che la disperazione è un modo di essere della mente intellettuale mentre la gioia è il modo di essere della mente incarnata.

L’amicizia è la forza che trasforma la disperazione in gioia. Questa è la lezione che ricevo dall’uomo che è venuto dalla fine del mondo.


Ultima modifica il Lunedì, 22 Giugno 2015 07:41
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